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Il purgatorio di Bochicchio, contrordine compagni: l'astensione non s’era capita

Il purgatorio di Bochicchio, contrordine compagni: l'astensione non s’era capita

Prima la scomunica. Poi l'assoluzione. Infine le scuse con postilla morale. La scorsa settimana nel giro di poche ore Sinistra Italiana Basilicata è riuscita nell’impresa di trasformare la battaglia contro i così detti vitalizi pardon, “indennità differite”, in un piccolo ma istruttivo pasticcio politico-comunicativo. La mattina si apre con un comunicato al veleno: Sinistra Italiana “si dissocia” dal consigliere regionale Antonio Bochicchio, reo – secondo la nota – di aver votato a favore della reintroduzione del vitalizio per i consiglieri regionali. Parole pesanti come pietre: “decisione inopportuna nella sostanza e indecente nella forma”, “pubblico ludibrio”, “inguardabile siparietto”. E, ciliegina sulla torta, la diffida formale a Bochicchio dal prendere posizione su materie sensibili senza consultare il resto della coalizione. Processo, condanna e sentenza. Tutto in poche righe.

Nel pomeriggio arriva il classico “contrordine compagni”: Bochicchio, in realtà, non ha votato a favore. Si è astenuto. Dunque rettifica, ammissione di “informazione errata e non verificata”. E improvvisamente il consigliere Bochicchio viene ricollocato nel campo dei “diversi rispetto al centrodestra”. Ora, fermiamoci un attimo. Senza accanirsi sul socialista Bochicchio – che anzi va riconosciuto come esempio di resilienza e sopravvivenza che in politica è già un talento: con 1.853 preferenze è riuscito a rientrare in Consiglio regionale nella coalizione perdente – la questione resta tutta politica. Perché qui non siamo solo davanti ad un errore di comunicazione ma ad una questione più profonda.

Davvero su una materia così divisiva l’astensione può essere considerata una posizione dirimente? Davvero basta sedersi nel purgatorio di Via Verrastro e non premere il tasto “sì” per sentirsi dalla parte giusta della storia? L’astensione, in questi casi, non è una posizione neutra. È il modo più elegante per non sporcarsi le mani. E allora il punto politico c'è tutto. Sinistra Italiana lo ammette, quasi a denti stretti: “Resta comunque il nostro giudizio contrario sulla sostanza del provvedimento”. Appunto. Resta. E resta anche una domanda inevitabile: se il provvedimento è così sbagliato, così simbolicamente devastante, così offensivo per l’opinione pubblica, perché su quel voto non è stata pretesa una posizione netta, chiara e riconoscibile? Il paradosso è servito: prima si bastona il consigliere per un voto che non ha espresso, poi lo si “riabilita” per un’astensione che, politicamente, vale poco o nulla. Nel frattempo, però, il messaggio all’esterno è arrivato forte e chiaro: confusione, fretta, nervosismo e sullo sfondo il curioso mosaico politico che ha portato Bochicchio in Consiglio – un fritto misto che va da Alleanza Verdi Sinistra passando per La Basilicata Possibile – sul quale conviene soprassedere per carità di patria e di algebra elettorale.

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