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IL PIANETA VEGA

La Giornata mondiale del rifugiato

L'accoglienza com'è fatta oggi basta o occorre, piuttosto, rivedere le scelte di individui e governi in chiave cruelty free per risolvere alla base problemi millenari?

La Giornata mondiale del rifugiato

Domani, 20 giugno, si celebra la Giornata mondiale del rifugiato. Già a gennaio si era svolta quella della Caritas. Questa è quella "laica", voluta dall'UNHCR, l'Alta Commissione per i rifugiati delle Nazioni Unite. Non che ci sia differenza: rifugiati, migranti, richiedenti asilo sono sempre gli stessi, chiunque se ne prenda cura. 

La questione immigrazione è molto sentita in Europa, lo sappiamo. Eppure il Mediterraneo è sempre stato un luogo di scambi di merci e persone, un'area di spostamenti, un territorio - azzardiamo a dire - "globalizzato" sin dai tempi più antichi. Che cosa è cambiato oggi? Perché il migrante ci fa tanta paura?

Durante l'epoca imperiale Roma aveva creato un preciso sistema di permessi di soggiorno che ricorda da vicino quello odierno, a fronte di un'unità amministrativa e territoriale, ma anche monetaria, simile a quella dell'Unione Europea (oddio, forse un po' meglio organizzata). I popoli che cercavano di stanziarsi entro i confini dell'Impero erano considerati, un po' come accade a noi oggi, più rozzi, meno civili in quanto non avevano in sé stessi la romanitas, quell'insieme di cultura, usanze, lingua, costumi che caratterizzava un cittadino degno di tal nome. Si è dibattuto molto se causa della caduta dell'Impero sia stato l'ingente afflusso di nuovi immigrati nel momento in cui questo non poteva essere più controllato (ne parlerò in un libro che sto scrivendo). E' forse questo che ci fa paura? Che possa cadere il nostro impero?

Ci fa paura il terrorismo? Ci fa paura la diversità? 

Non me la sento di schierarmi dalla parte dello straniero sempre e comunque. Non perché ce l'abbia con gli stranieri (anzi, sto con loro sin da quando ero ragazzina). Ritengo che non abbia senso quel buonismo secondo il quale se sei straniero sei necessariamente degno di un atteggiamento pietoso. Ci sono buoni e cattivi ovunque, stranieri o "autoctoni" che si sia. In fondo, siamo tutti cittadini del mondo, figli del mondo, e come tali siamo esseri umani, onesti e disonesti quale che sia la nostra cultura di provenienza. Così come provo a immedesimarmi in quelli che dello straniero hanno paura, perché il sospetto verso il diverso non è una cosa che è nata nel XX o XXI secolo, esiste da sempre, insita nell'essere umano; anche i Greci chiamavano Barbari gli stranieri, sottolineandone un difetto, il fatto che parlavano male, esprimendosi quasi con dei versi animaleschi: "bar-bar". Soprattutto tante persone più anziane, abituate a un mondo di un solo colore e ora catapultate nel mondo a colori del terzo millennio, trovo quasi ovvio non riescano ad abituarsi a questa idea e si chiudano cercando quel mondo per loro rassicurante che forse non c'è più. D'altra parte non si può nemmeno pensare che chiunque arrivi sia un approfittatore o un delinquente o un potenziale stupratore. Insomma, come la si mette mette, i pregiudizi la fanno da padrone. 

Che cosa c'entra tutto questo in un blog in cui si parla di cruelty free? 

Indubbiamente la necessità di migrare è conseguenza di un sistema di cose in cui, purtroppo, di crudeltà ce n'è stata e ce n'è parecchia. Ce n'è stata, al passato, perché tutto ciò affonda le radici nel colonialismo e nel suo post, e c'è, perché tutto quello che è stato negato a tanti Paesi e a tanti popoli in termini di sviluppo e autodeterminazione è diventato la povertà, l'arretratezza, le tante mancanze di oggi. E oggi si muore in mare o nel deserto, a volte non solo perché si decide di partire, ma perché c'è qualcuno che prospetta chissà quale vita al di là del Mediterraneo, o perché c'è qualcuno che nel Mediterraneo, sui barconi e sui gommoni, le persone le spedisce a forza. Si parla di vittime di tratta per le donne, ma anche molti uomini non vorrebbero arrivare sin qui.

E poi c'è tutto un sistema ulteriormente crudele di persone ai vertici che - è tristemente nota cronaca degli ultimi tempi - sulle disgrazie di tanta gente ci ha costruito una fortuna perché "gli immigrati rendono più della droga".

Allora sì, tutto questo c'entra con la scelta di vivere senza crudeltà, purtroppo non tanto per noi pesciolini piccoli che nuotano in un mare di difficoltà quotidiane chi più, chi meno dei migranti (perché anche di italiani costretti nell'indigenza ce ne sono, eccome se ce ne sono... anche se a me non piace parlare di italiani e migranti, ma di persone). C'entra soprattutto se chi può, chi deve, scegliendo di vivere senza crudeltà, imprimesse una virata a questo sistema iniquo. Credo che fomentare l'immigrazione incontrollata con proclami di accoglienza estrema non giovi a nessuno, men che meno ai migranti. Quanti ne vedo che arrivano qui con tante belle speranze, puntualmente disattese, cosa che provoca frustrazioni e pretese da parte di alcuni, rassegnazione in altri, voglia di combattere comunque per migliorare la propria condizione in altri ancora, rifugio in alcolismo e delinquenza per quelli che non reggono. E che, accolti e magari "coccolati" dal governo per qualche mese, poi si trovano costretti in strada, in molti casi. E' così che si risolve la questione migrazione, è questo che significa accoglienza? Pensate se voi andaste a casa di qualcuno e questo, dopo avervi concesso il letto per i primi due giorni, poi non potendovi mettere fuori casa vi facesse dormire sul balcone, non perché non vi vuole, ma perché non ha più letti, magari perché sono arrivati altri ospiti, o dei parenti. Vi sentireste davvero accolti?

Domani a Cerignola realizzerò con alcuni ragazzi un murale per celebrare questa Giornata. Ma non parleremo solo di migrazione. Diremo, con questo dipinto, che serve guardare alla Terra come a una casa che appartiene a tutti e che va custodita da tutti e per tutti, uomini, animali, piante, acqua, cielo, natura. Il primo presupposto per evitare che inquinamento, accaparramento di acque e terreni, sfruttamento selvaggio delle risorse e varie simili continuino a procurare guerre e povertà che sono alla base di queste scelte dolorose.

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Alessia Roberta Scopece

Alessia Roberta Scopece

Artista, scrittrice di saggi e giornalista pubblicista, autrice radio-tv, nonché convinta vegana. Un po' Alex in Monsterland, un po' Lilac Aysel, nasce nel 1982 in un giorno di mezzo inverno. Attualmente vive su un asteroide, anche se ogni tanto si aggira sul pianeta Terra dove vivono famigliari e amici. Ha due lauree (per la terza ci stiamo lavorando), un diploma in fumetto, tanti anni di studio del pianoforte, un'associazione chiamata "LunaCometa" che si occupa della diffusione di stili di vita etici e sostenibili e di vegan lifestyle nonché del sostegno a persone disagiate. Ama gli arcobaleni, gli animali, i viaggi, le persone gentili, le stelle ed è cittadina onoraria di Vega, piccolo pianeta ubicato un po' più in là dell'Isola-che-non-c'è dove tutti sono cruelty-free. Dalla prospettiva delle immensità siderali si è resa conto che il pianeta Terra è il più bello che esista. Per questo motivo vi parlerà di Vega: per imparare che la Terra e quanto contiene meritano tanta cura, tanto rispetto e protezione e tanto amore.

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