Dal 1° febbraio 2026 l’acqua torna a scorrere senza limitazioni nei rubinetti del Vulture-Melfese e dell’Alto Bradano. Dopo mesi di sospensioni notturne e razionamenti, Acquedotto Lucano ha annunciato la cessazione di tutte le restrizioni attive dallo scorso novembre, segnando il ritorno alla piena continuità del servizio idrico in una delle aree più popolose e produttive della Basilicata. È una notizia attesa e tutt’altro che scontata. Perché arriva al termine di una fase complessa, caratterizzata da una riduzione delle disponibilità idriche, da livelli minimi negli invasi strategici – come quello di Conza e le sorgenti del Sele – e da una contrazione delle portate provenienti da Acquedotto Pugliese, ancora oggi pari a circa 60 litri al secondo. Un quadro che avrebbe potuto produrre effetti ben più gravi, se non fosse stato affrontato con metodo e visione. La fine delle restrizioni è il risultato di un lavoro silenzioso ma costante: monitoraggi continui degli acquiferi, analisi dei dati storici, razionalizzazione dei prelievi, interventi sulla distribuzione e una gestione attenta della fase emergenziale. Strategie che hanno consentito di superare i mesi più critici senza compromettere il servizio essenziale e senza scaricare interamente il peso della crisi sulle comunità. Non è secondario il messaggio che accompagna l’annuncio: Acquedotto Lucano non abbassa la guardia. Il quadro idrico regionale resta sotto osservazione, così come restano possibili, in caso di eventi climatici o ambientali imprevisti, nuove misure di contenimento. Una comunicazione trasparente, che evita facili trionfalismi e riconosce la fragilità strutturale di una risorsa sempre più esposta agli effetti del cambiamento climatico. Significativo anche il ringraziamento rivolto ai cittadini del Vulture-Melfese e dell’Alto Bradano. La collaborazione delle comunità locali, chiamate a modificare abitudini e consumi, è stata parte integrante della gestione dell’emergenza. Un patto implicito tra gestore e territorio che oggi consente di archiviare una fase difficile. Il ritorno alla normalità non è un punto di arrivo, ma un passaggio importante. Dimostra che una gestione pubblica efficiente, basata su dati, pianificazione e responsabilità, può reggere anche sotto pressione. E ribadisce una verità spesso sottovalutata: l’acqua non è una risorsa infinita, ma un bene comune che richiede cura, investimenti e comportamenti consapevoli. La crisi è alle spalle. La sfida, ora, è trasformare l’esperienza di questi mesi in un modello stabile di prevenzione e resilienza. Su questo terreno, Acquedotto Lucano è chiamato a continuare a fare la sua parte. Con serietà. E con continuità.
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