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IL PIANETA VEGA

Quando rinnovare è sottrarre memoria

A Foggia gli interventi su piazze e monumenti non portano sempre a una riqualificazione; in molti casi sono solo la testimonianza di un'identità continuamente scempiata.

Quando rinnovare è sottrarre memoria

Oggi sono scesa dal pianeta Vega per una passeggiata a Foggia. Stamane infatti alcuni cittadini foggiani si sono riuniti in piazza Cavour* per far sapere al sindaco Landella che l'intervento che si sta operando in quello che è uno dei luoghi simbolo della città non è troppo gradito. Devo dire che mi aspettavo più affluenza, ma purtroppo i miei concittadini confermano che l'incuria della cosa pubblica è ancora troppo radicata nella mentalità del foggiano medio. È pur vero che forse l'evento non ha avuto il tempo materiale per essere divulgato e perché il passaparola arrivasse a tutti, ma purtroppo questo appunto non è fondato sul nulla. Ogni giorno vedo persone che in questa città ci abitano eppure la usano come una pattumiera gettando a terra, che stiano passeggiando o siano in macchina, i loro rifiuti, dal fazzoletto al pacchetto di sigarette al mozzicone, e non si comprende perché non li conservino fino al prossimo cestino o fino a quando non arrivano a casa. Non ho ancora capito, però, se la colpa di tutta questa incuria sia anche un po' delle istituzioni. Premesso che il dovere civico è qualcosa che dovrebbe esistere come imprinting nel cuore umano, e che non è giusto scaricare responsabilità individuali incolpando altri delle proprie mancanze, penso tuttavia che un buon intervento educativo di chi queste cose le fa prima per studio e poi per lavoro potrebbe portare i suoi buoni frutti.

Piazza Cavour è, lo dicevamo, un simbolo ma anche una piazza storica. La fontana che sorge al centro di essa è un monumento che ricorda un evento molto importante per la nostra città e per la Puglia intera, l'arrivo dell'acqua tramite l'acquedotto del Sele, che non è una cosa da poco vista anche l'endemica siccità che caratterizza il territorio di Capitanata. Ci si domanda perché stravolgere il disegno originale di una piazza ariosa, mettendo questi cordoli che ad oggi non si sa ancora se saranno rialzati (come in un primo momento è apparso) o a raso del manto stradale. Se anche fosse così, comunque si va a intervenire sull'impatto visivo della piazza stessa, ma questo ovviamente è il minimo. Colpisce pensare che proprio la segnaletica orizzontale si possa semplicemente dipingere, con risparmio di soldi e tempo (per tutti: cittadini, amministrazione, operai), tanto più che quella attuale è in stato pietoso: scrostata, quasi invisibile. Le strisce pedonali stanno scomparendo. Inoltre sembra che non si faccia affidamento sulla disciplina degli automobilisti, come se avessero bisogno di essere incanalati per avere una guida ordinata. Che sarà pure vero, ma basterebbe un vigile o i semafori, e provare a far essere la cittadinanza parte attiva della crescita intellettuale e morale di Foggia, anche al volante. Non posso parlare come se fossi informata su tutto, perché non lo sono, ma da quanto ho letto e sentito in giro da persone sicuramente più informate di me non esiste una documentazione progettuale; non si capisce inoltre quale sia la necessità di intervenire in questa maniera così incisiva su una piazza del genere. Forse c'era bisogno di utilizzare del denaro che non si sapeva come usare? Possibile che nessuno si sia accorto che la città è piena di buche e che non esiste una sola strada decente?
E ancora: chi ha fatto il piano traffico di Foggia negli ultimi anni? E' assurdo che esista un solo passaggio obbligato per far convogliare il traffico che proviene da un lato e dall'altro del centro abitato, ossia la strettoia del cosiddetto conventino. Ricordo ancora con un misto di sarcasmo e rassegnazione i giorni del periodo natalizio di un paio di anni fa in cui da Palazzo di Città arrivavano quotidiani cambiamenti sul senso di marcia dei veicoli e sulla chiusura di una strada o di un'altra, che peraltro una volta trovata una definizione più o meno stabile non avrebbero dovuto essere – si disse – per sempre ma solo per le festività. E i foggiani ancora una volta si sono adeguati.
Ma la Soprintendenza andrebbe interpellata circa l'aspetto di una piazza, ripeto, storica? Lo è stata? Riporterò due episodi, uno piuttosto noto, quello dell'arco di ingresso alla Chiesa delle Croci, che secondo alcuni non è stato un intervento di restauro ma si è tradotto in un'imbiancata (anzi, una ingiallata) con una mano di calce. L'altro è meno noto, e riguarda il piano di riqualificazione che si doveva fare su via Lucera, abbattendo i villini di epoca fascista e creando spazi verdi. Così era stato assicurato a quanti sarebbero andati ad abitare nel nuovo quartiere sorto a ridosso di essi. Invece le case di Mussolini sono ancora lì, ci sarebbe da dire per fortuna. Peccato però che le case rurali non conservino nulla della testimonianza storica che pure dovrebbero costituire, in quanto sono state trasformate, alcune irrimediabilmente, in una specie di baraccopoli. Ed è un dispiacere perché, ripristinate allo stato originario piuttosto che abbattute, sarebbero probabilmente anche piacevoli alla vista. La domanda che viene da porsi dunque è: ma perché la Soprintendenza viene interpellata a giochi fatti, quando ormai non si può intervenire o, quando lo è prima, si procede in barba a quanto con essa stabilito? La stessa piazza Cavour, d'altra parte, è già stata teatro di un intervento su monumento storico, il rimaneggiamento del marciapiede intorno alla fontana e relativi giochi d'acqua che prima non c'erano. Io non sono un architetto ma, dal basso delle mie poche conoscenze, non mi pare (con beneficio d'errore) che i restauri e i rifacimenti possano tradursi in rimaneggiamenti.
Chissà che cosa ne penserebbe Oberty, di quello che stanno facendo a piazza Cavour. 
Cosa c'entra tutto ciò con l'argomento di questo blog? Sul pianeta Vega si parla di rispetto, e rispettare la memoria storica, i luoghi, le architetture e i cittadini stessi (soprattutto quelli che non hanno bisogno di nuove barriere architettoniche) non è un appendice dell'etica, ma una parte fondante di essa.

*L'iniziativa è stata promossa dalla giornalista Antonella Caruso e da Raffaele De Seneen

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Alessia Roberta Scopece

Alessia Roberta Scopece

Artista, scrittrice di saggi e giornalista pubblicista, autrice radio-tv, nonché convinta vegana. Un po' Alex in Monsterland, un po' Lilac Aysel, nasce nel 1982 in un giorno di mezzo inverno. Attualmente vive su un asteroide, anche se ogni tanto si aggira sul pianeta Terra dove vivono famigliari e amici. Ha due lauree (per la terza ci stiamo lavorando), un diploma in fumetto, tanti anni di studio del pianoforte, un'associazione chiamata "LunaCometa" che si occupa della diffusione di stili di vita etici e sostenibili e di vegan lifestyle nonché del sostegno a persone disagiate. Ama gli arcobaleni, gli animali, i viaggi, le persone gentili, le stelle ed è cittadina onoraria di Vega, piccolo pianeta ubicato un po' più in là dell'Isola-che-non-c'è dove tutti sono cruelty-free. Dalla prospettiva delle immensità siderali si è resa conto che il pianeta Terra è il più bello che esista. Per questo motivo vi parlerà di Vega: per imparare che la Terra e quanto contiene meritano tanta cura, tanto rispetto e protezione e tanto amore.

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