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16.03.2026 - 10:24
Chissà il povero Giovanni Donzelli cosa avrà pensato all’ennesimo pasticcio arrivato dal girone dantesco della Basilicata. Proprio sul terreno delicatissimo della “giustizia giusta”, quello che dovrebbe essere il vessillo morale e politico di una battaglia referendaria, si è infilato a gamba tesa il fantasma più ingombrante: il vecchio e caro clientelismo. Protagonista dell’uscita spericolata è il deputato di Fratelli d’Italia Aldo Mattia: ciociaro di nascita, formazione Coldirettiana ed eletto in Basilicata. Durante un incontro pubblico sulle ragioni del sì al referendum sulla riforma della giustizia, a Genzano di Lucania, nel tentativo di dare la spinta finale, il parlamentare - sfogliando il vecchio prontuario del consenso - si è lasciato andare a considerazioni che sembrano uscite direttamente dall’archivio storico della Prima Repubblica. Un po’ come presentarsi ad un convegno sulla mobilità sostenibile guidando una Fiat 131 Mirafiori con la marmitta bucata: il messaggio rischia di perdersi tra i fumi. Perché il punto non è soltanto la gaffe, la battuta mal calibrata o la metafora scappata di mano. Il punto è il cortocircuito politico. Basta poco: un palco, una platea amica, qualche sorriso complice e la nostalgia prende il sopravvento. Ed ecco che, mentre si discute di separazione delle carriere come simbolo di imparzialità, a qualcuno viene in mente di convincere gli elettori usando esattamente i metodi che l’hanno resa 'sospetta' per decenni. La politica, si sa, vive anche di iperboli e così mentre il premier Giorgia Meloni si muove con il bilancino del farmacista tra complessi dossier internazionali, equilibri europei e delicate partite di governo, cercando di non sbagliare una mossa, c’è sempre qualcuno nei piani più bassi del Palazzo che riesce a complicare le cose con sorprendente naturalezza.
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