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Cancro al seno e obesità, le sfide per la medicina del territorio che il Covid ha trovato vulnerabile

La prevenzione delle recidive di cancro della mammella è una delle sfide emergenti per la sanità pubblica, in particolare per le donne obese o in sovrappeso. In questa sfida, quale ruolo ha il Dipartimento di Prevenzione?

Cancro al seno e obesità, le sfide per la medicina del territorio che il Covid ha trovato vulnerabile

Una delle criticità emerse durante la pandemia del Covid-19 è quella della cosiddetta "medicina del territorio" troppo frammentata e a lungo depotenziata. Ed ora che, grazie ai vaccini, la situazione epidemiologica è in progressivo miglioramento, è necessario ripensare agli interventi di prevenzione in un'ottica di collaborazione tra ambiti differenti delle medicina territoriale.  La prevenzione delle recidive di cancro della mammella, in particolare per le donne obese o in sovrappeso, è una delle sfide emergenti per la sanità pubblica. Di frequente, le donne che hanno avuto una neoplasia mammaria chiedono al proprio medico quali sono i fattori legati allo stile di vita che possono modificare per ridurre il rischio di un nuovo cancro o di una recidiva.  Le domande spesso vertono sulla dieta, l’alcol e l’esercizio fisico per le quali c’è un’ampia letteratura scientifica dalla quale il professionista può attingere; mentre, non è del tutto chiaro quale sia il rischio di un elevato indice di massa corporea  (BMI) sullo sviluppo di tumori secondari nelle donne con cancro al seno.

Per colmare questa lacuna, alcuni ricercatori, utilizzando il registro dei tumori e le cartelle cliniche, presenti nel sistema “Kaiser Permanente Colorado and Washington”, ne hanno ricavato le informazioni, sull’indice di massa corporea, sulle caratteristiche del tumore, della terapia e su altre eventuali altre diagnosi di neoplasie, relative ad una coorte di 7.500 donne con diagnosi di cancro al seno non metastatico. I risultati sono stati pubblicati sul prestigioso “Journal of the National Cancer Institute” [1] Al momento della diagnosi iniziale, il 33% delle donne era in sovrappeso (BMI 25 – <30 kg/m2), il 34% era in obesità (BMI ≥ 30 kg/m2); l'età media era di 61 anni, mentre l'82% era di razza bianca.  Alla maggior parte delle pazienti è stato inizialmente diagnosticato un cancro al seno in stadio I; tuttavia, nelle pazienti obese vi erano maggiori probabilità di una diagnosi di neoplasia in stadio II/III rispetto a quelle con indice di massa corporea normale. Durante un follow-up medio di 88 mesi, al 12,7% delle pazienti è stato diagnosticato un secondo tumore, di cui il 62% correlato all'obesità, e precisamente: neoplasia della mammella post-menopausale, del colon-retto, del corpo uterino, dell'ovaio, del pancreas, dei reni, della tiroide, del mieloma multiplo, del meningioma, del fegato, del cardias dello stomaco, della cistifellea e dell’esofago.  Nell'analisi multivariata, per ogni aumento di 5 punti dell'indice di massa corporea (kg/m2), il rischio di una seconda diagnosi di qualsiasi forma di cancro aumentava del 7%. In particolare, aumentava del 13% per i tumori associati all'obesità, dell'11% per un secondo cancro al seno e del 15% per un secondo carcinoma mammario positivo al recettore per gli estrogeni (ER+).

Questo studio mostra in maniera impressionante l’esistenza di un aumento del rischio di secondi tumori nelle sopravviventi al cancro al seno che sono in sovrappeso e in obesità.  Gli Autori riconoscono i limiti dello studio di coorte retrospettivo, inclusa l'incertezza sul fatto che la popolazione osservata abbia rispettato le raccomandazioni ottimali dello screening, l'esercizio fisico o le strategie per la perdita del peso.  Tuttavia, questi dati evidenziano il rischio di ulteriori problemi associati al cancro in una popolazione di pazienti in sovrappeso. In apertura dell’articolo chiedevamo quale ruolo ha il Dipartimento di prevenzione in questa sfida per la sanità pubblica.  Ebbene, a tal proposito, ci viene in aiuto il Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025 il quale affida proprio al Dipartimento di Prevenzione “anche la programmazione, attuazione, validazione e coordinamento di interventi finalizzati all'individuazione  di condizioni di rischio per le malattie croniche non trasmissibili e all'indirizzo verso un'adeguata "presa in carico". In questo contesto si inserisce la collaborazione con i Distretti Sanitari e la medicina di base per l'invio a interventi più o meno strutturati a seconda della condizione e per la modifica dei fattori di rischio.” [2]

Bibliografia

1 . Feigelson HS, Bodelon C, Powers JD, Curtis RE, Buist DSM, Veiga LHS, Aiello Bowles EJ, Berrington de González A, Gierach GL. Body Mass Index and Risk of Second Cancer among Women with Breast Cancer. J Natl Cancer Inst. 2021 Apr 5:djab053. doi: 10.1093/jnci/djab053. Epub ahead of print. PMID: 33823007.

2 . Ministero della Salute. Direzione generale della prevenzione sanitaria. Piano Nazionale della Prevenzione 2020 - 2025; pag XII (Disponibile all’indirizzo: https://www.salute.gov.it/)

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F. Michele Panunzio

F. Michele Panunzio

La prevenzione nutrizionale è la più potente medicina, ma non ama la solitudine. Ancelle le sono tutte le altre discipline mediche. Si accontenta di stare in disparte, ma in cuor suo sa di essere la padrona di casa per accogliere tutti. Non è esclusiva, né ha la puzza sotto il naso. Amo la prevenzione nutrizionale, fu amore a prima vista. Scelsi di fare il medico-igienista, ma anche di laurearmi in nutrizione umana, connubio perfetto per la mia professione. La collettività e l’individuo, il gruppo ed il singolo, i sani ed i malati, la prevenzione nutrizionale è per tutti ed è per sempre. Rispondo alle vostre domande, inviatele a: redazione@ilmattinodifoggia.it

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