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L'editoriale

Candela, la favola bella di Gatta e Santarella

Così il paese smise di essere conosciuto solo per il vento forte che condivideva con Lacedonia negli avvisi di sicurezza autostradale e divenne punto di riferimento per le politiche di sviluppo territoriale

Candela, la favola bella di Gatta e Santarella

Ora i due si ritrovano l’uno contro l’altro alle votazioni di ottobre per la riconquista del Comune. E la favola bella dei due principi azzurri per Candela cessa di esistere. Perché chi ne ha scritto la storia dovrebbe sempre e solo raccogliere la gloria nel raccontarla; chi l’ha proseguita dovrebbe solo e sempre curarsi di esaltarla.

C’era una volta, non molti anni fa, in un cenerentolo paese dei Monti dauni che ha sempre nutrito l’ambizione di essere una piccola Napoli, per questo i suoi abitanti gli hanno dato l’appellativo di “Napulicchie”, un ragazzo spuntato dal nulla della destra che Partito Comunista e Democrazia Cristiana, in concorso col Partito Socialista, erano riusciti a tenere sempre lontana dai piani alti di Palazzo Padula, storica e nobile sede del Municipio cittadino: fino a quando Donato Sena, scaltro, risoluto ma altrettanto generoso casellante per lavoro e per passione, concesse il varco al giovane di belle speranze. Fu così che Nino Santarella, di Alleanza Nazionale (come ebbe a rinominarsi il Movimento Sociale Italiano), divenne sindaco di Candela nel maggio di 20 anni fa. Aveva appena compiuto 34 anni: l’età giusta per pretendere di cambiare le cose e riuscirsi, se sei bravo e ci sai fare con le persone. E lui lo era. Era intelligente nel guardare al di là dell’orizzonte che chiudeva i confini del suo paese, era bravo nell’intercettare le opportunità da cui poteva trarre profitto per la sua comunità, ci sapeva fare abbastanza con le persone che potevano essergli di aiuto. Candela smise di essere un paese conosciuto solo per il vento forte che condivideva con Lacedonia negli avvisi di sicurezza autostradale e divenne punto di riferimento per le politiche di sviluppo territoriale (Edison, tanto per fare un esempio, realizzò una centrale che rappresenta l’unico significativo insediamento dai tempi degli impianti di metano), trampolino di lancio per lo stesso Santarella prima alla presidenza della Provincia di Foggia, poi al Comitato europeo delle Regioni. A Bruxelles ottenne il plauso per la sua proposta di valorizzazione dei comuni rurali e - parentesi gossip - le attenzioni del famosissimo attore belga Jean-Claude Van Damme incontrato in una birreria del centro. 

Dopo la sua seconda rielezione a sindaco, dieci anni fa Nino Santarella lasciò il timone a Nicola Gatta per una staffetta politicamente condivisa tra i due, che Gatta ha onorato con altrettanta passione, brillante prestazione amministrativa ed istituzionale per altri due mandati sindacali, riuscendo a riprendersi la Presidente della Provincia e muovendo da Palazzo Dogana per una serie di piccole conquiste, spesso taciute, ma molto efficaci, a vantaggio di tutta la Capitanata, con attenzioni inedite anche verso le periferie della provincia mediante la realizzazione di opere pubbliche che smussassero la dispotica orografia e ne consentissero una migliore accessibilità. Insomma, Nicola Gatta è stato un ottimo sindaco e un bravo presidente della Provincia, onorando Candela come ha fatto Santarella. 

Ora i due si ritrovano l’uno contro l’altro alle votazioni di ottobre per la riconquista del Comune. E la favola bella dei due principi azzurri per Candela cessa di esistere. Perché chi ne ha scritto la storia dovrebbe sempre e solo raccogliere la gloria nel raccontarla; chi l’ha proseguita dovrebbe solo e sempre curarsi di esaltarla. I pruriti nascosti, che insistono col trovare nelle rivincite sfoghi altrimenti pregevoli, a lungo andare rendono scabbiosi.  “Getrennt marschieren, Vereint schlagen”: marciare divisi, colpire uniti”. Il celebre motto di Helmuth Karl Bernhard von Moltke, grande generale prussiano e studioso  di strategia militare tra i più importanti nella storia europea, citato da Enrico De Nicola nel suo discorso di insediamento all’Assemblea Costituente italiana il 15 luglio 1946, insegna che le sconfitte peggiori per un paese, grande o piccolo come Candela, sono quelle che nascono dalle ruggini che avvelenano le armi dei propri figli migliori, quando non sanno più condividere le conquiste che hanno realizzato. 

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Antonio Blasotta

Antonio Blasotta

Alla passione per la scrittura e la comunicazione ho dedicato il mio tempo, senza mai risparmiarmi. Così, da quando avevo 15 anni, ho scritto per diversi giornali (Puglia, La Gazzetta del Mezzogiorno, il Roma), ho diretto la prima tv di Foggia, Teleradioerre; ed ho finito con il fondare la Casa Editrice "Il Castello", che, oltre ad editare diversi libri, pubblica "Il Mattino di Foggia". Divido la mia vita tra la passione editoriale e quella per la formazione relazionale e direzionale, essendo Master Trainer con licenza USA di PNL.

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