IL MATTINO
Cultura
07.03.2026 - 16:58
C'erano una volta le biblioteche famiglia, quelle che quando cercavi un libro trovavi mondi ad aspettarti, senza che nemmeno dovessi sforzarti per incontrarli. È il caso di questo libro di Joseph Conrad dal titolo " L'Agente Segreto-Una Storia Semplice " pubblicato per la prima volta nel 1907, ma ancora di schiacciante attualità. Tra le opere più complesse e cupe di Conrad, anticipa i grandi romanzi sul terrorismo del XX secolo. Ha influenzato scrittori come Graham Greene ( Il potere e la gloria) e Don De Lillo(Underwood).
Il protagonista, Adolf Verloc, è un uomo apparentemente ordinario. Ufficialmente è il gestore di un modesto negozio, segretamente è un agente al servizio di una potenza stranera ( presumibilmente la Russia). Il suo compito è infiltrarsi tra gli anarchici londinesi, ma è presto sollecitato dell'ambasciatore del suo paese ad organizzare un attentato, per destabilizzare l'opinione pubblica inglese e stimolare una risposta repressiva da parte del governo. La città di Londra, in cui tutto si compie, è presentata come un luogo freddo, impersonale, tanto da isolare e disumanizzare.
Conrad utilizza uno stile narrativo denso, con riflessioni interiori. La tecnica utilizzata è quella del "discorso indiretto libero e cioè della narrazione che scivola spesso nel pensiero stesso dei protagonisti, dandogli così maggiore consistenza.
Il romanzo è ispirato a un fatto reale: l'attentato dinamitardo di Greenwich del 1894 in cui un anarchico morì mentre trasportava esplosivi. Conrad scrive in un momento storico di crescente terrore nei confronti degli anarchici e dei rivoluzionari, temuti soprattutto dai governi europei e non a caso nel libro troviamo: "Anche le rivoluzioni più giustificabili nascono da impulsi personali travestiti".
Questa riflessione è il cuore tematico del romanzo, a riprova del fatto di come gli uomini siano spinti non solo da ideali altruistici, ma da motivazioni profondamente egoistiche, psicologiche, emotive. Dietro la maschera della "causa" si celano frustrazioni, desiderio di rivalsa, narcisismo, da qui la paura del potere e la necessità di bloccare tali inclinazioni.
Verloc, privo di convinzioni ideologiche, è un debole dominato dalla pigrizia e dall'abitudine. Per portare a termine la missione, un attentato, coinvolge Stevie, il fratello speciale della moglie Winnie. L'attentato finisce in tragedia e da quel momento la vicenda prende una piega sempre più oscura, culminando con la dissoluzione della famiglia e una serie di eventi drammatici e irreversibili. Lo scrittore nel romanzo denuncia l'assurdità delle dinamiche tra Stato, anarchici e servizi segreti, e mostra l'opera di manipolazione, esercitata dal potere, sull'opinione pubblica attraverso la paura.
I suoi personaggi agiscono senza avere convinzioni ideologiche, guidati solo dell'interesse personale e dalla disperazione. Se Verloc rappresenta l'apatia, l'ipocrisia e la passività, Winnie rappresenta la coscienza ( ferita) del romanzo. La sua tragedia personale dà al testo una carica emotiva fortissima che contrasta con il cinismo emotivo degli altri. Quando Verloc causa la morte di suo fratello, utilizzandolo come inconsapevole corriere di esplosivi, Winnie è travolta da uno shock irreversibile. La sua identità interamente legata al ruolo di "protettrice" collassa. Da figura passiva si trasforma in agente attivo, vendicandosi del marito e decidendo così il proprio destino, alla maniera dei grandi autori russi, e cioè passando attraverso il male per perseguire il proprio di bene.
Gli altri protagonisti della storia: l'ambasciatore straniero, Michaelis, l'anarchico in pensione, l'ispettore di polizia, il Capo della polizia fanno a gara di mediocrità con Verloc, nessuno escluso.
Citazioni emblematiche da " L' Agente Segreto-Una Storia Semplice"
"La fedeltà è un 'arma a doppio taglio. Può uccidere come la più sottile delle lame."
"Un uomo sommerso dalla quotidianità è molto vicino alla follia."
"Follia e disperazione! Datemi quella leva, e muoverò il mondo."
Per questo romanzo, come per Cuore di tenebra, sempre di Conrad, vale ciò che diceva Kurtz e cioè che " Male si diventa". Un dato incontrovertibile, tanto che dovrebbe essere scritto a caratteri cubitali in ogni dove.
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