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Controverso

La disobbedienza delle donne

Provi a ribellarti ma lui non ne vuole capire. Ti lascia lì, sul pavimento, piena di lividi. Aspetti che chiuda la porta di casa alle sue spalle, prendi due stracci e fuggi. Non hai più nulla.

La disobbedienza delle donne

La fontana di piazza Cavour a Foggia illuminata di rosso contro la violenza sulle donne

È lì che si proverà a ricostruire quella donna che non c’è più, che non si riconosce, che però ha avuto la forza di denunciare, non si è persa definitivamente, proprio quella donna che quell’uomo che diceva di amarla, non è riuscito ad uccidere. 

Un segno rosso sul viso. Il tratto di un rossetto. Un hashtag #nonènormalechesianormale, una at @nonunadimeno. È @agitazionepermanente. E Roma diventa marea. Le donne sono in marcia, decine di migliaia disobbedienti. Tutto il potere delle donne è qui.

In piazza perché c’è da difendere la propria vita, l’autodeterminazione, i diritti conquistati e messi puntualmente in discussione, i propri figli, la libertà.  E non si capisce perché le donne debbano sempre difendere qualcosa e difendersi. Dalla prima minaccia, dal sentirsi urlare puttana, quello schiaffo che non si capisce subito e  stordisce, quello spintone, il  calcio che non si schiva per difendere il proprio bambino, quel telefono che lui controlla ossessivamente, quel cercare di chiedere aiuto e quel sentirsi ripetere “ma hai una famiglia, vedrai cambierà, vi amate”, quel sentirsi in colpa e non aver fatto nulla, quel dormine nel terrore e dover difendersi anche dalla paura.

Quel coraggio che non sai da dove arriva, ti sorprende una mattina. Cerchi il numero del centro antiviolenza, fai la prima chiamata, dall’altro capo del telefono c’e un’altra donna, ti ascolta, prova a capire, analizzare il rischio. Poi riattacchi, all’improvviso. E l’incubo ricomincia. Provi a ribellarti ma lui non ne vuole capire. Ti lascia lì, sul pavimento, piena di lividi. Aspetti che chiuda la porta di casa alle sue spalle, prendi due stracci e fuggi. Non hai più nulla. In Questura non hai più forza, non provi alcun dolore, non riesci a parlare. Qualcosa si sblocca, racconti la tua disperazione, il terrore, l’esserti salvata. Si aprono le porte di una casa rifugio. È lì che si proverà a ricostruire quella donna che non c’è più, che non si riconosce, che però ha avuto la forza di denunciare, non si è persa definitivamente, proprio quella donna che quell’uomo che diceva di amarla, non è riuscito ad uccidere. 

Le fontane di Foggia si colorano di rosso contro la violenza sulle donne

E la marea di donne che ha invaso Roma era lì per difendere i centri antiviolenza, sempre meno sostenuti, per chiedere più case rifugio e di seconda accoglienza, più servizi concreti e reali, era lì per essere con le donne uccise, con le donne sopravvissute o che proprio ora stanno subendo  qualsivoglia forma di violenza, per difendere i bambini, perché sono le donne che hanno questo potere.

E, nota a margine, c’era anche una delegazione di Foggia in rappresentanza della Consulta parità e pari opportunità del Comune di Foggia. L’hashtag è #facciamoretecontrolaviolenzasulledonne. E, si sa, non è mai facile costruire una rete solidale, solida, vera, efficace. Ma questo è un altro discorso. Un piccolo passo è stato fatto. Quello striscione era lì. 

La delegazione delle donne della Consulta Pari opportunità di Foggia alla marcia di Roma

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Daniela Eronia

Daniela Eronia

Di me hanno detto che sono stata una giornalista molto scomoda, poi un'imprenditrice troppo intraprendente. È così: quando una donna si dedica con passione alla città che ama, per renderla migliore, finisce con il creare inquietudini. Per aggiungerne qualcuna in più, torno a scrivere, nel solito mondo. A volte sarà irriverente, altre dissacrante. Sicuramente "controverso". Comunque, se vi fa piacere deciderete voi.

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