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IL PIANETA VEGA

Comprare la vita

Da San Francisco arriva il divieto di vendere cani e gatti se non randagi. Ma quando una legge che impedirà la compravendita della vita? Per quale motivo chi vuole un cane o un gatto dovrebbe comprarlo al pet shop, quando può averlo gratis dal rifugio?

Comprare la vita

Nei democratici Stati Uniti il diritto degli animali randagi alla vita è tutt'altro che garantito. Cani e gatti che vengono portati al canile seguono un destino ben peggiore dei quattrozampe di casa nostra: vengono infatti abbattuti. Quotidianamente vedo su Twitter appelli per salvare felini e cani americani, e non posso far nulla perché abito dall'altra parte dell'oceano.

Tuttavia San Francisco introduce una novità che, a ben vedere, non riguarda solo gli animali randagi ma è una piccola rivoluzione anche per quelli "blasonati" degli allevamenti. Sarà infatti vietata la vendita di animali provenienti da allevamenti e permessa solo quella di trovatelli. In questo modo si vuol porre un freno al randagismo, evitare l'abbattimento di animali che non hanno altra colpa se non quella di essere nati in strada o di essersi persi o di essere stati abbandonati, e impedire l'utilizzo delle fattrici, le femmine che vengono ingravidate appositamente per sfornare cuccioli destinati alla vendita e spesso poste in gabbie che versano in cattive condizioni igieniche. Ciò anche al fine di monitorare sulla situazione di vita di cani e gatti allevati, e per diffondere la consapevolezza che essi non sono oggetti né merce. Viene inoltre vietata la vendita di cuccioli con meno di otto settimane di vita. 

La Peta, fra le principali organizzazioni animaliste del mondo, si rivela molto soddisfatta, e ha commentato come «con questo voto San Francisco ha dimostrato di essere una città che ama i milioni di cani e gatti che hanno il disperato bisogno di una casa», ricordando che «i negozi di animali alimentano l’avidità della crudele industria dell’allevamento a scopi commerciali».

C'è però qualcosa che stona. Per quale motivo chi vuole un cane o un gatto dovrebbe comprarlo al pet shop, quando può averlo gratis dal rifugio? E intanto, non si rischia di alimentare un nuovo business? E' pur vero che l'amministrazione comunale di San Francisco vigilerà e multerà quanti contravverranno all'ordinanza in qualsiasi modo, ma si sa che modi per aggirare le leggi se ne trovano sempre.

Speriamo che questo sia solo il primo passo verso una legge che vieti del tutto la vendita di animali nei negozi. L'uomo ha creato razze selezionando geneticamente gli animali e, soprattutto a partire dal XIX secolo, lo ha fatto per motivi puramente estetici. Ora questi animali esistono, e si pone il dilemma se far tornare tutto alla natura o se preservare le razze artificiali come comunque facenti parti del patrimonio biologico mondiale. In tal caso è chiaro che si pone il problema di mantenere allevamenti specializzati. Se si optasse per questa strada, bisognerebbe permettere la vendita di animali solo da allevamenti autorizzati e controllati in cui cani e gatti vivono in condizioni adeguate e magari in cui non vengono fatti moltiplicare a dismisura solo per vendere. Il problema è che gli allevatori continuano a selezionare e a creare nuove razze, talora puntando su caratteri fisici che possono suscitare l'attenzione umana ma che all'animale non fanno bene: è il caso del Munchkin, gatto "bassotto", selezionato per mantenere le caratteristiche del nanismo con arti molto corti. 

Meglio sarebbe diffondere una nuova cultura, quella che gli animali non sono oggetti da vendere. Non so come si potrebbe però evitare un ritorno all'inselvatichimento di quegli animali che da "sempre" accompagnano l'uomo come pure di quelli di recente diffusione. Non neghiamolo, l'avere conigli in casa, abitudine che sta prendendo sempre più piede negli ultimi anni, se da un lato può essere esecrabile a causa del business degli allevamenti ad essa legata come pure della selezione per ottenere esemplari nani, non di rado afflitti da problemi dentali e ossei per via del muso troppo corto e smussato, dal'altro lato sta contribuendo al passaggio della considerazione del coniglio da animale da carne a animale da affezione. Una differenza non da poco, che salverà molti conigli dalla morte. Forse. In fondo se è vero che gli allevamenti a scopo alimentare puntano alla morte di tutti gli esemplari che "producono" (uso il termine di chi li alleva a tal scopo), quelli a scopo "affettivo" non sono da meno. Non vi è certo compassione per questi animali, l'obiettivo è farli figliare il più possibile, e pazienza se ne muore (più di) qualcuno.

E' chiaro che occorre regolamentare il rapporto tra uomo e animale anche sotto questi aspetti. Dove non arriva il buon senso, deve arrivarci la legge. E la legge prima di tutto deve vietare che gli animali siano trattati come oggetti da vendere e comprare (pensiamo anche a tutti quegli uccelli chiusi in gabbia). Stabilire quali animali possono avere un reale rapporto con l'uomo tale che i vantaggi superino gli svantaggi (ad esempio il passaggio da categoria da carne a categoria da affezione, come nel caso del coniglio), la possibilità reale di instaurare una relazione affettiva (cosa in linea di massima possibile con qualsiasi mammifero), anche in base al grado di selvaticità di ciascuna specie. Tenere un coniglio, ad esempio, è molto diverso dal tenere uno scoiattolo. Educare a non tenere gli animali in gabbia e a creare loro un ambiente confortevole, stabilire standard per ospitare gli animali in casa. Impedire il possesso di animali selvatici o permetterlo solo in casi eccezionali e dopo le opportune verifiche. Dare contributi agli allevatori o creare allevamenti pubblici per garantire la salvaguardia della diversità biologica e di razza dove gli animali vengono rigorosamente regalati invece che venduti, evitando dunque che gli animali siano visti come un business o come cose su cui stabilire un diritto di compravendita. E così via.

Mi rendo conto che si tratta di un lavoro grande, grandissimo, enorme. E che purtroppo non riguarda solo gli animali. Addirittura si comprano e si vendono persone, dalle donne ai neonati, o parti di esse, ancora nel 2017, ancora - anzi, soprattutto - nei paesi cosiddetti "democratici". 

Una cosa non esclude l'altra. La costruzione di una società migliore passa attraverso tante strade, strade di solidarietà olistica e inclusiva, per ricordare che il mondo, la vita, le società stesse sono sistemi ecologici in cui ogni aspetto è legato agli altri e in cui il miglioramento di una parte del sistema ha ricadute sulle altre e porta al miglioramento globale.

Capire che non si può comprare la vita (di qualsiasi specie) è molto importante. Soprattutto di questi tempi, come la cronaca insegna.

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Alessia Roberta Scopece

Alessia Roberta Scopece

Artista, scrittrice di saggi e giornalista pubblicista, autrice radio-tv, nonché convinta vegana. Un po' Alex in Monsterland, un po' Lilac Aysel, nasce nel 1982 in un giorno di mezzo inverno. Attualmente vive su un asteroide, anche se ogni tanto si aggira sul pianeta Terra dove vivono famigliari e amici. Ha due lauree (per la terza ci stiamo lavorando), un diploma in fumetto, tanti anni di studio del pianoforte, un'associazione chiamata "LunaCometa" che si occupa della diffusione di stili di vita etici e sostenibili e di vegan lifestyle nonché del sostegno a persone disagiate. Ama gli arcobaleni, gli animali, i viaggi, le persone gentili, le stelle ed è cittadina onoraria di Vega, piccolo pianeta ubicato un po' più in là dell'Isola-che-non-c'è dove tutti sono cruelty-free. Dalla prospettiva delle immensità siderali si è resa conto che il pianeta Terra è il più bello che esista. Per questo motivo vi parlerà di Vega: per imparare che la Terra e quanto contiene meritano tanta cura, tanto rispetto e protezione e tanto amore.

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