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IL PIANETA VEGA

L'allegra banda dei gatti randagi

Come combattere il randagismo nella mancanza di coordinazione tra istituzioni, enti preposti, associazioni e privati cittadini, ricordando che il primo obiettivo non è la burocrazia, ma il benessere degli amici animali?

L'allegra banda dei gatti randagi

Oggi è una piovosa domenica che sto trascorrendo nel cercare una casa a mamma gatta e quattro gattini. La gatta ha partorito non solo nel mio giardino, non solo davanti alla cucina, ma davanti ai miei occhi! Credo peraltro che fosse una gatta di casa, almeno nella prima parte della sua vita, perché è troppo domestica per essere una randagia nata. Cerca coccole e fa fusa continuamente.

Non è stata l'unica gatta ad aver partorito. Anche un'altra gatta ha fatto sei cuccioli in un altro giardino ma non amava che gli umani gli si avvicinassero. I gattini, comunque, sono stati regalati dal proprietario del giardino, uno in casa, gli altri in campagna. E qua bisogna fermarsi un attimo a parlarne. E' vero che in campagna c'è il problema dei topi e i gatti servono, sperando che vengano trattati bene, che abbiano dove ripararsi e che vengano vaccinati. Ma nel foggiano il problema del randagismo non viene ancora sentito dalla popolazione come se fosse un dovere civico. Al massimo ci si libera dei gatti, ma non c'è ancora coscienza di dover segnalare le colonie feline, di dover chiedere la sterilizzazione gratuita delle gatte randagie alla ASL. La ASL, dal canto suo, se chiamata recensisce le colonie. Però a mio avviso manca un coordinamento istituzioni-cittadini al riguardo. Prima di tutto l'impossibilità di fare stare le gatte almeno un paio di giorni presso l'ambulatorio veterinario della ASL o altra struttura attrezzata limita di molto la collaborazione dei cittadini, perché per quanta buona volontà possano avere, non tutti sono in grado di ospitare in casa le gatte degenti. Senza contare che non tutti i gatti sono avvicinabili, e non tutte le persone sono capaci di manovrarli, o hanno tempo per poterli attendere pazientemente finché non si fidano. Ancora, ci sono gatti (ma è un discorso che vale per tutti gli animali) che magari sono infestati di zecche, e portarli in automobile privata è difficile. Io forse ignoro che ci sono associazioni che offrono questo tipo di servizi, e sarei contenta di essere smentita. Questa non vuole essere un'accusa, ma una riflessione costruttiva. La mia esperienza quando ho chiamato qualcuno (tranne in un caso di un gatto ferito, e di un cane con probabile leishmaniosi) è stata che dovevo portare io l'animale a destinazione o sbrigarmela da sola. Forse anche le istituzioni dovrebbero essere più proattive nella diffusione di una cultura animalista di tipo concreto, così come si sta facendo per la campagna contro gli abbandoni estivi. Ma bisogna fare di più, perché gli animali esistono e hanno problemi anche nel resto dell'anno. E' ovvio che non tutti i randagi possono essere accolti in casa (e molti ne soffrirebbero) così come sappiamo bene che esistono grosse problematiche per le persone, prima ancora. Però fare un lavoro di educazione e di sostegno reciproco cittadini-istituzioni-associazioni significa lavorare sul senso civico e di appartenenza al territorio, con positive ricadute sulla cura stessa di quello che ci circonda. Diventa grottesco osservare che nella mia città nonostante appelli, biglietti, annunci e condivisioni social, non abbia avuto praticamente richieste mentre ho avuto offerte d'aiuto tutte da rifugi del Nord della penisola. Addirittura ho portato una gattina a Torino. Così come praticamente in tutti gli annunci seri di adozione gli animali dal Sud vengono mandati molto più volentieri al Centro e al Nord. C'è qualcosa che evidentemente non funziona dalle nostre parti. Forse perché altrove hanno iniziato a parlare di randagismo e a coinvolgere la popolazione già molto tempo addietro. Poi i balordi purtroppo si trovano ovunque, e questo è un altro discorso. Ma anche e proprio per questo, bisognerebbe implementare il sistema del controllo e della prevenzione del randagismo e avere una maggiore concertazione con il mondo dell'associazionismo per aiutare anche noi, privati cittadini, a offrire un servizio anche tra un impegno quotidiano e l'altro. E' ovvio che poi si verifica il fenomeno del sommerso, ossia di tutte quelle associazioni o di privati cittadini (i quali peraltro si accollano oneri economici e pratici non indifferenti) che di fatto sfuggono al controllo istituzionale per aiutare gli animali randagi. Che randagi, di fatto, non lo sono più, in quanto sono praticamente adottati da gente che non potendo occuparsene a tempo pieno o in casa e valutando che l'animale stia meglio se ceduto a persone amorevoli piuttosto che farlo stare all'addiaccio, in un certo senso non opera illegittimamente. A proposito, c'è qualcuno che vuole una gatta o un gattino? :)

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Alessia Roberta Scopece

Alessia Roberta Scopece

Artista, scrittrice di saggi e giornalista pubblicista, autrice radio-tv, nonché convinta vegana. Un po' Alex in Monsterland, un po' Lilac Aysel, nasce nel 1982 in un giorno di mezzo inverno. Attualmente vive su un asteroide, anche se ogni tanto si aggira sul pianeta Terra dove vivono famigliari e amici. Ha due lauree (per la terza ci stiamo lavorando), un diploma in fumetto, tanti anni di studio del pianoforte, un'associazione chiamata "LunaCometa" che si occupa della diffusione di stili di vita etici e sostenibili e di vegan lifestyle nonché del sostegno a persone disagiate. Ama gli arcobaleni, gli animali, i viaggi, le persone gentili, le stelle ed è cittadina onoraria di Vega, piccolo pianeta ubicato un po' più in là dell'Isola-che-non-c'è dove tutti sono cruelty-free. Dalla prospettiva delle immensità siderali si è resa conto che il pianeta Terra è il più bello che esista. Per questo motivo vi parlerà di Vega: per imparare che la Terra e quanto contiene meritano tanta cura, tanto rispetto e protezione e tanto amore.

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