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IL PIANETA VEGA

Tutte le direzioni dell'amore

Non si risolve il problema della sofferenza innocente considerandolo a metà. E soprattutto non si risolve lavandosi la coscienza con una compassione di facciata, che usa un tipo di sofferenza per continuare a perpetrarne un altro.

Tutte le direzioni dell'amore

Ho trascorso la mattinata di sabato 12 a fare volantinaggio per conto della mia Associazione "LunaCometa". L'obiettivo era quello di sensibilizzare le persone a non consumare carne di agnello a Pasqua e in generale a non consumare carne, spiegando che quella che viene spesso considerata una tradizione religiosa in realtà non lo è, e proponendo un menu pasquale senza prodotti animali.

Come al solito c'è chi non vuole nemmeno il volantino, chi lo prende per non avere fastidio, chi invece è interessato, chi addirittura si ferma. Mi ha colpito il punto di vista di una signora, che ha giustamente sottolineato come esistano tanti bambini sfortunati, e che - meno giustamente - preferisce mangiare un agnellino visto quanti bimbi soffrono. Mi ha colpito perché - prima che a qualcuno venga in mente di giudicare la signora - è la logica che abbiamo un po' tutti: giustificare delle azioni alla luce di situazioni che magari non hanno nemmeno grande rapporto causa-conseguenza tra loro. Il mondo è un grande carrozzone, ci sarà sempre qualcosa di sbagliato, il punto è che ci sarà finché non faremo in modo che non ci sia, e non viceversa. Non si può dire: "facendo questo sono solo io, non risolvo tutti i problemi". Ma a nessuno viene chiesto di risolvere TUTTI i problemi. Si oscilla un po' tra la sindrome della crocerossina e il delirio di onnipotenza divina, secondo cui con le proprie azioni si può salvare il suddetto carrozzone o almeno qualcuno a bordo di esso, e la rassegnazione che tanto le nostre azioni non serviranno a nulla; rassegnazione che sembra più celare una scusa all'inazione.

Messe sotto questo punto di vista, le due cose dette dalla signora non hanno molto nesso. Ma cambiando un po' prospettiva, il legame tra agnellini e bambini - anzi, così mi sembra un po' blasfemo, diciamo tra il non consumare cibi animali e il benessere umano - si trova. Prima di tutto, rispettare ogni forma di vita significa educarsi e disciplinarsi all'esercizio della compassione, senza distinzione di specie, e quindi se c'è un nesso tra il non uccidere e l'amare l'uomo, è questo. Seconda cosa, se davvero si hanno a cuore le sofferenze umane, piuttosto che perorare l'uccisione di innocenti si può pensare di agire in maniera concreta per chi è meno fortunato. 

Non è che occorra fare cose eclatanti. Per esempio, ho letto che esistono dei volontari che si occupano di coccolare i bambini orfani o abbandonati, temporaneamente o stabilmente, dai genitori. Si tratta per lo più di neonati che vanno coccolati per alcune settimane; non occorre avere particolari requisiti, solo la capacità di trasmettere serenità, e fare un corso di formazione. E' scientificamente provato che l'essere umano non possa vivere senza affetto. Se questi bambini, pur ricevendo tutte le cure, venendo accuditi, cambiati e lavati regolarmente, non ricevessero la giusta dose di amore e attenzioni, non conoscessero carezze, abbracci, sussurri e ninne-nanne, mostrerebbero atteggiamenti disequilibrati in età adulta. Forse addirittura potrebbero morire, secondo quanto si dice di alcuni leggendari esperimenti del passato. Quindi il bisogno di amore è insito in ogni uomo, bisogno di riceverlo, ma anche di darlo. Sono sicura che non esista un unico modo di essere cruelty free, ma tanti quanti sono i problemi del mondo. Purtroppo però esiste ancora uno scollamento tra l'attenzione all'umano e l'attenzione all'animale o alla natura. C'è chi si dedica alle persone e non vede l'orrore dei macelli, e chi ama animali più di quanto farebbe con una persona in difficoltà. Sono ancora pochi quelli che hanno capito che invece l'amore va in due direzioni: dare e ricevere, ma anche uomo-creazione. Non si risolve il problema della sofferenza innocente considerandolo a metà. E soprattutto non si risolve lavandosi la coscienza con una compassione di facciata, che usa un tipo di sofferenza per continuare a perpetrarne un altro. 

Comunque, ho parlato tanto di sofferenza in queste righe e perciò voglio lasciare i miei lettori con un sorriso; condivido qui il gesto di Karol, una bambina di Termini Imerese che, nella saggezza dei suoi 8 anni, ha aderito a un'iniziativa del locale Rotary Club volta a dare parrucche alle donne in cura chemioterapica. Ha tagliato i suoi lunghi capelli e li ha donati. Un'azione che prima di lei aveva fatto un maschietto americano (e poi chissà quanti altri), che si è addirittura fatto crescere i capelli, noncurante delle prese in giro dei suoi compagni. Tutta questa bellezza non può che far sorridere.

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Alessia Roberta Scopece

Alessia Roberta Scopece

Artista, scrittrice di saggi e giornalista pubblicista, autrice radio-tv, nonché convinta vegana. Un po' Alex in Monsterland, un po' Lilac Aysel, nasce nel 1982 in un giorno di mezzo inverno. Attualmente vive su un asteroide, anche se ogni tanto si aggira sul pianeta Terra dove vivono famigliari e amici. Ha due lauree (per la terza ci stiamo lavorando), un diploma in fumetto, tanti anni di studio del pianoforte, un'associazione chiamata "LunaCometa" che si occupa della diffusione di stili di vita etici e sostenibili e di vegan lifestyle nonché del sostegno a persone disagiate. Ama gli arcobaleni, gli animali, i viaggi, le persone gentili, le stelle ed è cittadina onoraria di Vega, piccolo pianeta ubicato un po' più in là dell'Isola-che-non-c'è dove tutti sono cruelty-free. Dalla prospettiva delle immensità siderali si è resa conto che il pianeta Terra è il più bello che esista. Per questo motivo vi parlerà di Vega: per imparare che la Terra e quanto contiene meritano tanta cura, tanto rispetto e protezione e tanto amore.

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