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Basilicata, Napoli sta con Latronico: “Dopo dodici anni la Basilicata torna a programmare la sanità”

"Noi, come maggioranza, vogliamo essere giudicati su una cosa sola, se la vita dei lucani migliora davvero. E vogliamo farci giudicare su obiettivi chiari, misurati nel tempo, senza alibi. Questo Piano ha un valore, dice che la sanità deve misurarsi sui risultati", spiega il capogruppo dei meloniani Michele Napoli

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Michele Napoli, capogruppo di FdI

“Parlo da Capogruppo di Fratelli d’Italia, ma a nome dell’intera maggioranza che sostiene il Governo regionale. E dico una cosa netta: il Piano Sanitario 2026–2030, sul quale l’assessore Cosimo Latronico ha lavorato con serietà, è un passaggio che va sostenuto. Perché la Basilicata non ha bisogno di frasi, ha bisogno di un sistema che funziona”. E' quanto dichiara il capogruppo di FdI in Consiglio regionale, Michele Napoli, che aggiunge: “C’è anche un dato politico e istituzionale che va detto con chiarezza. Dopo dodici anni la Basilicata torna ad approvare un Piano sanitario. E non è un Piano qualsiasi. È un Piano innovativo perché fissa obiettivi di salute e di sistema che rispondono alle vere emergenze di oggi, mobilità passiva, liste d’attesa, presa in carico dei cronici e dei fragili, medicina del territorio, appropriatezza delle prestazioni e sostenibilità economica. E soprattutto non si limita a dichiarare, indica strumenti e indicatori per misurare il raggiungimento degli obiettivi, rendendo il percorso concreto, verificabile, adattabile nel tempo”. “Questo è un punto decisivo – spiega Napoli - gli indicatori e i risultati, letti con continuità, ci daranno anche la base per riflettere con onestà su ciò che va corretto nell’organizzazione del sistema. E i Piani Attuativi delle Aziende saranno la parte operativa di questo nuovo impianto, il luogo dove i principi diventano turni, percorsi, servizi, risposte. La sanità, per i cittadini, non è un dibattito. È un’esperienza. È una telefonata a cui qualcuno risponde, o non risponde. È una visita fatta in tempo, o rimandata per mesi. È un padre che accompagna la madre anziana e non sa a chi rivolgersi. È un cronico che vive di attese e carte. È un pronto soccorso pieno perché il territorio non regge. È un viaggio fuori regione che ti svuota dentro e ti fa pensare: ‘qui non ce la faccio’. Noi, come maggioranza, vogliamo essere giudicati su una cosa sola, se la vita dei lucani migliora davvero. E vogliamo farci giudicare su obiettivi chiari, misurati nel tempo, senza alibi. Questo Piano ha un valore, dice che la sanità deve misurarsi sui risultati. Bene. Ma adesso si entra nel punto decisivo: trasformare i principi in organizzazione quotidiana. Perché la verità è semplice, se non cambia l’organizzazione, non cambia nulla. Ed è proprio qui che i Piani Attuativi aziendali dovranno fare la differenza, traducendo gli obiettivi del Piano in scelte operative, priorità, responsabilità e tempi". “Il cittadino – evidenzia Napoli - deve avere una porta chiara. Una sola. Riconoscibile. Un luogo dove entri e non vieni rimbalzato. Un punto dove trovi ascolto, orientamento, presa in carico. Case della Comunità, Centrali Operative, telemedicina e farmacie dei servizi devono diventare questo: una rete che risponde. Non un elenco. Non una mappa. Una rete che risponde. Sulle liste d’attesa voglio usare parole asciutte, basta nebbia. Le attese si riducono solo in due modi: governo delle agende e regole chiare. Punto. E c’è una scelta che non è negoziabile: la trasparenza. I tempi devono essere visibili e verificabili, prestazione per prestazione, distretto per distretto. Perché la trasparenza non umilia nessuno: mette ordine, protegge chi lavora bene, costringe tutti a migliorare. E l’appropriatezza non è una parola tecnica, è giustizia. Significa liberare risorse e tempo per chi ne ha davvero bisogno. La sanità moderna non è solo ‘curare’. È ‘seguire’. Il passaggio più delicato è la dimissione. Se un fragile torna a casa e nessuno lo prende in carico, abbiamo fallito. E il fallimento lo paga due volte. Lo paga il paziente, lo paga il pronto soccorso che si riempie. Qui serve una regola semplice, si dimette bene, oppure non si dimette. Continuità assistenziale significa responsabilità nette, tempi certi, presa in carico reale”. “Poi c’è una battaglia – continua Napoli - che per me è una cartina di tornasole, la mobilità passiva. Quando un lucano è costretto ad andare fuori regione, non è solo un costo. È una frattura. È il segnale che una parte del sistema non dà sicurezza. E ogni viaggio fuori regione, per una cura che potremmo garantire qui, è una sconfitta che non possiamo più accettare come normale. Ridurre la mobilità passiva significa una cosa sola: fare qui quello che oggi manca, con qualità e tempi credibili. Significa scegliere le priorità, ricostruire percorsi clinici solidi, mettere competenze dove servono, organizzare bene. E significa anche usare in modo intelligente ogni leva, compreso il privato accreditato, ma dentro una cornice limpida: fabbisogno chiaro, contratti trasparenti, qualità misurata, controlli veri. Niente scorciatoie. Niente zone grigie. Regia pubblica, interesse pubblico. Anche qui, la sostenibilità economica non è un capitolo di bilancio: è la condizione per garantire diritti nel tempo”. “E adesso la verità più scomoda, ma più onesta: il personale. Senza medici, infermieri e operatori, - sottolinea l’esponente di FdI - nessun Piano cammina. Senza condizioni di lavoro dignitose, nessuno resta. Senza turni sostenibili, si spegne anche la vocazione. Per questo, come maggioranza, mettiamo il personale al centro: fabbisogni chiari, attrattività nelle aree interne, valorizzazione delle competenze, organizzazione che non bruci le persone. Perché difendere la sanità pubblica significa prima di tutto difendere chi la manda avanti”. “Io credo che la Basilicata possa rialzarsi anche in sanità. Ma non con le parole. Con un metodo semplice: pochi obiettivi chiari, numeri leggibili, responsabilità scritte, verifiche regolari. E una regola che vale più di ogni annuncio. Se un obiettivo non viene centrato, si corregge la rotta. Subito. È così che un Piano diventa vivo, misurabile e adattabile, capace di migliorarsi mentre cammina. Come Capogruppo di Fratelli d’Italia, interpretando la posizione dell’intera maggioranza, confermo un sostegno leale al lavoro dell’Assessore Latronico e del Governo regionale. E insieme dico ai cittadini: giudicateci sui fatti. Noi intendiamo fare una cosa semplice, ma rara: prenderci la responsabilità del risultato. Una cosa voglio che resti chiara – conclude Napoli - la sanità non si giudica dalle intenzioni, ma dai giorni normali. Dal telefono che risponde. Dalla visita che arriva in tempo. Dal cronico seguito, non abbandonato. Dal fragile che torna a casa e trova assistenza, non silenzio. Dal viaggio fuori regione che non serve più. Su questo ci mettiamo la faccia. E su questo ci faremo giudicare”.

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