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L' eredità immortale di Rudolf Nureyev

Il "Tartaro Volante" che Danzava con il Fuoco

Il "Tartaro Volante" che Danzava con il Fuoco

Avrebbe compiuto 88 anni il 17 marzo, Rudolf Nureyev. È difficile, quasi impossibile, immaginarlo vecchio, curvo, con la forza dei balzi attenuata dal tempo. Per il mondo intero, e per la storia della danza, Nureyev rimane cristallizzato nell'immagine del "Tartaro Volante": una forza della natura, un'esplosione di energia felina e magnetismo ferino che ha rivoluzionato il balletto del XX secolo. Nato nel 1938 su un treno della Transiberiana, vicino a Irkutsk, Nureyev sembrava destinato a una vita di confini, geografici e culturali. Ma il destino, o forse la sua stessa indomabile volontà, aveva altri piani. Fin da bambino, in Bashkiria, la danza fu la sua fuga, la sua lingua, il suo modo di gridare al mondo la sua esistenza. La sua formazione fu rapida e intensa, culminando nella prestigiosa Accademia Vaganova di Leningrado (oggi San Pietroburgo), dove il suo talento grezzo e la sua tecnica prodigiosa non passarono inosservati. Il punto di svolta, il momento che definì la sua vita e scosse il mondo della Guerra Fredda, avvenne a Parigi nel 1961. Durante una tournée del Balletto Kirov, il giovane Nureyev, sorvegliato stretto dal KGB, scelse la libertà. Il suo "salto verso l'Occidente" all'aeroporto di Le Bourget non fu solo un atto politico, ma un'affermazione di autonomia artistica e personale. Chiese asilo politico alla Francia, rompendo i legami con la sua patria e la sua famiglia, per inseguire un sogno che solo oltre la Cortina di Ferro poteva realizzarsi appieno. Quell'atto di ribellione accese una stella polare nel firmamento della danza. Nureyev non si limitò a ballare: divenne la danza. Il suo stile era una sintesi rivoluzionaria, la rigorosa tecnica accademica russa fusa con un'espressività drammatica e una fisicità quasi animalesca, fino ad allora inedite nel balletto classico maschile. Non era più solo un partner che sollevava la ballerina, era un protagonista assoluto, capace di catalizzare l'attenzione su di sé con ogni gesto, ogni sguardo, ogni salto che sembrava sfidare le leggi della gravità. Il suo incontro con Margot Fonteyn, l'étoile del Royal Ballet di Londra, fu uno dei sodalizi artistici più celebri e fecondi del secolo. Nonostante la differenza d'età (lei era di 19 anni più anziana), la loro intesa fu immediata e magica. Insieme, trasformarono i grandi classici, Il Lago dei Cigni, Giselle, Romeo e Giulietta, in narrazioni viscerali di passione e tragedia, incantando il pubblico di tutto il mondo. Fonteyn trovò in Nureyev una nuova giovinezza artistica; Nureyev trovò in Fonteyn la partner ideale per la sua foga espressiva. Ma l'eredità di Nureyev va oltre le sue interpretazioni leggendarie. Fu un coreografo innovativo, reinterpretando i classici con una sensibilità moderna e un'attenzione maniacale ai dettagli psicologici dei personaggi. La sua versione del Lago dei Cigni per il Balletto dell'Opéra di Parigi, di cui fu direttore dal 1983 al 1989, è considerata un capolavoro di scavo coreografico,  capace di evidenziare le tensioni omoerotiche e le fragilità del principe Siegfried. Come direttore, fu un mentore severo ma devoto, scoprendo e coltivando talenti come Manuel Legris, Laurent Hilaire e Sylvie Guillem, che avrebbero segnato la generazione successiva. Il suo carisma travalicava il palcoscenico. Nureyev era una celebrità globale, un'icona di stile e di ribellione, frequentatore del jet set internazionale e amico di personalità come Jackie Kennedy e Andy Warhol. Dietro l'immagine pubblica c'era un uomo complesso, spesso descritto come arrogante, esigente, tormentato dalla sua stessa ambizione e dalla solitudine dell'esilio. La sua omosessualità, vissuta con orgoglio ma anche con la discrezione richiesta dai tempi, fu un altro elemento della sua complessa identità. L'ombra dell'AIDS si abbatté su di lui negli anni '80. Nonostante la malattia, Nureyev continuò a lavorare con una determinazione feroce, ballando finché le forze glielo permisero e dedicandosi alla coreografia e alla direzione con un'intensità quasi disperata. La sua ultima apparizione pubblica, nel 1992, per la prima della sua produzione della Bayadère all'Opéra di Parigi, fu un momento di commozione universale: un genio consumato dalla malattia, ma ancora capace di infondere vita e bellezza nella sua arte. Morì nel 1993, a soli 54 anni, lasciando un vuoto incolmabile. Nel giorno del suo 88° compleanno, ricordiamo non solo il "Tartaro Volante" che incantava con i suoi balzi, ma l'uomo che ha sfidato i confini della politica, della società e dell'arte per vivere secondo le sue regole. La sua eredità vive in ogni ballerino che sale sul palcoscenico con la sua stessa passione ardente, in ogni coreografo che osa reinterpretare i classici, e in ogni spettatore che, guardando una vecchia registrazione delle sue performance, sente ancora quel fuoco, quell'energia, quell'emozione pura che solo Rudolf Nureyev sapeva trasmettere. La sua danza era un inno alla libertà, e quella libertà, come la sua arte, è immortale.

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