Cerca

EmotivaMente

E se l'asma fosse un grido di aiuto a tua madre?

Il fattore responsabile essenziale, per l’asmatico, è rappresentato da un conflitto che ha il suo centro in una eccessiva e non risolta dipendenza dalla madre.

E se l'asma fosse un grido di aiuto a tua madre?

Opera di Antonella Cappuccio (piziarte.net)

La parola asma significa “affanno” e rimanda ad un mondo affettivo ricco di significati simbolici. Vediamolo insieme. Il simbolo dell’asma risiede con chiarezza nel meccanismo patologico che lo produce. La crisi d’asma inizia con un broncospasmo espiratorio: i bronchi, cioè, cercano di trattenere il più possibile l’aria al loro interno. Durante l’attacco viene quindi trattenuta l’aria-vita. Che cosa vuol dire? Il primo atto che si accompagna alla nascita è una profonda inspirazione che segna il passaggio da una vita intrauterina, acquatica e indifferenziata, dove tutti i bisogni trovano risposta immediata, ad un mondo esterno, aereo, dove i confini tra sé e l’altro diventano riconoscibili e dove il soddisfacimento dei bisogni richiede l’attesa. In questa nuova dimensione extrauterina, l’aria è il “primo latte”, inteso come nutrimento vitale, che il bambino riceve dal mondo e di cui si nutre nel corso della vita, sino all’ultima espirazione che concluderà la sua esistenza. Tra questi due momenti, una catena ininterrotta di inspirazioni ed espirazioni segnerà il ritmo della vita, caratterizzato da una continua relazione del mondo interno del soggetto con il mondo esterno. Dunque, prima ancora del cibo, l’aria è la prima forma di nutrimento quando veniamo al mondo. E’ ciò che ci permette di sopravvivere. Ragione per cui ognuno di noi lega al respiro l’idea della sopravvivenza immediata. Come tale rappresenta uno dei tanti volti del materno: la mamma come l’aria o l’aria come la madre. Nel caso di chi diventa asmatico in tenera età o durante l’adolescenza, la mamma gioca un ruolo chiave. E’ una madre che fin da quando il bambino è nato manifesta il suo amore con ambivalenza, ossia, in modo impercettibile, fa subito capire al bambino che ci sono regole da lei stabilite che lui non deve oltrepassare, perché se questo dovesse avvenire, non ci sarà un semplice rimprovero, ma la sospensione dell’amore. Spesso si tratta di madri fredde o che sono disposte a dare affetto in maniera condizionata. Tale schema resta identico nel tempo, modificandosi a volte solo nella forma. Nell’adolescenza, per esempio, si può riassumere in questo modo: “Va e sii libero, ma all’interno delle aspettative che ho su di te”. Il bambino cresce così in una gabbia invisibile, dove riceve amore-aria-stima dalla madre. La gabbia risulta si soffocante, ma in fondo in essa si sopravvive. Il problema è quando se ne esce: lì l’asmatico sente di poter soffocare davvero, perché sente di non ricevere aria-amore. Si tratta, in sostanza, di una relazione di grande intensità emotivo-affettiva, però di notevole dipendenza. Poiché tutto questo meccanismo è inconscio, ecco che, secondo la psicosomatica, arriva il corpo a “risolvere” la questione: ogni volta che il bambino o il ragazzo, a volte anche l’adulto, vuole fare una scelta autonoma, si riattiva l’arcaica paura di essere deprivati dell’aria, cioè della mamma. E la crisi scatta per tenere dentro quanta più aria possibile. Ciò ovviamente impedisce l’ingresso di altra aria e crea la sensazione reale di soffocamento. Nell’inconscio di queste persone si crea l’equivalenza “fare scelte autonome=rischiare di morire”. E in effetti la crisi d’asma non curata può talora essere letale. Ebbene, è sull’asse dipendenza-indipendenza che si gioca la dimensione relazionale dell’asmatico: da un lato il desiderio di avere l’oggetto d’amore tutto per sé, dall’altro il timore di essere soffocato, ovvero, l’essere diviso tra la necessità di appropriarsi di tutta l’aria disponibile e la rabbia di non poterne fare a meno.

BIBLIOGRAFIA

Dizionario di Medicina Psicosomatica. Edizioni Riza S.p.A. 2012

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Castello Edizioni e Il Mattino di Foggia

Caratteri rimanenti: 400

Tiziana Prencipe

Tiziana Prencipe

Il desiderio è una forza che ci attraversa. E’ diversa. Non è la forza dell’io semplicemente, ma è qualcosa di ulteriore rispetto all’io. E’ così che la psicologia mi ha trovato e io mi sono fatta trovare. Ho conseguito, quindi, la laurea in psicologia clinica e della salute a Chieti e, ben presto, la specializzazione in psicoterapia presso l’Istituto Riza di medicina psicosomatica di Milano. Non solo una preparazione professionale, ma un vero e proprio percorso interiore. Ho ottenuto poi un master in perizia e psicologia giuridica e attualmente svolgo la libera professione in qualità di psicologa e psicoterapeuta, esperta in tecniche di rilassamento a mediazione corporea e tecniche immaginative.  Al contempo sono relatrice in numerosi convegni, corsi e dibattiti su tematiche di psicologia. Una mente e dunque un corpo. Un corpo danzante, una passione chiamata ballo: per anni atleta agonista della federazione italiana danza sportiva. Quando qualcuno rinuncia ad ascoltare la chiamata del proprio desiderio, lì la vita si ammala.

edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione