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In tempo di Covid, attenzione al ritorno degli "innominabili"

Le evidenze suggeriscono un aumento del rischio di un nuovo tumore per chi ha già avuto il cancro. Che cosa è necessario fare per contrastare tale rischio?

In tempo di Covid, attenzione al ritorno degli "innominabili"

In questi casi, il Dipartimento di prevenzione, opportunamente potenziato, può attuare gli opportuni interventi preventivi in un approccio per “setting”, così come indicato nel “Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025”? 

«Son già secoli e secoli che i medici discutono fra loro sulla malattia. Se si fossero contentati di definirla una mancanza alle regole della buona salute, sarebbero d’accordo da un pezzo.»* Salute e malattia, un binomio che entra prepotentemente nella cronaca di questi giorni a proposito dei limiti nella gestione della pandemia nel cosiddetto “modello lombardo”. Ma, «… a prescindere dalle eventuali incapacità di singoli dirigenti, la struttura organizzativa data dalla Regione Lombardia alla sanità - scrive Elena Tebano - rende difficile seguire i cittadini fuori dagli ospedali, far lavorare insieme le strutture sanitarie in modo che diano una risposta coordinata e soddisfare i bisogni di salute effettivi della popolazione…»**

Una situazione estesa anche ad altre Regioni, così come riporta il dossier, pubblicato dall'Ufficio parlamentare di bilancio, “Lo stato della sanità in Italia”: «… in Italia si è verificato sicuramente un ridimensionamento dei servizi ospedalieri, ma non sembra che, soprattutto in alcune regioni, a questo abbia fatto riscontro un sufficiente rafforzamento delle strutture diffuse sul territorio»*** E tra le strutture territoriali depotenziate troviamo il Dipartimento di Prevenzione. Una “Struttura” che può essere il regista della “Prevenzione” anche nel rapporto territorio-ospedale, come ad esempio nel contrastare il rischio di comparsa di un nuovo tumore per i malati di cancro. Un approccio al binomio salute-malattia, insito nel rapporto territorio-ospedale,  di prevenzione per “setting”, così come riportato nel “Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025”. [1] Evidenze consistenti, infatti, indicano che il rischio di un nuovo tumore per chi ha già avuto il cancro è più elevato rispetto a quello della popolazione generale.

Caro lettore ti starai chiedendo di quanto sia più alto questo rischio. E, soprattutto, che cosa è necessario fare per contrastarlo? Tutte domande che meritano una risposta. Per dare una dimensione del rischio di comparsa di un nuovo tumore alcuni ricercatori hanno condotto uno studio di coorte retrospettivo, i cui risultati sono stati pubblicati su “JAMA”. [2] Gli Autori hanno utilizzato i registri nazionali di sorveglianza del cancro degli Stati Uniti per identificare 1,5 milioni di pazienti (età media di 60 anni) sopravvissuti ad un tumore primario per almeno 5 anni e poi seguiti per una media di altri 7 anni di follow-up. Invece, i sopravvissuti più giovani (fascia di età = 25-39 anni) sono stati seguiti per una media di quasi 15 anni. Dopo le opportune analisi aggiustate per i fattori di confondimento, il rischio di sviluppare un cancro successivo a quello primario era di circa il 10% più alto per i sopravvissuti al cancro rispetto alla popolazione generale; mentre il rischio di morte era del 45% più alto per gli uomini e del 33% per le donne sopravvissute al cancro rispetto agli uomini e alle donne della popolazione generale. I rischi assoluti di mortalità per uomini e donne erano rispettivamente di 104 e di 62 decessi per 10.000 anni-persona. I tumori post-primari associati al fumo rappresentavano il 45% della mortalità complessiva, mentre quelli associati all'obesità erano circa il 26%. Uno dei principali insegnamenti di questa analisi è che una percentuale sostanziale dei tumori post-primari è associata a fattori modificabili relativi allo stile di vita. Quindi, in termini di sopravvivenza e di qualità della vita, chi sopravvive al cancro può trarre un vantaggio nel modificare i fattori di rischio per i tumori post-primari.  Il Dipartimento di Prevenzione, opportunamente potenziato, è la Struttura operativa che può farsi carico di attuare gli interventi di promozione dei corretti stili di vita, basati su prove di efficacia, ad iniziare, ad esempio, dalla “prevenzione nutrizionale”, espressione che compare ora, e non è un caso, per la prima volta in un Piano Nazionale della Prevenzione. [1]


Note

* Georges Bernanos. Diario di un curato di campagna. KKIEN Publishing International, 2019. Ed. orig.: Journal d’un curé de campagne, 1936. 

** Elena Tebano. La crisi del sistema sanitario lombardo rivelata dall’epidemia riguarda oltre ai suoi vertici anche l’idea di cura su cui è basato. Agenas, Quotidiano Sanità, in Rassegna stampa di Luca Angelini del 24 marzo 2021 (Disponibile su: www.corriere.it/rassegna-stampa/)

*** Ufficio parlamentare di bilancio. Lo stato della sanità in Italia (Disponibile in: www.upbilancio.it/)  


Bibliografia

1 . Ministero della Salute. Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria. Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025. (Disponibile all’indirizzo: http://www.salute.gov.it/) 

2 . Ganz PA, Casillas JN. Incorporating the Risk for Subsequent Primary Cancers Into the Care of Adult Cancer Survivors: Moving Beyond 5-Year Survival. JAMA. 2020 Dec 22;324(24):2493-2495. doi: 10.1001/jama.2020.23410. PMID: 33351026.

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F. Michele Panunzio

F. Michele Panunzio

La prevenzione nutrizionale è la più potente medicina, ma non ama la solitudine. Ancelle le sono tutte le altre discipline mediche. Si accontenta di stare in disparte, ma in cuor suo sa di essere la padrona di casa per accogliere tutti. Non è esclusiva, né ha la puzza sotto il naso. Amo la prevenzione nutrizionale, fu amore a prima vista. Scelsi di fare il medico-igienista, ma anche di laurearmi in nutrizione umana, connubio perfetto per la mia professione. La collettività e l’individuo, il gruppo ed il singolo, i sani ed i malati, la prevenzione nutrizionale è per tutti ed è per sempre. Rispondo alle vostre domande, inviatele a: redazione@ilmattinodifoggia.it

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