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IL PIANETA VEGA

Educare alla compassione non è superfluo

È uno stato d'animo inclusivo: può iniziare da qualsiasi punto di partenza (l'animale, l'essere umano, le situazioni catastrofiche in cui purtroppo versano alcune popolazioni), ma poi si deve espandere, per essere davvero tale

Educare alla compassione non è superfluo

Di tanto in tanto, e nemmeno più con scarsa frequenza, balza agli onori della cronaca la notizia che una qualche baby gang ne ha combinata una delle sue. Negli ultimi giorni è successo a Napoli, dove prima di Natale è stato accoltellato (una ventina di coltellate, per essere precisi) Arturo, 17enne proveniente da una famiglia per bene, la cui mamma sta facendo sentire la propria voce in difesa del figlio e dei tanti Arturo senza voce e senza considerazione, per sollevare il sipario - anche in considerazione del suo lavoro, poiché è docente universitaria di Pedagogia della relazione - su un fenomeno sempre più preoccupante. Lunedì, domani, Arturo tornerà a scuola, portandosi le ferite di un coltello che ha trapassato anche l'anima, ma un altro ragazzo non lo farà. Si tratta di Gaetano, 15 anni. Altro nome, altra storia, stessa grave emergenza sociale. Ancora una baby gang in azione che accerchia, aggredisce, colpisce una vittima inerme. Loro, in tanti, una quindicina. Lui, da solo contro il branco. Adesso Gaetano è grave, ha perso la milza.

La cronaca continuerà a fare la sua parte, racconterà ancora di Arturo e di Gaetano e dei veri e presunti aggressori, intervisterà le mamme di tutti questi ragazzini coinvolti - carnefici e vittime - in tali inquietanti fatti di sangue e violenza.

Si faranno tante riflessioni, come già si fanno. Si parlerà ancora di vuoto educativo, di solitudine, di mancanza di relazioni vere, di generazione piena di relazioni virtuali e povera di affetti reali. Ma basterà? Io non credo. Infatti penso che non si vada al nocciolo della questione. Che cosa manca alla società perché possano verificarsi simili casi? Molto, certo. Tutte le cose elencate poc'anzi sono assolutamente vere. Ma a monte c'è una riflessione che non viene quasi mai fatta e quasi mai presa in considerazione. Quello che manca non è solo l'attenzione dei genitori; in molti casi si tratta di ragazzini con una vita apparentemente normale e tutto sommato seguiti dalle mamme e dai papà. Sui quali, diciamolo, non si può far ricadere sempre ogni peso, perché le mamme e i papà sono pur sempre esseri umani e, per quanto affetto e attenzione possano metterci, non sempre ottengono i risultati sperati. La riflessione a cui mi riferisco è quella sulla mancanza di una educazione alla compassione. La compassione è quello che ti permette - lo dice la parola stessa - di con-patire, patire insieme, sentire le stesse cose; permette di identificarsi con l'altro. Ed è uno stato d'animo inclusivo: può iniziare da qualsiasi punto di partenza (l'animale, l'essere umano, le situazioni catastrofiche in cui purtroppo versano alcune popolazioni), ma poi si deve espandere, per essere davvero tale, fino a diventare universale. Una persona che vive nello stato d'animo della compassione non può arrivare a commettere simili crimini: non basterebbe noia, o sofferenza, o vissuto traumatico, perché chi ce l'ha nel cuore guarda il mondo e ogni suo abitante con occhi diversi, senza farne distinzione di razza o sesso o specie. Quindi si può parlare di emergenza educativa, sociale, generazionale, ma solo quando si capirà che c'è una conditio sine qua non che non si può ignorare, qualche cambiamento, chissà, inizieremo a vederlo. In meglio, naturalmente.

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Alessia Roberta Scopece

Alessia Roberta Scopece

Artista, scrittrice di saggi e giornalista pubblicista, autrice radio-tv, nonché convinta vegana. Un po' Alex in Monsterland, un po' Lilac Aysel, nasce nel 1982 in un giorno di mezzo inverno. Attualmente vive su un asteroide, anche se ogni tanto si aggira sul pianeta Terra dove vivono famigliari e amici. Ha due lauree (per la terza ci stiamo lavorando), un diploma in fumetto, tanti anni di studio del pianoforte, un'associazione chiamata "LunaCometa" che si occupa della diffusione di stili di vita etici e sostenibili e di vegan lifestyle nonché del sostegno a persone disagiate. Ama gli arcobaleni, gli animali, i viaggi, le persone gentili, le stelle ed è cittadina onoraria di Vega, piccolo pianeta ubicato un po' più in là dell'Isola-che-non-c'è dove tutti sono cruelty-free. Dalla prospettiva delle immensità siderali si è resa conto che il pianeta Terra è il più bello che esista. Per questo motivo vi parlerà di Vega: per imparare che la Terra e quanto contiene meritano tanta cura, tanto rispetto e protezione e tanto amore.

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