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07.02.2026 - 16:52
Il palazzo di giustizia di Lagonegro
Si è concluso con sei condanne in primo grado il processo sulla presunta truffa ai danni della Regione Basilicata legata ai finanziamenti pubblici per i lavori di ristrutturazione del Midi Hotel di Lagonegro, oggi Bhotel, interventi risalenti al 2015. La sentenza è stata pronunciata al termine dell’istruttoria dibattimentale. Il tribunale ha condannato Antonio Bulfaro, proprietario della struttura e sindaco di Castronuovo Sant’Andrea, a 4 anni di reclusione; Francesco Piro, ex consigliere regionale, a 3 anni e 3 mesi; Vincenzo Trimone a 3 anni; Biagio Picarella, Giovanni Gresta e Vincenzo Piro a 2 anni ciascuno, con pene in parte sospese. Secondo l’impianto accusatorio, i contributi pubblici sarebbero stati ottenuti mediante documentazione ritenuta non conforme alla reale esecuzione degli interventi previsti. Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza, hanno riguardato l’utilizzo di fondi destinati allo sviluppo turistico regionale nell’ambito del programma Po Fesr 2007/2013.
Il tribunale ha inoltre disposto il risarcimento dei danni in favore della Regione Basilicata e la confisca delle somme ritenute indebitamente percepite. Le motivazioni della sentenza saranno depositate nei termini di legge; da quel momento decorreranno i tempi per l’eventuale ricorso in appello. Resta fermo il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. La pronuncia ha riacceso il confronto politico a Lagonegro. Nelle ultime ore è circolato un documento sottoscritto dal circolo del Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle locale, che affronta la vicenda con toni critici ma richiama anche l’esigenza di mantenere un confronto civile, pur nella durezza della dialettica politica. Nel testo viene ribadito il principio del garantismo fino al terzo grado di giudizio, inserendo il caso in una riflessione più ampia sul rapporto tra politica, giustizia e comunicazione pubblica, con riferimenti alle riforme istituzionali e alla tutela dell’autonomia della magistratura. Sulla vicenda è intervenuto lo stesso Francesco Piro con un lungo post pubblicato sui social. L’ex consigliere regionale ha rivendicato di essere stato assolto dal capo di imputazione più rilevante perché il fatto non sussiste, precisando che si trattava dell’ipotesi di reato non prescritta che, a suo dire, gli era costata in passato l’etichetta di “impresentabile” alle elezioni regionali. Nel post Piro afferma che l’altra contestazione, relativa alle cosiddette “operazioni inesistenti”, riguarda lavori che, secondo la sua versione, sarebbero stati effettivamente realizzati: «L’hotel è stato interamente ristrutturato, ed è un dato oggettivo», scrive, sostenendo che quegli interventi hanno contribuito a rendere la struttura un punto di riferimento territoriale. Piro sottolinea inoltre che l’ipotesi di reato in questione risulta prescritta, trattandosi di fatti del 2015, ma di aver rinunciato alla prescrizione per poter dimostrare nel merito, in appello, la correttezza del proprio operato. Nel post non mancano toni duri nei confronti di avversari politici e di alcune prese di posizione pubbliche circolate nelle ultime ore.
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