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Cari antagonisti, andate a lavorare

Cari antagonisti, andate a lavorare

Ogni volta è la stessa drammatica e vergognosa scena: caos, città devastate e agenti feriti. E poi il solito coro che prova a chiamare “conflitto sociale” quello che è solo vandalismo organizzato. Definirlo dissenso è un insulto all’intelligenza prima ancora che allo Stato. A Torino un poliziotto viene accerchiato e colpito a martellate. Questo non è diritto alla protesta. È criminalità. Cari antagonisti, andate a lavorare. Perché chi lavora non ha tempo per le spranghe. Chi lavora rivendica i diritti, sacrosanti, con la forza delle idee e con l'eleganza del dibattito. Cari antagonisti, andate a lavorare. Perché il lavoro è disciplina e confronto con la realtà. La libertà non nasce dal disordine, nasce dalla responsabilità. Ogni blindato danneggiato, ogni agente ferito, ogni strada distrutta ha un costo. E quel costo ricade sulla collettività. Chi sceglie la violenza sceglie di stare fuori dalla democrazia. E fuori dalla democrazia non si dialoga, si applica la legge. Cari antagonisti, andate a lavorare. Se ne siete capaci.

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