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Controverso

Le “madrine” e i “padrini” dell’antiviolenza sulle donne

Qual è l’impatto sociale delle troppe e simili manifestazioni per il 25 novembre? A quanto sembra minimo se le donne massacrate aumentano. Quante sono le donne vittime di violenza che vi partecipano? Poche! Forse nessuna.

Le “madrine” e i “padrini” dell’antiviolenza sulle donne

La mappa dei femminicidio in Italia

Migliaia di euro bruciati, però, mentre i Centri Antiviolenza operano ogni giorno con risorse sempre più scarse e mentre ci si dimentica di deporre un fiore su una tomba o in un luogo dal forte valore simbolico.

Usciamo dall’alveo del “politically correct”. Facciamolo, usciamo dall’ipocrisia della retorica del 25 novembre. Lo dobbiamo alle 142 donne massacrate nel 2018, lo dobbiamo alle decine di donne uccise nel 2019, alle troppe donne che non hanno la forza e il coraggio di denunciare perché oppresse dalle loro paure e dalla solitudine più amara, lo dobbiamo ai bambini, vittime due volte, più volte perché terrorizzati dalle urla in famiglia, malmenati, violati, uccisi. L’onda dell’antiviolenza che sta montando, in troppi casi, sa tanto di approssimazione e superficialità, ha il sapore indigesto dell’apparenza che ha davvero poca sostanza, è una via breve da percorrere, racchiusa com’è in una settimana, un mese per poter dire “io c’ero”, è - a volte - anche uno strumento di consenso e riconoscimento sociale, di aggregazione quasi obbligata in un club ambito e un po', un bel po', spocchioso.

Le scarpette rosse, le letture, i cortei, silenziosi e pudichi quando invece bisognerebbe urlare a squarciagola, le rappresentazioni teatrali, i libri che diventano bibbie, le panchine rosse, i sindaci che marciano e presenziano in prima fila ma poi hanno la mano tirata per far quadrare i bilanci e tagliano, tagliano risorse proprio lì, gli studenti che diventano vittime predestinate di moralismi eccessivi ed a volte anacronistici e poco importa se un’adolescente su venti è picchiata dal “fidanzato”, dimostrano che è più importante quello che si dice e non quello che davvero si fa. E si fa dal 1 gennaio al 24 novembre e dal 26 novembre al 1 gennaio, saltando a piè pari la giornata delle celebrazioni, quando le emergenze comunque continuano, soprattutto quelle falsamente interessate che ruotano intorno ad una doppiezza a tratti imbarazzante. E no, non funziona, così non può funzionare.

La legge di ratifica della Convenzione di Istanbul del 2013 ha per obiettivo un centro antiviolenza ogni diecimila abitanti ma oggi, in Italia, la proporzione è pari a 0,05 centri per 10 mila residenti. Al Sud un centro antiviolenza su tre non fa parte di nessuna rete territoriale perché non esiste alcuna rete territoriale di cui fare parte. Dei 20 milioni di euro di fondi statali stanziati nel 2018 solo lo 0,39% è arrivato ai centri antiviolenza e alle case rifugio. Solo 77mila euro. Emerge dal monitoraggio di Action Aid, aggiornato ad ottobre 2019, sulle risorse che ogni anno il Dipartimento Pari Opportunità distribuisce alle Regioni in base alla legge sul femminicidio. Per il 2019 la storia non cambia. I 30 milioni di euro sono ancora fermi e poco conta se proprio il 25 novembre verranno sbloccati, dimenticando che a novembre l’anno solare è quasi finito.

Qualcuno che s’indigna davvero c’è? C’è qualcuno che denuncia le difficoltà di chi agisce sul campo scontrandosi con la troppa burocrazia - fatta di estenuanti procedimenti amministrativi- , che cozza contro l’indispensabilità dell’immediatezza di ogni intervento che può salvare una vita? Tutta questa indignazione non c’è. Tutto, invece, sembra ormai un gran galà. Mea culpa. E da ora meglio essere scorrette, anzi fuori moda.  

Sciopero bianco contro questa assurda rappresentazione della strage che si sta consumando, contro questo dover esserci di maniera. Si tornerà a combattere domani quando il circo mediatico s’azzittirà.  Per fortuna non è tutto così, non è sempre cosi. Per fortuna, davvero, anche il 25 novembre c’è chi è lì, spesso volontarie, per tentare di curare le ferite di una donna umiliata. Perché anche il 25 novembre ci ammazzano! E sono davvero troppe le donne che non ci sono più, anche una soltanto è troppo!

Un umile e rispettoso pensiero alle donne uccise nella nostra terra per mano di un uomo: Luminita (Cerignola, 2019) Filomena, Miriana, Valentina, Teresa (Orta Nova, 2019), Roberta (San Severo, 2019), Federica (Troia, 2018) Nicolina (Ischitella, 2017) Lucia (Orta Nova, 2015), Annunziata (Cerignola, 2013). Un pensiero per Carmela (Pergine, 2015).  Dalla parte delle donne. Sempre! 

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Daniela Eronia

Daniela Eronia

Di me hanno detto che sono stata una giornalista molto scomoda, poi un'imprenditrice troppo intraprendente. È così: quando una donna si dedica con passione alla città che ama, per renderla migliore, finisce con il creare inquietudini. Per aggiungerne qualcuna in più, torno a scrivere, nel solito mondo. A volte sarà irriverente, altre dissacrante. Sicuramente "controverso". Comunque, se vi fa piacere deciderete voi.

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