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La celebrazione

Foggia ricorda quel tragico 22 luglio del '43, quando la città fu seppellita dalle bombe

Prima il rintocco dell'orologio municipale, poi le corone a piazzale Italia e alla stazione ferroviaria, ma anche una tappa al museo della memoria allestito presso la villa comunale

Foggia non dimentica (e come potrebbe) quel tragico 22 luglio del 1943, quando 90 aerei angloamericani devastarono la città completando l'operazione di bombardamento che in quella tragica estate causò oltre 20 mila morti e rasero al suolo il 76% dell'agglomerato urbano.

Foggia non dimentica (e come potrebbe) quel tragico 22 luglio del 1943, quando 90 aerei angloamericani devastarono la città completando l'operazione di bombardamento che in quella tragica estate causò oltre 20 mila morti e rasero al suolo il 76% dell'agglomerato urbano.

In occasione del 76° anniversario dei bombardamenti, questa mattina il sindaco Franco Landella ha dapprima fatto risuonare alcuni rintocchi di Campana della Torre Civica, alle 9.43, ora esatta di inizio del bombardamento del 22 luglio 1943, e successivamente, in piazza Italia, ha deposto una Corona d'alloro davanti al monumento ai Caduti di guerra. Un’altra corona è stata poi deposta nell'atrio stazione ferroviaria, davanti alla lapide che ricorda l'eroico sacrificio di ferrovieri e Vigili del Fuoco che in quei giorni persero la vita nel compimento del proprio dovere, salvando quella di migliaia di Foggiani. 

Il primo cittadino, con il prefetto Raffaele Grassi, i comandati dei Carabinieri e dell'Esercito, i graduati delle altre forze dell'ordine, hanno fatto tappa anche al bellissimo museo della memoria del '43, allestito presso la villa comunale, per poi tenere una cerimonia commemorativa presso la stazione ferroviaria, tra i maggiori bersagli dei bombardamenti.

Questo il messaggio provinciato in stazione dal sindaco Landella. 

«Sono trascorsi 76 anni dalla tragica estate del 1943, quando la follia della guerra travolse Foggia portando morte e distruzione nella nostra città e nelle nostre famiglie. Il cuore e la mente tornano con grande tristezza a quei momenti che sconvolsero la storia di una città coinvolta in un conflitto che era divampato in luoghi molto distanti e per ragioni che ancora oggi la storia stenta a decifrare, se mai possano esistere motivi che giustificano un conflitto armato. La ragione degli uomini oggi sembra essere più matura ma resta sempre vivo il pericolo che le incomprensioni e la radicalizzazione delle posizioni ideologiche sfocino nuovamente in contrasti sanguinosi. Per questo dobbiamo continuare a coltivare e celebrare la memoria degli eventi tristi che hanno segnato la nostra storia. Un contributo allo sviluppo di una cultura della pace che bandisca per sempre dalle vicende umane lo scatenarsi di guerra dell’orrore di genocidi commessi per motivi di razza o religione o di qualsiasi altra natura. Foggia, per quegli eventi nel 1943, ha ricevuto dallo Stato le Medaglie d’Oro al Valor Civile e Militare. Continueremo a portare con orgoglio queste benemerenze sul nostro gonfalone, per rimarcare il coraggio dei foggiani e la volontà di rinascita anche dopo tragedie di quella portata. Un punto di riferimento storico che deve servire da ispirazione per costruire un futuro migliore basato più sulla concordia e su obiettivi comuni di sviluppo e crescita piuttosto che sui conflitti sociali e civili. Un pensiero commosso andrà sempre ai caduti di quei drammatici momenti. Tanti civili innocenti ma anche tanti eroici servitori dello Stato che sacrificano la propria vita per salvare centinaia di loro concittadini. È quello che avvenne, ad esempio, grazie alle gesta indimenticabili di ferrovieri e Vigili del Fuoco caduti nell’adempimento di un dovere che andò ben oltre i compiti quotidiani della loro attività. Onore alla loro memoria e a quella dei tanti foggiani scomparsi, lasciando un lutto tangibile in molte famiglie della nostra città. Continueremo ad operare come istituzioni che rappresentano lo Stato e gli Enti Locali, affinché questi sacrifici e questo spirito di coraggio e di volontà di migliorare il futuro non siano stati coltivati invano dalle generazioni che ci hanno preceduto»

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