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IL PIANETA VEGA

La misericordia è una bicicletta (o forse un tandem)

Le piccole attenzioni che permetterebbero a molti di vivere meglio sono una forma d'abitudine. Una volta imparate, non si dimenticano più.

La misericordia è una bicicletta (o forse un tandem)

Vincent Van Gogh, Buon Samaritano (1890)

Con questa domenica si conclude l'ottava di Pasqua. Per chi non lo sapesse: la festa di Pasqua non è limitata alla domenica omonima, ma si estende per otto giorni, fino alla domenica successiva. Che, da qualche tempo, è denominata "della divina misericordia", dall'omonima festa istituita da Giovanni Paolo II. Tutto è iniziato proprio nella patria del pontefice santo, la Polonia, con una suora di nome Faustina. Faustina Kowalska sosteneva di aver ricevuto un messaggio da Gesù che le apparve parlandole appunto della misericordia divina. 

Misericordia. Mi sembra un bel concetto, legato a quello di compassione. Miserere cordis, avere pietà di cuore. Sentire compassione. Un atteggiamento, quello misericordioso, che dovremmo rispolverare. E, soprattutto, dilatare. E non fraintendere. Spesso pensiamo di essere misericordiosi perché abbiamo dato l'elemosina al povero davanti al supermercato. Non che uno non debba farlo, ci mancherebbe. Però poi cosa facciamo, concretamente, perché la situazione di quel povero, di cento poveri, di migliaia di poveri nel mondo non si perpetui?

Andiamo a fare volontariato. Va benissimo anche questo, perché nel momento in cui ci muoviamo verso l'altro, stiamo già instaurando un nuovo sistema. Ma tutto questo cura il sintomo, non la causa. In Occidente abbiamo un po' questa idea, che occorra curare i sintomi, ma prima dei sintomi bisogna risalire alla causa che li provoca. Hai voglia a prendere pastiglie di Malox per il bruciore di stomaco se continui a rimuginare su mille cose, per dire. E poi si parla tanto di prevenzione. A parte che di prevenzione appunto se ne parla tanto e se ne fa davvero poca, perché siamo proprio abituati così, ora sto bene, poi si pensa. Il discorso, da un punto di vista del corpo sociale, è simile. Com'è, che con tante risorse, tanto benessere, si arriva poi a certe situazioni? Com'è che Paesi ricchi, stracolmi di risorse naturali come quelli africani, debbano vedere i propri abitanti partire per cercare (s)fortuna dal ricco Epulone europeo? Com'è che questa gente si ammala della malattia del progresso, del possesso, e quando arriva qui, invece di stare meglio, non ce la fa a stare al passo con il concetto occidentale di benessere? Com'è che ancora esistono Stati che si vogliono dotare della bomba atomica? Com'è che si pensa di trivellare il Mediterraneo? Com'è, com'è, com'è...

Com'è che buttiamo tredicimiliarditredici (in euro) di cibo nella spazzatura ogni anno solo in Italia e un terzo (!!!!!!!!!!) della produzione mondiale di cibo viene sprecata, pari a 1,3 miliardi di tonnellate (fonte: FAO)? Ancora: 222 milioni di tonnellate di cibo buttato nei Paesi industrializzati, cifra pari alla produzione alimentare dell'Africa Subsahariana che corrisponde a circa 230 milioni di tonnellate (sempre la FAO). Addirittura lo spreco di cibo domestico reale è di circa il 50% superiore allo spreco percepito e dichiarato nei sondaggi (secondo Waste Watcher). 

Vabè, non volevo parlare di spreco di cibo ma di misericordia. Quello che dovrebbe divenire un atteggiamento comune, naturale, banale. Anche, soprattutto, attraverso le piccole ma necessarie attenzioni quotidiane. C'è chi dirà: "Ma così non si vive, se bisogna stare attenti a tutto". Beh, non si vive se non si sta attenti a niente, perché magari viviamo noi, oggi, qui, ma intanto altrove, o domani (i nostri figli?), c'è o ci sarà qualcuno che muore perché noi ad avere premura ci stanchiamo. In realtà avere misericordia è un po' come la storia della bicicletta: quando impari, vai senza pensare, e senza disimparare. Forse, però, è più un tandem o un risciò: se pedala solo uno, si stanca, se si collabora, si arriva lontano.

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Alessia Roberta Scopece

Alessia Roberta Scopece

Artista, scrittrice di saggi e giornalista pubblicista, autrice radio-tv, nonché convinta vegana. Un po' Alex in Monsterland, un po' Lilac Aysel, nasce nel 1982 in un giorno di mezzo inverno. Attualmente vive su un asteroide, anche se ogni tanto si aggira sul pianeta Terra dove vivono famigliari e amici. Ha due lauree (per la terza ci stiamo lavorando), un diploma in fumetto, tanti anni di studio del pianoforte, un'associazione chiamata "LunaCometa" che si occupa della diffusione di stili di vita etici e sostenibili e di vegan lifestyle nonché del sostegno a persone disagiate. Ama gli arcobaleni, gli animali, i viaggi, le persone gentili, le stelle ed è cittadina onoraria di Vega, piccolo pianeta ubicato un po' più in là dell'Isola-che-non-c'è dove tutti sono cruelty-free. Dalla prospettiva delle immensità siderali si è resa conto che il pianeta Terra è il più bello che esista. Per questo motivo vi parlerà di Vega: per imparare che la Terra e quanto contiene meritano tanta cura, tanto rispetto e protezione e tanto amore.

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