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Potenza verso il ballottaggio: l'analisi del voto

Blasi: «Vi spiego perché a Potenza c'è un rischio deficit di democrazia senza precedenti»

«Governare con il 20 per cento del consenso, circa settemila voti, complessivi, la città di Potenza si tradurrebbe in una dittatura della minoranza»

Comunali a Potenza, la prima proiezione Rai dà Guarente al 46,7 e Tramutoli al 25,9

Tramutoli e Guarente

Non è facile liberarsi dalle appartenenze politiche per esprimere un giudizio tecnico sull’applicazione delle norme elettorali. Spesso non ci riesce neppure una parte, per fortuna non tutta, della magistratura. Figurarsi noi. Ma proprio perché ho letto alcune indicazioni, venute da
esponenti della sinistra potentina, sul senso e l’interpretazione di una sentenza del Consiglio di Stato, mi
preme specificare, da legislatore di lungo corso, che quella sentenza si riferisce solo ad uno degli aspetti temporali dell’applicazione della legge elettorale sulla elezione diretta dei sindaci. Essa fa esplicito riferimento alla mancata attribuzione del premio di maggioranza alla lista o coalizione di liste che pur superando il coefficiente del 50 per cento al primo turno di voto non lo superino per effetto
di un ricalcolo basato, non sulle schede che addizionano il voto delle liste, ma sulla sommatoria dei voti a sindaco. Come noto le liste che hanno sostenuto Tramutoli hanno ottenuto all’incirca il 20 per cento del consenso complessivo. Parliamo di circa 7.000 voti su due liste. Al contrario le sei liste a sostegno di Mario Guarente hanno ottenuto più di 19.000 voti per un consenso superiore al 50 per cento. Per intenderci secondo l’interpretazione legata a questa ormai famigerata sentenza del Consiglio di Stato, due liste che hanno ottenuto intorno al 20 per cento del consenso, se vincesse Tremutoli, sarebbero portate, con un premio di maggioranza del 40 (quatanta!) al 60 per cento dei seggi
nel prossimo consiglio comunale. Una cosa abnorme. Un deficit di democrazia senza precedenti. Ma anche un mancato rispetto delle ultime sentenze della Corte Costituzionale in materia elettorale.
Voglio infatti soffermarmi su un aspetto irrinunciabile della questione che è quello dei pareri espressi ultimamente dalla Suprema Corte. Infatti, la Corte Costituzionale, cassando una parte del così detto “Porcellum” (2014), ma si leggano anche la sentenza sull’Italicum (2017), ed il
relativo e corposo dibattito fra costituzionalisti, ha chiarito che “in nessun caso è possibile attribuire un eccesso di premio di maggioranza”, essendo questo Istituto direttamente collegato a due principi: La governabilità e l’espressione del voto popolare. Il premio è inteso come equilibrato e giusto se contenuto. Arterebbe il senso della rappresentanza se fosse applicato in maniera esagerata ed
indiscriminata.
La Corte sostiene che è attribuibile un premio di maggioranza solo per la coalizione di liste o la singola lista che superi almeno il 40 per cento dei voti. Tutta la stampa di sinistra si indirizzò su un dibattito molto acceso legato all’esubero di premio di maggioranza e alla sua incostituzionalità. Basta sfogliare giornali come Repubblica, Il Manifesto (di allora) per averne contezza. Dunque, le liste di Tramutoli hanno raccolto il 20 per cento del consenso elettorale, in nessun caso – sarebbe
irrimediabilmente anticostituzionale - esse potrebbero ottenere il 60 per cento dei seggi.
Si violerebbe indelebilmente il principio di sovranità popolare, legato al secondo comma dell’art. 1 della
Costituzione. La sovranità elettorale del popolo deve restare intangibile. Governare con il 20 per cento del consenso, circa settemila voti, complessivi, la città di Potenza si tradurrebbe in una dittatura della minoranza. Sarebbe inaccettabile sia per principio costituzionale che per buon senso.
Il sistema elettorale è, peraltro, di tipo proporzionale con eventuale correttivo maggioritario, ma non è possibile che tale correttivo possa snaturare l’impianto proporzionale della disposizione specifica. D’altro canto, non avrebbe avuto senso logico prevedere una disciplina diversa tra i Comuni al di sotto dei quindicimila abitanti e i comuni al di sopra dei quindicimila. Solo per i Comuni minori è previsto
un sistema maggioritario. Nei comuni maggiori rimane ferma la centralità del Consiglio comunale, sicché la sua rappresentatività come espressione del voto popolare non può essere distorta con interpretazioni strumentali che configgono con la disciplina legislativa.

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