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"Facciamo presto!", lo dicono le donne: alle donne

Cosa pensano e dicono le donne del Mezzogiorno, della Puglia, di Foggia sull’essere parte determinante per la ripresa economica? Se e come si stanno organizzando per non restare ai margini, mentre il mondo è profondamente cambiato, e strumentalmente e falsamente trainato da soli e cosiddetti “uomini di potere”? 

"Facciamo presto!", lo dicono le donne: alle donne

Il Next Generation Eu e la parità di genere giocata in questo maledetto Sud, dove solo il 33% delle donne lavora, soprattutto nel pubblico e pochissime in ruoli apicali, le imprese femminili sono in estrema difficoltà, i servizi di cura funzionano male o non ci sono, le politiche di conciliazione mostrano crepe evidenti già nelle premesse. Da qui l'appello alle donne per costruire un tavolo permanente di proposta e consultazione

C’è un Sud che annaspa da decenni, anche grazie ad una classe politica e dirigente non proprio adeguata, e c’è un sud nel sud che è ignorato, invisibile. È il sud delle donne, volutamente tenuto ai margini e “messo a sedere” se prova ad esserci, a dire la sua.

I tempi, però, ora sono maturi anche se bisogna ancora alzare la voce per far comprendere che il Next Generation EU non è un’accozzaglia di progetti tutti centrati sulle infrastrutture, ma che la parità di genere è il terzo obiettivo globale del programma. Non un’enunciazione di principio all’italiana, che non ha avuto lo stesso coraggio della Spagna che ha fissato come obiettivo il “senza disuguaglianze di genere”, ma una valutazione d’impatto ex ante ed ex post sulle ricadute  di tutti gli investimenti che verranno, se e quando verranno. 

Se la situazione è quella che è e si sta tentando - grazie a movimenti di donne nati sui social, supportati dai media e con una buona eco, oltre ad una serie di associazioni  - di suonare la campana,  a livello territoriale, regionale, meridionale il tema semplicemente non esiste. 

Il sistema della rappresentanza di genere, già debole di per se, sembra non avere la stessa capacità di reazione di gruppi femminili di interesse collettivo più informali che - è inutile nasconderlo e pure a giusta ragione - ambiscono a svolgere un ruolo sostitutivo, concorrente e alternativo a quel sistema elefantiaco, istituzionalmente ingessato ed arrugginito, a cominciare dal linguaggio ormai fuori dal tempo. 

Eppure in questo maledetto sud solo il 33% delle donne lavora, soprattutto nel pubblico e pochissime in ruoli apicali, le imprese femminili sono in estrema difficoltà, i servizi di cura funzionano male o non ci sono, le politiche di conciliazione mostrano crepe evidenti già nelle premesse.

Cosa pensano e dicono le donne del Mezzogiorno, della Puglia, di Foggia sull’essere parte determinante per la ripresa economica? Se e come si stanno organizzando per non restare ai margini di un dibattito già tutto avvitato su se stesso, narrato seguendo i soliti schemi, mentre il mondo è profondamente cambiato, e strumentalmente e falsamente trainato da soli e cosiddetti “uomini di potere”? 

Le donne hanno voglia, capacità, ambizione di lavorare non per se stesse, perché la parità di genere interessa tutti, ma per il proprio territorio, offrendo il proprio contributo e costituendo un tavolo permanente di consultazione?

Sì, la risposta a quest’ultima domanda deve essere sì.

Facciamo presto. Non restiamo invisibili, perché se non ce ne occupiamo noi non se ne occuperà nessuno ed a perdere sarà l’intera società. Dobbiamo essere noi, insieme, ed ognuna per le proprie competenze ed esperienze, a proporre progetti concreti e seguirli con attenzione fino alla realizzazione. Costerà qualche sacrificio in più ma la ripartenza deve essere declinata al femminile non per recriminazione, anche se non guasta, ma perché la partecipazione femminile al mercato del lavoro che tanto manca è un problema macro di crescita potenziale.

Perché il 56% dei posti di lavoro persi durante questa pandemia erano delle donne, perché il 5,1% di lavoratrici autonome ha gettato la spugna, perché ormai sono 707 mila le donne inattive, perché dei due milioni di giovani che non studiano e non lavorano troppi sono del Sud, perché durante questa pandemia siamo state investite da un sovraccarico di lavoro, soprattutto di cura, perché il divario di genere sta ancora aumentando, perché siamo più della metà della popolazione della nostra terra.

Il Comitato Imprenditoria Femminile della CCIAA di Foggia fa e farà la sua parte occupandosi dei 40 milioni di €, in legge di bilancio, e dei 400 milioni di € previsti nel Recovery Fund ITA- davvero pochi - di cui nulla si sa su come si potranno utilizzare. Ma questo non può bastare se pensiamo alle nostre imprenditrici, alla sopravvivenza delle aziende, alle lavoratrici, a come fare per far crescere il loro numero, a come creare quel sistema di welfare che consentirà a tutti di lavorare.

Senza donne l’intera società è più povera. 

Costruiamo insieme una piattaforma territoriale perché “per cambiare le cose bisogna esserci”,  affermava Tina Anselmi, e perché non è più la stagione delle asimmetrie. 

Non sprechiamo questa occasione restando ostaggio di una politica che parla a se stessa,   beandosi di non avere alcuna visione ma certamente un ego smisurato. Il dislivello sociale, cresciuto negli anni, è ormai insopportabile ed è da lì che bisogna ripartire se si vuole ricostruire.

Se vogliamo possiamo e se possiamo dobbiamo farlo.

Dovranno ascoltarci perché la voce non la chiediamo, ce la prendiamo. Nessuna delega.

Facciamo presto. 

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Daniela Eronia

Daniela Eronia

Di me hanno detto che sono stata una giornalista molto scomoda, poi un'imprenditrice troppo intraprendente. È così: quando una donna si dedica con passione alla città che ama, per renderla migliore, finisce con il creare inquietudini. Per aggiungerne qualcuna in più, torno a scrivere, nel solito mondo. A volte sarà irriverente, altre dissacrante. Sicuramente "controverso". Comunque, se vi fa piacere deciderete voi.

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