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Screenshot e sermoni: il tribunale social di Piero Lacorazza

Screenshot e sermoni: il tribunale social di Piero Lacorazza

In Basilicata c’è un uomo che ha reinventato, a suo modo, la comunicazione politica. Non è un innovatore digitale. Non è un teorico dei social. Non è un pioniere del web. È il capogruppo dem Piero Lacorazza, apostolo del metodo "screenshot + predica". Il rituale è sempre lo stesso: si prende un post di qualche cattivone del centrodestra (meglio se con foto e faccia ben riconoscibile), si fa lo screenshot e lo si piazza in bacheca a corredo di un lungo sermone morale, politico, etico, pedagogico e – perché no – anche un po’ catechistico. In Basilicata, senza giri di parole, è l’unico a far così. Da Gianni Rosa a Vito Bardi, da Pasquale Pepe a Cosimo Latronico, non c’è post che possa dormire sonni tranquilli: Lacorazza potrebbe svegliarsi, screenshottare e commentare. Sia chiaro, siamo in democrazia: non è in discussione il merito delle osservazioni del capogruppo dem, ma c’è una differenza enorme – che forse sfugge – tra critica politica ed esposizione pubblica con tanto di volto incorniciato nello screenshot, pronto per il pubblico ludibrio digitale. Il risultato? Prevedibile. Un invito implicito: “Prego, commentate”. E i commenti arrivano. Copiosi. Non sempre gentili. Ed è qui che questa specie di comunicazione politica smette di essere tale e si trasforma in benzina per gli haters. Di recente l'assessore Pepe, dopo essere stato oggetto di una intimidazione vera, ha fatto una cosa semplice ma non banale: ha richiamato tutti al rispetto dell’avversario politico. Ha provato a stemperare. Ha abbassato il volume. Un gesto di responsabilità. Un gesto istituzionale. Peccato che questo esercizio di sobrietà non sia riuscito a contagiare il savonarola dem che proprio poche ore dopo ha replicato lo stesso copione: screenshot, post, predica. E Pepe, a quel punto, ha risposto con un controscreenshot dei commenti al veleno ricevuti sulla propria persona. Diciamolo, Lacorazza lo sa bene o finge di non saperlo: lo screenshot non è neutro. Non è un atto innocente. È una scelta comunicativa precisa, che espone, indirizza, suggerisce, aizza. E allora la domanda è inevitabile: con un Partito Democratico commissariato, senza anima né identità e un’opposizione in Consiglio regionale che si regge – per fortuna – sul lavoro serio di Araneo e Verri, Lacorazza sta facendo comunicazione istituzionale, politica o sta semplicemente amministrando un tribunale social permanente?

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