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Una bella pedalata per tenere a distanza il diabete

A volte la prevenzione può avere alleati inaspettati, come ad esempio nel caso del diabete. Andare in bici può ridurre il rischio di morte nelle persone con diabete. È quanto emerge dai risultati di un lavoro pubblicato recentemente su JAMA Internal Medicine.

Una bella pedalata per tenere a distanza il diabete

A volte la prevenzione può avere alleati inaspettati, come ad esempio nel caso del diabete. Il diabete è un importante problema di salute pubblica e, oltre agli esiti invalidanti, è associato a un elevato rischio di morte prematura per tutte le cause, e per quella cardiovascolare in particolare. 

A volte la prevenzione può avere alleati inaspettati, come ad esempio nel caso del diabete. Ricordiamo che il diabete è un importante problema di salute pubblica. In Italia, “il 10% degli uomini e il 7% delle donne è diabetico, l’8% degli uomini e il 4% delle donne è in una condizione border line (intolleranza al glucosio) e il 23% degli uomini e il 21% delle donne è affetto da sindrome metabolica. Tra gli anziani (età compresa fra 65 e 74 anni), è diabetico il 20% degli uomini e il 15% delle donne mentre il 12% delle donne in menopausa (età media 62 anni) è diabetico.”* Il diabete, oltre agli esiti invalidanti, è associato a un elevato rischio di morte prematura per tutte le cause e per quella cardiovascolare in particolare. 

Ebbene, andare in bici può ridurre il rischio di morte nelle persone con diabete. Questo è quanto emerge dai risultati di un lavoro pubblicato recentemente su JAMA Internal Medicine. [1] In questo studio prospettico di coorte, i ricercatori hanno indagato le associazioni tra i minuti settimanali trascorsi in bicicletta all'aperto (e i cambiamenti nel tempo di pedalata) e la mortalità in 7.500 adulti con diabete (età media = 56 anni; indice di massa corporea medio = 29 kg/m2; durata media del diabete = 8 anni). Dopo un follow-up medio di 15 anni, si sono verificati 1.700 decessi, di cui 800 dovuti a mortalità cardiovascolare. Adeguato per più variabili, l’andare in bici è stato associato a un rischio inferiore di mortalità per tutte le cause dal 20% al 30% in riferimento all'andare in bici da 1 ora a oltre 5 ore settimanali. In un sottogruppo di 5.400 partecipanti, che ha completato un secondo controllo (4 anni dopo il primo), sono state valutate le variazioni nella mortalità in funzione dell’andare in bicicletta.  In questo sottogruppo, dopo un follow-up medio di 11 anni, quelli che sono andati in bici e poi hanno smesso, così come coloro che all’inizio non sono andati in bici e poi lo hanno fatto, avevano un rischio inferiore del 35% di morte per tutte le cause rispetto alle persone che avevano riferito di non andare in bicicletta in entrambi i controlli. Risultati simili sono stati ottenuti per la mortalità cardiovascolare. In questo studio qualsiasi andatura in bici all'aperto è stata associata a un minor rischio di morte nelle persone con diabete e i dati non sono stati suddivisi per il diabete di tipo 1 e di tipo 2. Nel commentare lo studio, gli editori di JAMA Internal Medicine osservano che "andare in bici richiede una buona forma fisica, un buon senso dell'equilibrio e i mezzi per acquistare una bicicletta", oltre, aggiungiamo noi, a strade sicure. [2] Tuttavia, risultati di questo lavoro evidenziano l'importanza dell'attività fisica quale forma di prevenzione efficace nelle persone con diabete.


Note

* Diabete. Aspetti epidemiologici. EpiCentro. L'epidemiologia per la sanità pubblica. Istituto Superiore di Sanità (www.epicentro.iss.it)


Bibliografia

1 . Ried-Larsen M, Rasmussen MG, Blond K et al. Association of Cycling With All-Cause and Cardiovascular Disease Mortality Among Persons With Diabetes: The European Prospective Investigation Into Cancer and Nutrition (EPIC) Study. JAMA Intern Med. 2021 Jul 19:e213836. doi: 10.1001/jamainternmed.2021.3836.

2 . Redberg RF, Vittinghoff E, Katz MH. Cycling for Health. JAMA Intern Med. Published online July 19, 2021. doi:10.1001/jamainternmed.2021.3830

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F. Michele Panunzio

F. Michele Panunzio

La prevenzione nutrizionale è la più potente medicina, ma non ama la solitudine. Ancelle le sono tutte le altre discipline mediche. Si accontenta di stare in disparte, ma in cuor suo sa di essere la padrona di casa per accogliere tutti. Non è esclusiva, né ha la puzza sotto il naso. Amo la prevenzione nutrizionale, fu amore a prima vista. Scelsi di fare il medico-igienista, ma anche di laurearmi in nutrizione umana, connubio perfetto per la mia professione. La collettività e l’individuo, il gruppo ed il singolo, i sani ed i malati, la prevenzione nutrizionale è per tutti ed è per sempre. Rispondo alle vostre domande, inviatele a: redazione@ilmattinodifoggia.it

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