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Proviamo, per un attimo, a sentirci turchi sotto il cielo oscuro di Erdogan

Il vero golpe è appena all'inizio. Un repulisti in piena regola sigillato dall'ipotetico "democraticamente eletto". In quanti, se fossimo cittadini turchi, saremmo in quelle patrie galere e, davvero per poco, per un Tweet?

Proviamo, per un attimo, a sentirci turchi sotto il cielo oscuro di Erdogan

Erdogan non piace a molti.  Questo è un dato di fatto. E per molti motivi. Da oggi di motivi ce ne sono in più. Fino a tarda notte in molti, anche se può sembrare azzardato, forse speravano nella riuscita dell'inaspettato golpe, o pseudo tale - e pare davvero strano che i fantomatici servizi segreti del mondo intero non ne avessero avuto la percezione - con tanto di supporto del democratico occidente che, certo, ha tentennato prima di esporsi, ovviamente poi a favore del sultano. Pur mai apprezzando i militari al potere che - si crede - millantassero parole a noi tanto care: rispetto dei diritti umani, libertà vera, rispetto degli accordi internazionali, solo per citarne alcune. E questi motivi in più, purtroppo, ben sapendo che gli interessi in gioco sono "importanti", ma a volte incomprensibili a chi non è "costretto" a governare - rendono stonate le tante - forse intempestive, inopportune ed interessate - dichiarazioni di tranquillità. In fin dei conti, il sultano Erdogan è stato democraticamente eletto, vero? In fin dei conti Erdogan ci "libera" - ben pagato con 6 miliardi di euro - dal "traffico" degli immigrati-profughi che facevamo la spola con la Grecia. Ma a quanto ammonta il vero costo indiretto, che ricade sulle nostre coscienze, di chi ha avuto il coraggio di sparare su uomini, donne, bambini inermi, sterminando un'intera - ben ampia - famiglia? Saranno anche questi effetti collaterali. 

Ed allora viva Erdogan, verrebbe da dire, viva chi sgozza un militare - o un terrorista, per tentare di legalizzare una vera e propria futura, forse imminente, strage - urlando Allah akbar. Viva la pena di morte a qualche centinaio di chilometri dalle città in cui viviamo, sotto quella bandiera che, in queste ore, ha il colore del sangue, in quella patria, nazione, stato che vorrebbe entrare a testa alta in Europa (e c'è chi si domanda perché la nostra Europa stia ancora pensando, valutando!) accusando l'America di essere un nemico, solo perché è sempre aperta la caccia al nemico, che sia curdo, armeno, che sia il Papa, che sia russo, che sia un giornalista, che sia una donna (di donne in strada ad ostacolare l'avanzata dei militari nemmeno l'ombra) che non riconosce in veri  nemici, invece, - e le carovane di autocisterne di petrolio dell'Isis sono foto impresse nella memoria - gli "uomini neri" del cosiddetto autoproclamato stato islamico - anche loro all'inseguimento di un nemico - che usa le prigioni come luoghi di tortura, che non è il vero ponte tra l'Oriente e l'Occidente. Certo quel che sto raccontando non avrà alcun valore, nessun peso nei troppo fragili equilibri politici internazionali ma, in Italia, si può scrivere. 

Erdogan non è mai piaciuto, a molti, come tanti altri prima di lui. E ritorna in mente un invito ricevuto qualche anno fa da Gheddafi, in una delle sue visite in Italia quando, chi all'epoca rappresentava il mio Paese, consentiva l'allestimento di tende nel centro di Roma, apprezzava le amazzoni, si prostrava al dittatore (ed il passato non è poi così lontano). Ero nel, per me, "sporco" elenco delle donne che, invitate, avrebbero potuto "ammirare" il Muhammar. Quell'invito è stato seppellito prima da una risata, poi fatto a pezzetti.  Non potevo e non volevo essere compiacente al cospetto di chi lasciava morire nel deserto o in carcere quanti cercavano solo libertà ed urlava - senza alcun timore e rispetto- che tutta l'Europa avrebbe dovuto avere come unica religione l'Islam. Sempre la religione! Ma Gheddafi, si sa, non c'è più. Erdogan, invece, e questo preoccupa molti, si rischia di vederlo atterrare a Fiumicino, caso mai per un bilaterale dal deciso sfondo economico. E sarebbe un errore essere compiacenti, ora come allora. Non voglio nemmeno immaginare cosa stia accadendo nelle galere turche, quali siano le torture inflitte, quanti uomini moriranno, e come. Il golpe e' appena all'inizio. Purtroppo. Un repulisti in piena regola sigillato dall'ipotetico  "democraticamente eletto". In quanti, se fossimo cittadini turchi, saremmo in quelle patrie galere e, davvero per poco, per un Tweet?  Si allunga l'ombra delle forze oscure in Istanbul? 

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Daniela Eronia

Daniela Eronia

Di me hanno detto che sono stata una giornalista molto scomoda, poi un'imprenditrice troppo intraprendente. È così: quando una donna si dedica con passione alla città che ama, per renderla migliore, finisce con il creare inquietudini. Per aggiungerne qualcuna in più, torno a scrivere, nel solito mondo. A volte sarà irriverente, altre dissacrante. Sicuramente "controverso". Comunque, se vi fa piacere deciderete voi.

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