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«Così il referendum può cambiare la giustizia»: le ragioni del Sì di Pasquale Pepe

«Così il referendum può cambiare la giustizia»: le ragioni del Sì di Pasquale Pepe
In Basilicata, tra il dibattito sul referendum per la riforma della giustizia e i risultati delle recenti elezioni provinciali a Potenza, il panorama politico si fa sempre più interessante. Ne parliamo con Pasquale Pepe, avvocato, commissario regionale della Lega, vicepresidente della Regione e assessore con delega alle Infrastrutture, Reti idriche e Protezione Civile, per capire il significato politico e istituzionale di questi eventi, il clima del confronto pubblico e le prospettive per il partito sul territorio.
 
Partiamo dalla sua esperienza professionale: chi vive le aule di un tribunale quali criticità più evidenti ravvede nell'odierno sistema giudiziario che il referendum punta ad affrontare, aggiornare e modificare?
 
«La criticità principale riguarda la parità tra le parti, ovvero tra accusa e difesa. Nel processo accusatorio, questa parità dovrebbe essere ovviamente garantita, ma nella pratica non è così. Come noto esiste un filo conduttore tra pubblica accusa e giudice: gli stessi magistrati seguono uguali percorsi, le funzioni possono essere interscambiate e in alcuni contesti vi è anche una coabitazione fisica negli stessi uffici. Questo, per ovvie ragioni, rende difficile avere un giudice realmente terzo, autonomo e indipendente, con un rischio concreto di squilibrio nel processo. Ad oggi è fondamentale prevedere una separazione chiara delle carriere, così da garantire una vera parità tra difesa e accusa, sia in aula sia nel funzionamento complessivo della giustizia. Si tratta di una riforma necessaria per il nostro sistema giudiziario».
 
Lei oltre ad essere un avvocato oggi ricopre un importante incarico istituzionale in Regione. Dal suo osservatorio, quanto una giustizia più efficiente e snella può incidere sulla credibilità delle istituzioni ma anche e soprattutto sull’attrattività dei territori, per esempio sul piano degli investimenti e dello sviluppo?
 
«Il potere giudiziario è e sarà autonomo e indipendente: chi afferma il contrario, sostenendo un suo assoggettamento all’esecutivo, dice il falso. Tuttavia, quando la magistratura subisce condizionamenti da correnti interne e da influenze politiche, la sua credibilità ne risente e di conseguenza anche quella del Paese. Ci sono due aspetti principali da considerare. Il primo riguarda l’influenza politica diretta o indiretta: se un magistrato è eletto in un organismo che giudica le carriere di altri magistrati, deve rispondere ai propri elettori più che alla legge o alla coscienza, e questo genera una grande stortura costituzionale. Il secondo riguarda la responsabilità dei magistrati, è notizia recente che quasi la totalità dei magistrati viene promossa, la realtà dei fatti evidenzia, però, dei problemi: ingiuste detenzioni, ingiuste condanne almeno nella prima fase dei procedimenti e ingenti risarcimenti per ingiusta detenzione. È chiaro che qualcosa non funzioni a monte. Ovviamente bisogna potenziare le cancellerie e gli uffici, ma il sistema complessivo in questo scenario non favorisce chi vuole investire nel nostro territorio, avere la certezza di una giustizia rapida ed efficiente è una leva fondamentale per lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese».
 
La Lega negli anni ha spesso contestato anche con manifestazioni pubbliche alcune decisioni e azioni della magistratura ritenute "politicizzate". Il leader del partito Matteo Salvini è stato protagonista di vicende giudiziarie molto discusse e sicuramente molto mediatiche. In questo contesto il referendum per riformare la giustizia nasce anche da una stagione di scontri e tensioni tra politica e magistratura?
 
«Una parte, fortunatamente minoritaria della magistratura italiana, è politicizzata. Questo è evidente e sotto gli occhi di tutti. Lo abbiamo visto con i processi che hanno coinvolto Silvio Berlusconi. Lo abbiamo visto con Matteo Salvini in un processo che ha comportato un notevole spreco di risorse pubbliche e un enorme dispendio di energie, scioltosi come neve al sole. Non sono solito fare riferimenti a Palamara, ma è noto che lo stesso Palamara aveva evidenziato come, nel contesto delle politiche migratorie, alcuni magistrati avessero come obiettivo unicamente Matteo Salvini, ministro dell'Interno all’epoca al 34% di consenso. Non dimentichiamo che questa riforma della giustizia è stata inserita nei programmi elettorali di diversi schieramenti: da Berlusconi, che ha provato a portarla avanti nel limite di difficoltà oggettive, al centrosinistra, che oggi ne fa oggetto di strumentalizzazioni parlando di presunto assoggettamento del potere giudiziario all’esecutivo. Anche molti magistrati che in passato avevano espresso opinioni favorevoli al sorteggio oggi hanno cambiato idea per motivi ideologici legati all’opposizione al governo di centrodestra. Ritengo che l’unico approccio intellettualmente onesto sia quello della parte favorevole al Sì che discute nel merito della riforma valutandone i contenuti e le ragioni concrete. Il tema è complesso e tecnico, ma la riforma è necessaria per il Paese e per aggiornare una materia che già molti, incluso il PD, avevano inserito nei propri programmi. Ci sono però esempi aberranti di alcuni magistrati con affermazioni secondo cui i delinquenti voteranno Sì o interpretazioni per le quali bisognerebbe provare l’innocenza anziché la colpevolezza. Sono queste le posizioni che snaturano la Costituzione: i nostri Padri Costituenti, persone sagge, hanno voluto rendere alcune parti della carta costituzionale intoccabili, mentre altre possono essere aggiornate sulla base dei cambiamenti storici, sociali e delle esigenze del Paese. Va sottolineato e mi preme ribadirlo che la stragrande maggioranza dei magistrati è composta da ottimi professionisti del diritto, persone scrupolose e attente, abituate al sacrificio, che operano in territori complessi e che rappresentano un avamposto di legalità e sicurezza. Purtroppo, come in ogni settore, una minoranza non rispetta questi principi e ciò contribuisce ad alimentare problemi e sfiducia nel sistema. Un sistema essenziale perchè determina le sorti delle persone».
 
Il Presidente della Repubblica ha invitato le forze politiche ad abbassare i toni nel confronto pubblico in vista degli appuntamenti elettorali e referendari. Condivide questo richiamo?
 
«Condivido pienamente il richiamo del Capo dello Stato: il dibattito sul referendum deve essere affrontato in modo corretto, puntuale e coerente. La riforma mira a garantire un giudice realmente terzo attraverso la separazione delle carriere, una magistratura libera e indipendente con il sorteggio e la responsabilità del magistrato, là dove accertata, come avviene per tutti i funzionari della Pubblica Amministrazione. La tenuta del governo non c’entra nulla. Diversamente da quanto accaduto con il governo Renzi, questo referendum non è stato personificato né politicizzato. Si tratta di una riforma a favore del Paese, per cui è necessario votare Sì».
 
Passiamo alle elezioni provinciali di Potenza. La Lega ha ottenuto un risultato molto significativo con due eletti, segnale di un partito in crescita sul territorio. Che valore politico attribuisce a questo risultato?
 
«Si tratta di un percorso in crescita che dura ormai da un anno. Partendo dalle elezioni comunali di Matera, passando per Tolve, fino alle provinciali di Matera, da zero a due consiglieri. Alle provinciali di Potenza abbiamo confermato i nostri due consiglieri in un contesto molto difficile, superando i nostri alleati di centrodestra. Il trend è chiaramente positivo. A questo va aggiunto un buon numero di adesioni, sia da parte di cittadini senza incarichi elettivi, sia da parte di amministratori locali come Palazzo San Gervasio, Maschito, Montalbano Jonico e Scanzano J. La Lega in Basilicata è in ottima salute e stiamo lavorando per migliorare e potenziare ulteriormente la struttura sul territorio. Il risultato è anche il frutto del buon governo che siamo in grado di esprimere e mettere in campo negli enti in cui amministriamo, sia a livello locale sia in Regione Basilicata. I cittadini stanno ricevendo risposte concrete e questo si riflette positivamente sul dato politico. La partita non è chiusa, il nostro impegno continua: puntiamo a nuovi traguardi, guardando alle prossime elezioni amministrative e alle politiche del 2027. Ovviamente la Basilicata merita risposte importanti, da assessore sto seguendo i dossier più rilevanti e infine ritengo che sia importante lavorare meglio come centrodestra unito. L'ho già detto pubblicamente: se alle provinciali di Potenza fossimo stati compatti avremmo ottenuto un consigliere in più».
 
Questo risultato può essere letto anche come la conferma di una Lega radicata e in salute in Basilicata?
 
«Abbiamo in programma l’evento dei Patriots il 18 aprile a Milano, poi le fasi congressuali sia a livello cittadino che provinciale e guardiamo alle elezioni politiche del prossimo anno. Il nostro obiettivo è costruire la miglior Lega del Sud: un partito solido e ben organizzato. Alle ultime elezioni politiche abbiamo raggiunto percentuali molto elevate e ora puntiamo a crescere ulteriormente. Le nostre manifestazioni sono sempre affollate, seguite e partecipate. Indubbiamente alla vigilia delle ultime elezioni regionali abbiamo attraversato un momento difficile, ma oggi possiamo dire che il peggio sembra ormai superato. Ringrazio tutta la squadra della Lega e il grande lavoro di coordinamento di Claudio Durigon e faremo il possibile per mettere il partito in condizione di esprimere anche un parlamentare lucano».
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