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L'editoriale

Lo Stato che c'è mandi l'Esercito a San Severo

Non è solo un doveroso atto di supplenza al governo istituzionale locale che oggettivamente è impotente - ed è il momento che se ne prenda atto - nel fronteggiare il malessere civile

Lo Stato che c'è mandi l'Esercito a San Severo

Miglio riceve i genitori del bimbo autistico bullizzato: l'ennesima denuncia di un'emergenza intollerabile

Occorre un atto di forza da parte dello Stato, almeno possente quanto la paura di chi ci abita nell’uscire persino a fare quattro passi o lasciare i propri figli in strada. Occorre l’esercito a San Severo. È urgente una militarizzazione determinata, durevole, che porti a ricucire un tessuto sociale totalmente dilaniato, tra le cui pieghe il ricamo della criminalità è diventato un ordito ordinario e spaventoso. 

San Severo è una città perduta che va ritrovata. Più di Cerignola, Foggia e Manfredonia, dove lo Stato è intervenuto decisamente per arginare le infiltrazioni malavitose commissariando le amministrazioni comunali. Ma c’è una malavita ancora più pericolosa, indisponente, spavalda, verso la quale lo Stato che c’è deve sgranare gli occhi: è quella che a San Severo si fa giustizia tra la gente, sparando ai bambini (cosa che non accade a Cerignola, Foggia e Manfredonia); o quella, per riferirci all’ultimo episodio, di un bambino autistico bullizzato in pieno centro da un branco di delinquenti in erba, che manifesta un tessuto sociale totalmente dilaniato, tra le cui pieghe il ricamo della criminalità è diventato un ordito ordinario e spaventoso. Non bastano le urla nel deserto del sindaco Miglio, né i presìdi di polizia che il primo cittadino invoca a pie’ sospinto, ormai stancamente, per porvi un freno. Occorre un atto di forza da parte dello Stato, almeno possente quanto la paura di chi ci abita nell’uscire persino a fare quattro passi o lasciare i propri figli in strada. Occorre l’esercito a San Severo. È urgente una militarizzazione determinata, durevole (proviamo con i 18 mesi sperimentati per le bonifiche amministrative di Cerignola, Foggia e Manfredonia) che dalle estemporanee ed apprezzabili azioni delle forze dell’ordine passi al setaccio senza tregua delle alcove della criminalità, che pattugli possentemente la città almeno nelle ore di punta per essere un deterrente manifesto contro il tumore malavitoso che aggredisce il vivere civile della comunità. Non è solo un doveroso atto di supplenza al governo istituzionale locale che oggettivamente è impotente - ed è il momento che se ne prenda atto - nel fronteggiare il malessere civile, ma una improcrastinabile presenza dello Stato che fa bene ad esserci nel frenare i tentacoli della mafia nelle pubbliche amministrazioni, ma che ora deve dimostrare di essere coraggioso anche nel reprimere quella delinquenza che uccide tra la gente anche i bambini, che ha mano libera nel fecondare una malvivenza giovanile che tortura i più deboli sotto gli occhi di chi gira il capo dall’altra parte. Non lo faccia lo Stato, a San Severo. 

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Antonio Blasotta

Antonio Blasotta

Alla passione per la scrittura e la comunicazione ho dedicato il mio tempo, senza mai risparmiarmi. Così, da quando avevo 15 anni, ho scritto per diversi giornali (Puglia, La Gazzetta del Mezzogiorno, il Roma), ho diretto la prima tv di Foggia, Teleradioerre; ed ho finito con il fondare la Casa Editrice "Il Castello", che, oltre ad editare diversi libri, pubblica "Il Mattino di Foggia". Divido la mia vita tra la passione editoriale e quella per la formazione relazionale e direzionale, essendo Master Trainer con licenza USA di PNL.

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