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Le nuove Costituenti

Confronto tutto al femminile sul Referendum Costituzionale. Al PD che fa manifesti per dire alle donne che «è importante dire Si», risponde, rivolgendosi alla Boschi, il neonato comitato spontaneo "DonneperilNo" che in pochi giorni ha raccolto 12 mila adesioni

Le nuove Costituenti

A 70 anni e qualche mese dal primo voto alle donne, sembra che in questo 2016 saranno proprio le donne l'ago della bilancia al Referendum del prossimo 4 dicembre. Certo non ci saranno i nomi delle costituenti di allora, solo per citarne alcune Iotti, Merlin, Montagnana Togliatti, Mattei. Si chiamano e chiameranno invece, citando alcune costituzionaliste Carlassare, Corsi, Pezzini, Viviani Schlein, a cui aggiungere le tante "che ne so", "quando serve ci sono", "i conti devono farli con noi", così per non citare nomi reali, che un'idea precisa ce l'hanno e non la nascondono assolutamente, ci sono e ci saranno. Da una parte e dall'altra.

‏Proprio in un momento in cui non ci si deve candidare o meglio non si deve essere candidate (come riempi qualcosa in più di un'occasione, purtroppo) saranno le donne, e mi piace aggiungere i giovani, a segnare la storia del nostro Paese, anche se -questo è certo- non ci sarà nessuna catastrofe, in un caso e nell'altro. In fin dei conti, la domanda è chiara. Si o No. Ma ce n'è un'altra barbina che s'agita. Su quante donne potrà contare il nuovo Senato, qualora la riforma fosse confermata?
‏Se oggi la comunicazione, da una parte e dall'altra viaggia soprattutto on line, bisogna rilevare che quel che gira in rete tra cui alcuni manifesti in rosa che disegnano le sagome, spigolose tra l'altro, delle donne, sono l'esempio lampante di come non si deve fare comunicazione. Se poi si affianca il claim "è importante dire si" di fatto si manda malamente in archivio e si rinnegano le lotte di qualche decennio fa ma non solo che, davvero, hanno modificato le politiche sui diritti e i diritti, anche oltre il genere. E alla domanda "perché non fare un manifesto dove anche per gli uomini, spigolosi e caso mai in blu indaco, si affermi "è importante dire si" non c'è risposta. Però questo è un dato che conferma l'attenzione, a volte anche distorta, usata ed abusata sulle donne. Già! Il Ministro delle Riforme è donna, quindi Ministra. La Costituzione è femmina, la legge è femmina, la scheda è femmina, l'urna è femmina senza voler tirare in ballo, però, Ligabue.
‏Ma ancora sui social media. Pullulano di gruppi per il si e per il no, immediatamente riconoscibili negli approcci e nei colori. I primi a quanto sembra più frammentati, territoriali, in un certo senso classificabili e riconducibili a qualcuno o qualcosa, i secondi, tra cui uno nazionale, partito dal basso è invece una risposta secca alla preoccupazione della Ministra sull'assenza delle donne per il no. Bene, pare di intendere che si voglia dire "non si preoccupi signora Ministra, ci siamo e siamo, in pochi giorni, già circa 12.000 e questo solo perché c'è chi verifica le iscrizioni". Ed è di ieri il primo comunicato stampa del gruppo #donneperilNO. Donne di ogni età e classe sociale, attiviste, inclusive. Si potrà dire che il virtuale non è il reale. Questa volta non pare sia proprio così. Al taglio delle 10.000 iscritte si è festeggiato, dandosi subito un altro traguardo, l'appuntamento del 27 novembre a Roma, per la manifestazione nazionale. Sul potere del virtuale, soprattutto dopo quanto accaduto negli USA, bisognerebbe essere almeno un po' più accorti. Nowthis insegna! Chi bazzica il si e il no, anche solo per curiosità, può notare alcune differenze. Da un lato quasi l'ossessione, almeno nel linguaggio, per una battaglia che sembra essere quella definitiva, con "scontri frontali" nei commenti, dall'altro la partecipazione spontanea, con tanto di grazie, di assenza di competizione, una trincea gentile dove legittimamente difendere il proprio pensiero sul punto, non per partito preso, contro un esercito fin troppo bene organizzato, compatto, schierato che usa le sue armi persuasive - diciamo così - anche all'estero. Lì ci sono più di 4 milioni di elettori e se non ci può andare fisicamente, beh per le donne del no è più agevole la rete.
‏Questo referendum di fatto ha spaccato l'Italia e lesionato profondamente il blocco diciamo di genere. Sempre tornando agli USA. C'è stata una battaglia unica delle donne per Hillary? A quanto sembra no. Le donne sono state artefici loro stesse - almeno a leggere alcuni commenti - della sconfitta delle donne. E ci si può trovare da una parte o dall'altra, questo è certo ma, comunque andrà a finire, le donne d'Italia potranno raccontare di aver vissuto, non dagli scranni del Parlamento ma soprattutto nella non materia della rete, un'altra era costituente. Nessun vuoto narrativo, anzi un profluvio. Torneranno ad essere amiche, così come prima, nel caso qualche amicizia si sia incrinata nell'infuocato ed estenuante dibattito. Con altri argomenti comuni, altre ferite da cicatrizzare o medaglie da appuntare. E ricominciare nel rispetto delle diversità, nell'uguaglianza. Si, sembra proprio che sia il momento delle donne.

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Daniela Eronia

Daniela Eronia

Di me hanno detto che sono stata una giornalista molto scomoda, poi un'imprenditrice troppo intraprendente. È così: quando una donna si dedica con passione alla città che ama, per renderla migliore, finisce con il creare inquietudini. Per aggiungerne qualcuna in più, torno a scrivere, nel solito mondo. A volte sarà irriverente, altre dissacrante. Sicuramente "controverso". Comunque, se vi fa piacere deciderete voi.

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