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31.01.2026 - 16:43
Un aumento definito “esponenziale” dei reati di atti persecutori e una crescita allarmante dei crimini sessuali. È il quadro tracciato dal procuratore generale presso la Corte d’Appello di Potenza, Francesco Basentini, nella relazione presentata in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’Anno giudiziario 2026. I numeri parlano chiaro. I procedimenti per atti persecutori, nell’ambito del cosiddetto “codice rosso”, sono passati da 447 a 664, mentre le iscrizioni per reati di natura sessuale hanno registrato un incremento del 56%. Un dato che, secondo Basentini, non può essere letto solo in chiave giudiziaria, ma come spia di un fenomeno più profondo. «Si assiste a una crescita progressiva dell’indifferenza verso i diritti della persona – ha affermato – e il tema della violenza domestica e di genere si interseca senza dubbio con l’indebolimento dei valori che ruotano attorno alla tutela della persona». Accanto all’emergenza della violenza di genere, resta alta l’attenzione sul fronte della criminalità organizzata. Le indagini della Direzione distrettuale antimafia, ha spiegato il procuratore generale, confermano la presenza stabile di un sistema mafioso radicato sul territorio lucano. Un fenomeno definito “assolutamente endemico” in tutto il distretto, con tre principali epicentri: il litorale ionico-lucano, la città di Potenza e il suo hinterland – in particolare Tito e Pignola – e l’area del Vulture-Melfese. Le attività illecite spaziano dalle estorsioni al riciclaggio, spesso camuffato attraverso fatturazioni per operazioni inesistenti, fino alla gestione violenta e monopolistica di settori economici e servizi, senza tralasciare il traffico di sostanze stupefacenti. Un quadro che restituisce l’immagine di una criminalità capace di adattarsi e mimetizzarsi nel tessuto economico locale. Sul funzionamento della giustizia pesa però anche una cronica carenza di organico. Nel biennio 2024-2025, nel distretto della Corte d’Appello di Potenza, risulta scoperto il 22,9% dei posti previsti: mancano all’appello 30 magistrati su 131, di cui 11 requirenti e 19 giudicanti. A fornire i dati è stata la presidente della Corte d’Appello lucana, Gabriella Reillo. «Nel nostro distretto, così come in tutti quelli del Sud, si registrano da almeno venti anni gli stessi problemi – ha spiegato –. Gli aumenti di organico restano spesso solo sulla carta a causa della mancata risposta agli interpelli e del continuo susseguirsi di trasferimenti». Un meccanismo che produce una sorta di migrazione costante, con ingressi e uscite che si compensano numericamente ma generano vuoti operativi e rallentamenti nei procedimenti. Le criticità risultano particolarmente evidenti nei Tribunali di Potenza e Lagonegro. Per colmare le lacune, l’attenzione è ora rivolta alle possibili stabilizzazioni del personale legato ai progetti Pnrr. In una prima fase, l’accordo dovrebbe riguardare i profili tecnici – contabili, informatici, statistici, esperti di edilizia e analisti dell’organizzazione – per poi estendersi ad altri ruoli. Tuttavia, ha sottolineato Reillo, «i concorsi avrebbero dovuto essere avviati entro il 2025, ma a oggi non è stato dato seguito a tale impegno». Restano inoltre incertezze sull’effettiva platea dei lavoratori che potranno essere stabilizzati. Dall’inaugurazione dell’Anno giudiziario emerge dunque un doppio allarme: da un lato l’aumento di reati che colpiscono direttamente la persona e ne minano la dignità, dall’altro un sistema giudiziario chiamato a fronteggiare fenomeni complessi con risorse ancora insufficienti. Una sfida che richiede risposte strutturali, sul piano culturale, sociale e istituzionale.
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