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Ci vorrebbe un miracolo al Quirinale per le elezioni a brandello: quello della Madonna del Cucito

Una inconsueta quanto bellissima Maria, colta non nell’habitus aulico della Vergine leggente ma in quello quotidiano di “donna di casa”, intenta al rammendo.

Ci vorrebbe un miracolo al Quirinale per le elezioni a brandello: quello della Madonna del Cucito

La Madonna del cucito di Guido Reni

Tutti gli ospiti della Presidenza della Repubblica in visita al palazzo, dai regnanti di tutto il Mondo, ai Capi di Stato e di Governo, alle ambascerie internazionali ai semplici visitatori, hanno avuto modo di ammirare e di tessere le lodi dell’interpretazione che fa il Reni di una inconsueta quanto bellissima Maria, colta non nell’habitus aulico della Vergine leggente ma in quello quotidiano di “donna di casa”, intenta al rammendo

Nel un celebre libretto Maria, donna dei nostri giorni, don Tonino Bello scriveva pagine accorate sulla Vergine intenta, oltre che nell’orazione, in azioni e gesti del vivere quotidiano; proprio lui che aveva ribattezzato l’applicazione del magistero ecclesiale ad opera dei Pastori locali, la Chiesa del Grembiule, ci aiuta a meglio comprendere una iconografica che affonda le sue radici in pieno clima Umanistico e si rigenera per dar vita – nel Seicento – a capolavori di suprema bellezza e stile come la Madonna del cucito. È quest’ultimo sicuramente un caso bizzarro quanto affascinante; un tema iconografico che fa seguito a una letteratura artistica che connette Maria madre amorevole e premurosa a seguito del suo accogliente “fiat”, ad una serie di gesti casalinghi quanto apprezzabili. È stato Giotto il primo a proporci delle immagini – diremmo oggi – inedite della Vergine e delle storie della sua famiglia, nell’impresa patavina della Cappella degli Scrovegni; già lui, con audacia, faceva baciare appassionatamente (e udite, udite, alla francese!), i genitori alla porta Aurea, afflato a cui farà seguito quel concepimento sine peccato che tanto darà da parlare ai Padri della Chiesa e al magistero petrino, fino alla promulgazione della bolla pontificia sull’Immacolata Concezione e fine della fiera.

Nella storia dell’arte sono stati tanti e ripetuti i casi che hanno sdoganato le immagini sacre e talvolta anche deriso certe acclarate scelte formali tanto che, all’indomani della conclusione dei lavori del Concilio di Trento, fu il cardinal Paleotti a pensare, e redigere, un documento ufficiale nel quale si indicava agli artisti la strada maestra da seguire per ben rappresentare le immagini sacre che – secondo i benpensanti – alle soglie del Seicento stavano per prendere una pericolosa deriva realista. È in questo clima di pensamenti e ripensamenti che si dipana il contesto culturale in cui viene realizzato l’affresco della Madonna del cucito di Guido Reni che, bolognese, come il porporato di cui sopra, conosceva bene le scelte indicate dalla Chiesa ma anche quelle praticate nelle botteghe di mezza Italia. A Bologna era entrato in contatto con l’arte accademica della famiglia Carracci e, giunto a Roma, sicuramente si imbatte nella temperie caravaggesca, sposando un piglio naturalistico. Sicuramente di questo variegato milieu è intriso l’affresco posto a coronamento apicale della Cappella dedicata alla Santissima Annunziata e voluta da papa Paolo V Borghese, per il privato raccoglimento in preghiera, proprio nel suo appartamento privato sul ventilato colle Quirinale.

Significativo – a questo punto – ricordare che tutti gli ospiti della Presidenza della Repubblica in visita al palazzo, dai regnanti di tutto il Mondo, ai Capi di Stato e di Governo, alle ambascerie internazionali ai semplici visitatori, hanno avuto modo di ammirare e di tessere le lodi dell’interpretazione che fa il Reni di una inconsueta quanto bellissima Maria, colta non nell’habitus aulico della Vergine leggente ma in quello quotidiano di “donna di casa”, intenta al rammendo. Amazing! Ed è passato poco più di un mese da quando proprio il Presidente uscente Mattarella raggiungendo papa Francesco in Vaticano per i saluti di fine mandato, tra stampe preziose e gadget del caso, porgeva al pontefice estasiato proprio un libretto monografico sull’inedita versione di Maria, donna feriale che, custodita da uno stuolo di angeli, cuce in Quirinale.

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Francesca Di Gioia

Francesca Di Gioia

Francesca Di Gioia è docente di Arte Sacra e Beni Culturali del territorio presso la Facoltà Teologica Pugliese di Foggia. Si è laureata cum laude in Conservazione dei Beni Culturali presso l’Istituto di Magistero "Suor Orsola Benincasa" di Napoli. Si è specializzata in incisione presso l'Istituto Nazionale per la Grafica di Roma e si occupa di Grafica d'Arte. E' giornalista pubblicista, collabora dal 2005 con il settimanale "Voce di Popolo". Ha conseguito il Diploma in Biblioteconomia presso la Scuola della Biblioteca Apostolica Vaticana ed è Operatore Didattico dei Musei Vaticani. Ha pubblicato "Invenit, delineavit et sculpsit. Per un approccio alle Arti Grafiche" per i tipi delle Edizioni Il Castello e "Vissi d'arte. Cinque anni di penna appassionata" con le Edizioni del Rosone.

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