IL MATTINO
Analisi
03.11.2025 - 10:08
diga del Camastra
La Basilicata è nuovamente alle prese con la crisi idrica. Da metà novembre undici comuni subiranno la sospensione notturna dell’erogazione, mentre l’agricoltura – già da mesi – vive di turnazioni. Solo l’ortofrutta, per ora, continuerà a ricevere acqua centellinata, ma ancora per poco. Quella Basilicata un tempo conosciuta come terra d’acqua e di boschi – grazie ai suoi ricchi bacini idrici, alle sorgenti e ai vasti insediamenti forestali – sembra ormai un ricordo lontano. Una regione che, un tempo, era ostile solo per il suo territorio montuoso e le difficoltà infrastrutturali, oggi lo è per la carenza di un bene primario: l’acqua. Gli invasi regionali, secondo gli ultimi dati, si attestano su livelli inferiori del 60% rispetto alla media storica, e le piogge autunnali non hanno ancora compensato la carenza. Intanto, i più sospettosi notano una coincidenza curiosa: la crisi idrica arriva all’indomani della nascita di Acque del Sud S.p.A. e subito dopo le elezioni regionali. Altri sostengono che siano aumentati i volumi destinati alle estrazioni petrolifere. Nessuna comunicazione ufficiale chiarisce la situazione, e così le ricostruzioni si moltiplicano, sempre più confuse e frammentarie. Resta un fatto: in Basilicata – la regione che per decenni ha rifornito la Puglia e non solo – oggi l’acqua non basta. E questo incide profondamente sulla vita quotidiana e sull’economia, soprattutto quella agricola. Fare oggi l’imprenditore agricolo in Basilicata significa giocare d’azzardo, a differenza della vicina Puglia, dove almeno si conoscono i turni e le risorse. Nel frattempo, istituzioni e osservatori, in perfetto stile europeo, chiamano in causa il cambiamento climatico. Sarà anche vero. Ma la mancanza d’acqua non è solo un effetto del clima: è anche il sintomo di un problema di gestione strutturale. Senza acqua non si vive, non si produce, non si resta. Così, lentamente, la Basilicata rischia la desertificazione umana: se ne andranno le imprese, poi i giovani, infine i servizi. È questo il disegno della politica lucana? Non è pensabile! C’è invece chi descrive la vicenda come semplice incoscienza mescolata a incapacità. Ai posteri, l’ardua sentenza.
Nel frattempo i lucani e la loro terra ne pagano il prezzo.
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