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O' Rangio che pizzica e mozzica, il sound della Terra di mezzo

Calanchi ed etnopop: Renanera 2.0

Il nuovo lavoro dai suoni ancestrali in una versione innovativa ed originale

Calanchi ed etnopop: Renanera 2.0

È interessante la chiave identitaria che i Renanera mi raccontano della loro Lucania musicale, una terra di mezzo tra la tarantella e la taranta, tra Campania e Puglia che, sebbene separata dai Alburni e dalle valli aride del Bradano e del Basento, alla fine si contamina, rielabora, assimila e produce un sound originale, un eco tipicamente lucano che marca un territorio

Ci sono luoghi che ritornano nella mia vita, uno di questi è il porto di Portici, 'O Granatiello, ogni tanto spunta fuori anche nei momenti più impensabili e con gli agganci più improbabili, mi spiego.

Aspetto i Renanera a Potenza per fare due chiacchiere e una intervista da cui trarre questo articolo, parlandone a pranzo da mia figlia Giulia, a cui ho fatto ascoltare la loro musica, mi viene suggerita la prima domanda, la più semplice e immediata: ma perché Renanera?

Ed è così che parte la mia chiacchierata con Antonio Deodati e Unaderosa, fatta sotto i portici del Campus Universitario a Potenza; Renanera è il titolo di una canzone di Marcello Coleman, artista italo-americano dello scenario campano, che nel 1995 ha scritto questa canzone che racconta lo scenario dell'eruzione del Vesuvio vista dal Granatello, il porto di Portici e, mentre loro due raccontano, la mia mente vola lontano

Unaderosa

Me la ricordo quella spiaggia, nera, di pomici e di ceneri vulcaniche, sottile, che ti accarezza i piedi soffice quando ci cammini sopra e che pure quando sei davanti al mare ti ricorda che sotto di te, in profondità, arde un fuoco che aspetta di tornare in superficie.

Antonio Deodati mi dice che proprio a 'O Granatiello hanno girato con Coleman un videoclip per il nuovo disco che verrà pubblicato a breve, mi raccontano questo rapporto artistico nato con l'artista napoletano e la sorpresa di scoprire una facilità di rapporto artistico e personale.

Una chiacchierata trasversale quella che faccio sulle panchine del Campus con due dei componenti dei Renanera, parliamo del loro lavoro, di quello che è stato e di quello che sarà, una mistura di musica popolare e elettronica, una rielaborazione di antico e nuovo che è espressa plasticamente dal loro logo che è una via di mezzo tra una spirale e un microchip, una proposta musicale tra Etno-pop e Word-Electro che si adagia robustamente su registri popolari rielaborandoli in maniera originale, adattando la metrica e la melodia alla scala musicale minore, alla ricerca di una modalità nuova di espressione.

È interessante la chiave identitaria che i Renanera mi raccontano della loro Lucania musicale, una terra di mezzo tra la tarantella e la taranta, tra Campania e Puglia che, sebbene separata dai Alburni e dalle valli aride del Bradano e del Basento, alla fine si contamina, rielabora, assimila e produce un sound originale, un eco tipicamente lucano che marca un territorio.

Mi sembra una lettura assai interessante che, peraltro, mi richiama discorsi simili fatti relativamente ai dialetti lucani e tutto diventa collegato, la musica, le parole, l'occasione che ci vede insieme data dal Progetto Alba che da Unibas studia le particolarità dei dialetti lucani.

Mentre nell'aula Leonardo gli strumenti si vanno allestendo e i tecnici montano le luci per l'esibizione, Antonio e Una mi raccontano del nuovo disco, partendo da 'O Rangio il cui video in anteprima è già visibile sul social network a supporto della votazione per il contest di accesso al Concertone del Primo maggio (mi raccomando votate eh?). (per votare http://www.1mnext.it/index.php/gli-artisti/83-renanera )

Tutto parte da un gioco per bambini, 'O Rangio che solletica e pizzica, uno scherzo per bimbi che si trasforma in un testo suonato su una base musicale tra pizzica e tarantella, che parte da una ricerca musicologica e si trasforma, si mescola, si contamina e diventa qualcosa di nuovo e di originale.

E anche lì l'ambientazione sorprende, io che avevo ascoltato il brano in anteprima, vi garantisco molto, molto bello, mi aspettavo una sceneggiatura tra fuochi e balli di taranta e invece no, l'ambientazione è word-electro, essenziale, dominata dal bianco e dai ballerini.

Antonio Deodati e Vittorio De Scalzi

Renanera 2.0, è il titolo del nuovo album che i Renanera stanno preparando, tante collaborazioni anche importanti da Ciccio Merolla al mitico Vittorio De Scalzi, un nuovo passo in avanti in un progetto che elabora, modifica, rigenera tradizioni e suoni ancestrali riproponendoli in una chiave originalissima.

Ma basta chiacchiere, un progetto musicale è musica, non si racconta, si ascolta, ed è in un aula dell'Unibas che i Renanera propongono il loro particolare mix di musica etnica ed elettronica, non c'è il bravo Erminio Truncellito, e Unaderosa deve fare un gran lavoro per reggere da sola il ruolo di frontwoman del gruppo, peraltro riuscendoci benissimo, bella presenza scenica e giusta dose di grinta e di grazia femminile.

La musica mi cattura, faccio fatica a stare fermo, davvero no, non si può fare un concerto in un aula, la gente adda abballà, e ascoltare i Renanera seduto nel banchetto mi procura momenti di sofferenza autentica, senza nulla togliere alla piacevolezza di quello che ascolto.

Mi piace molto raccontare questo pezzo di Basilicata che canta, che innova, che cambia senza dimenticare, l'espressione di un territorio che no, non è immutabile, che cambia nel tempo come il corso dei fiumi, come i profili delle montagne o della valli, una Basilicata 2.0 che nei Renanera ha certamente una delle sue espressioni musicali di punta.

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