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Il dado è (quasi) tratto: Vannacci prepara la sua strada fuori dal Carroccio

Secondo il sondaggista Carlo Buttaroni (Tecnè), il potenziale elettorale di un partito guidato dal generale resta tutto da verificare: "Vannacci ha sicuramente un suo seguito e può valere anche un 5-6%, ma la prova elettorale è un’altra cosa"

Il dado è (quasi) tratto: Vannacci prepara la sua strada fuori dal Carroccio

Il deposito del marchio “Futuro Nazionale” da parte del generale Roberto Vannacci non agita solo la Lega, ma apre anche un fronte inatteso sul terreno dell’identità politica e simbolica. A sollevare il caso è Nazione Futura, associazione culturale e rivista dell’area centrodestra, che ha preso pubblicamente le distanze dal nuovo soggetto annunciato da Vannacci, denunciando una forte somiglianza sia nel nome sia nel logo. “A fronte delle numerosissime segnalazioni ricevute – si legge in una nota pubblicata su Instagram – dopo il lancio del marchio ‘Futuro Nazionale’ evidenziamo la somiglianza con il nome ‘Nazione Futura’ e con il nostro logo. Precisiamo che l’associazione e l’omonima rivista nulla hanno a che fare con il nuovo soggetto lanciato e stiamo valutando la possibilità di tutelarci”. Nello stesso post, Nazione Futura ribadisce con forza il proprio posizionamento politico: “Il collocamento di Nazione Futura è sempre stato e sempre sarà all’interno dell’area politico-culturale del centrodestra, ritenendo qualsiasi iniziativa che nasce al di fuori dell’attuale coalizione di governo un favore alla sinistra”. A chiarire ulteriormente la posizione dell’associazione è stato il presidente Francesco Giubilei, intervenuto a Un Giorno da Pecora su Rai Radio1. “Me ne sono accorto ieri sera – ha raccontato – mi sono arrivati decine di messaggi che segnalavano la somiglianza. Il nome è il contrario del nostro, il logo è molto simile e per fortuna hanno cambiato il font. Si potrebbe pensare a una casualità, ma Vannacci è stato più volte ospite della nostra associazione e ci conosce benissimo”. Alla domanda se la somiglianza possa essere frutto del caso, Giubilei è netto: “In politica la casualità non esiste. Penso che sia sicuramente ispirato al nostro”. E sul perché di un’eventuale “imitazione”, la risposta è altrettanto esplicita: “La nostra associazione ha un suo seguito nel mondo della destra. Un logo simile strizza l’occhio a certi ambienti. Mi sembra abbastanza chiaro”. Giubilei ha anche rivelato di aver scritto direttamente a Vannacci: “Gli ho detto che il logo era assolutamente uguale al nostro e che avevano ripreso il nostro nome. Mi ha risposto che non è vero”. Ma la conclusione politica resta durissima: “Se Vannacci decidesse di uscire dalla Lega e dalla coalizione di centrodestra, farebbe un favore alla sinistra”. Al di là della polemica sui simboli, la mossa di Vannacci ha un peso politico rilevante. Il generale ha infatti depositato il marchio “Futuro Nazionale” presso l’Ufficio brevetti europeo, con l’obiettivo di utilizzarlo per materiali elettorali e attività politiche. Il dominio futuronazionale.it risulta già registrato e la domanda è in fase di esame. Il simbolo – fiamma tricolore stilizzata su fondo blu con la scritta “Vannacci” – appare come il preambolo alla nascita di un nuovo partito di destra a forte impronta sovranista, segnando di fatto un possibile addio alla Lega. Il clima si è ulteriormente surriscaldato durante l’ultima manifestazione del Carroccio a Rivisondoli, in Abruzzo. Dal palco, il segretario Matteo Salvini ha lanciato un messaggio che suona come un ultimatum: “La storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla”. Pur senza citare esplicitamente Vannacci, il riferimento è apparso evidente. Secondo il sondaggista Carlo Buttaroni (Tecnè), intervistato da LaPresse, il potenziale elettorale di un partito guidato dal generale resta tutto da verificare: “Vannacci ha sicuramente un suo seguito e può valere anche un 5-6%, ma la prova elettorale è un’altra cosa. Conta la capacità di incidere e la logica del voto utile”. In questo scenario, osserva Buttaroni, “il soggetto che rischia di subire il danno maggiore è la Lega”. Dentro il partito cresce l’insofferenza. Roberto Marcato, consigliere regionale veneto e presidente della Terza Commissione del Consiglio regionale, parla senza mezzi termini: “Ci sono due fatti gravissimi: Vannacci non esclude di farsi un altro partito mentre è vice-segretario federale della Lega e ora ha depositato un simbolo alternativo. È incompatibile con lo statuto ed è una questione di etica politica”. E sull’ipotesi di un’espulsione, Marcato è netto: “Altri militanti sono stati buttati fuori per molto meno. O Vannacci fa subito chiarezza oppure l’espulsione è una soluzione inevitabile”. Non accompagnato fuori, ma forse pronto a “levare il disturbo”: la mossa di Vannacci sembra aver accelerato una rottura che ora appare sempre meno evitabile, con effetti potenzialmente destabilizzanti sugli equilibri della destra e della stessa maggioranza di governo.

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