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Quella tassa sulla criminalità imposta ai cittadini di Foggia

In questa città c’è una tassa che tutti noi paghiamo solo perché ci siamo nati, ci lavoriamo, non vogliamo andar via, perché siamo ancora convinti di essere più forti del malaffare.

Quella tassa sulla criminalità imposta ai cittadini di Foggia

Il furto da Ottica del Re in Corso Cairoli a Foggia

Sfila il corteo blindato del Capo della Polizia, Gabrielli, oggi in città. Forse non è stato informato di quanto accaduto a chi, solo un paio di mesi, aveva scritto sulle sue vetrine “noi non molliamo”. Forse se il capo della Polizia avesse saputo – e si vuol leggerla cosi -, forse se avesse girato la testa, avrebbe potuto fermare il corteo, scendere dall’auto e stringere la mano a chi ha subito l’ennesima rapina. Ma non è successo.

Certo,  veder sfilare i cittadini, tanti, dinanzi alle vetrine sfondate dell’Ottica Del Re di Corso Cairoli fa bene al cuore. Un saluto, una stretta di mano, un abbraccio rincuorano, questo è vero e segnano il solco tra chi solidarizza, per quel che può e come può  e chi, invece, forse passeggiando sul marciapiedi di fronte, gioisce nel vedere che il suo colpo o dei suoi amici più stretti, quello di questa notte, è andato a segno. Ed è la seconda volta in un paio di mesi.

E mentre si è li a chiedersi cosa possiamo fare, come possiamo aiutare, sfila il corteo blindato del Capo della Polizia, Gabrielli, oggi in città. Forse non è stato informato di quanto accaduto a chi, solo un paio di mesi, aveva scritto sulle sue vetrine “noi non molliamo”.  Forse se il capo della Polizia avesse saputo – e si vuol leggerla cosi -, forse se avesse girato la testa, avrebbe potuto fermare il corteo, scendere dall’auto e stringere la mano a chi ha subito l’ennesima rapina. Ma non è successo. 

E, come ormai ogni giorno, torniamo a parlare di criminalità, che sia micro o no poco importa. Lo facciamo perché in questa città c’è una tassa che tutti noi paghiamo solo perché ci siamo nati, ci lavoriamo, non vogliamo andar via, perché siamo ancora convinti di essere più forti del malaffare. E’ la tassa sulla criminalità. Pensiamoci. Ogni mattina controlliamo se la nostra auto è ancora li ed eppure abbiamo installato  il satellitare. Abbiamo chiuso le nostre case montando i cancelli alle finestre, abbiamo  le nostre belle porte blindate, abbiamo i sistemi di allarme, abbiamo le telecamere connesse con i telefonini, abbiamo tolto le etichette ai citofoni. Insomma, morti ma vivi, sepolti da una tassa illegale, illecita. Se ci imbuchiamo in uno dei tanti vicoli della città ci guardiamo le spalle. Teniamo strette le borse, non indossiamo più oggetti di valore. Ogni rumore è un allarme. Il senso di insicurezza, quella percezione che ci soffoca, è un qualcosa con cui ci siamo abituati, siamo stati costretti, a convivere. 

Ed allora che si fa? Rilanciamo l’ennesimo appello alla denuncia? Confidiamo in una presenza ed azione più serrata delle forze dell’ordine? Chiediamo per l’ennesima volta al Ministro dell’Interno di definire una vera e propria strategia di assalto alla malavita ed al malaffare, anche rinforzando gli organici? Viene quasi da dire a che serve, demoralizzati, stanchi, esausti come siamo. Solitamente il pagamento di una tassa dovrebbe corrispondere all’erogazione di un servizio. Ma, dispiace dirlo, il servizio offerto non è dei migliori e, non certo a causa di chi è di pattuglia.  Sembra che si voglia prendere sotto gamba quello che ormai, ma da tempo, troppo tempo, è un vero e proprio allarme sociale. E sono anni che si scende sempre più giù. Ogni cittadino ha subito qualcosa, dal furto in casa, all’auto, allo scippo, dalla rapina al “solo” assistere ad una sparatoria, anche in pieno giorno.  Una domanda. Quanti di noi, da domani, inforcheranno gli occhiali da sole rubati all’Ottica Del Re e pagati a poco prezzo? Beh, è qui che serve la prima risposta. Nessun paio di occhiali nuovo. Chi ha fatto la rapina, svuotando i cassetti degli occhiali in cassette della frutta, per ottenere il maggior risultato in poco tempo, ora vorrà piazzare il suo trofeo sul mercato parallelo, nero, commettendo un altro reato, quello della ricettazione. Ma anche chi decide di acquistare commette un reato, alimentando il sistema criminale. Ed invece no. Quegli occhiali non devono riuscire a piazzarli. Per loro devono diventare un peso, un qualcosa di cui disfarsene. Certo il danno all’Ottica Del Re sarà stato comunque fatto ma almeno qualcosa di serio per contrastare, da semplici cittadini, l’avremo fatta. Noi non molliamo. Questo cartello dovremmo affiggerlo su ogni vetrina, per non lasciar solo nessuno. 

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Daniela Eronia

Daniela Eronia

Di me hanno detto che sono stata una giornalista molto scomoda, poi un'imprenditrice troppo intraprendente. È così: quando una donna si dedica con passione alla città che ama, per renderla migliore, finisce con il creare inquietudini. Per aggiungerne qualcuna in più, torno a scrivere, nel solito mondo. A volte sarà irriverente, altre dissacrante. Sicuramente "controverso". Comunque, se vi fa piacere deciderete voi.

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