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Prezzi record per benzina e diesel, il governo corre ai ripari: ipotesi riduzione delle accise

Caro carburante: da ottobre 2021 a marzo 2022 lo Stato ha incassato 17 miliardi con le accise

Il governo apre alla possibilità di riattivare il meccanismo delle accise mobili per contrastare la corsa dei prezzi dei carburanti, tornati a salire rapidamente nelle ultime settimane sull’onda delle tensioni internazionali e della guerra in Iran. In alcuni casi la benzina ha già superato la soglia dei 2 euro al litro, alimentando nuove preoccupazioni per famiglie e imprese e per un possibile ritorno dell’inflazione. Il tema potrebbe approdare già nel Consiglio dei ministri di martedì prossimo, dove l’esecutivo sta valutando una modifica dei parametri della norma introdotta nel 2023 per consentire un intervento più rapido sui prezzi, fermo restando il nodo delle coperture finanziarie. A rilanciare l’ipotesi è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha ricordato come il meccanismo delle accise mobili sia stato già previsto dal governo Meloni proprio per intervenire in situazioni di forte aumento dei prezzi. «La misura verrà adattata e troveremo i margini per utilizzarla», ha spiegato. L’apertura del governo arriva dopo il pressing delle opposizioni e delle associazioni dei consumatori. La segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha invitato la premier Giorgia Meloni a «passare dalle parole ai fatti», ricordando le promesse di abolizione delle accise. Anche il Movimento 5 Stelle, con Chiara Appendino e Mario Turco, ha chiesto un intervento immediato, sottolineando che il meccanismo delle accise mobili rappresenta «uno strumento concreto per calmierare i prezzi e spezzare la spirale dei rincari». La norma, rivista nel 2023 a partire da una disposizione introdotta nel 2007 dal governo Prodi, prevede la possibilità di ridurre temporaneamente le accise quando il prezzo medio dei carburanti supera determinati livelli di riferimento. Tuttavia non è stata fissata una soglia precisa di aumento – in passato era del 2% – lasciando quindi margini di interpretazione per l’intervento. Nel frattempo il governo monitora con attenzione l’andamento del mercato. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha convocato il Comitato di allerta rapida sui prezzi e attivato una task force con la Guardia di Finanza per verificare eventuali fenomeni speculativi lungo la filiera. «Abbiamo messo sotto controllo sia i prezzi alla pompa sia l’impatto sulla filiera del trasporto alimentare», ha spiegato Urso, ricordando che rincari nel settore dei trasporti rischiano di tradursi rapidamente in aumenti dei prezzi dei prodotti. Secondo i dati del ministero, in autostrada il gasolio in modalità self service ha già superato i 2 euro al litro, mentre la benzina si avvicina sempre più alla soglia di 1,80 euro in diverse regioni, tra cui anche la Basilicata. In pochi giorni si sono registrati aumenti fino a 10 centesimi al litro, con effetti immediati sui costi di mobilità. Le associazioni dei consumatori chiedono misure urgenti. L’Unione Nazionale Consumatori propone una riduzione immediata delle accise di 10 centesimi al litro, che permetterebbe di riportare i prezzi ai livelli di circa un anno fa e di frenare l’escalation. Preoccupazione arriva anche dal settore dell’autotrasporto: secondo il raggruppamento autonomo di PMI Ruote Libere, un aumento di circa 37 centesimi al litro può tradursi in oltre 11 mila euro di costi aggiuntivi all’anno per ogni autocarro. Critiche arrivano anche da Federcontribuenti, che denuncia un meccanismo ormai ricorrente: quando il prezzo internazionale del petrolio sale, gli aumenti arrivano immediatamente alla pompa, mentre i ribassi vengono trasferiti ai consumatori con molto più ritardo. In questo scenario il possibile ritorno delle accise mobili rappresenta uno degli strumenti che il governo sta valutando per contenere i rincari e limitare l’impatto sul costo della vita, mentre la tensione sui mercati energetici resta alta e l’andamento dei carburanti continua a essere uno degli indicatori più sensibili dell’economia reale.

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