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Le nuvole parlanti

Loris Cantarelli, l'arte del fumetto non è solo "Fumo di China"

Loris Cantarelli, milanese classe 1970, dal 2012 Direttore Editoriale di Fumo di China, tra le più longeve riviste di critica e di informazioni relative al mondo del fumetto, è anche autore dagli interessi poliedrici che spaziano nel cinema, soprattutto d'animazione, nella musica e nella tv.

Loris Cantarelli, l'arte del fumetto non è solo "Fumo di China"

Ha avuto un ottimo successo con la biografia di Bono degli U2, scrive di fumetti e illustrazione, ha all'attivo oltre trenta volumi sull’argomento, collabora con le fiere Riminicomix, Napoli Comicon, Milano Cartoomics, Opera Comics e Fiera del Fumetto di Lugano.

Il fumetto è entrato nella sua vita sin dall'infanzia, era un albo di Topolino, con il quale ha imparato a leggere, come molti altri della nostra generazione. La sua è una grande passione per il mondo delle nuvole e riesce a trasmetterla in tutto quello che fa. Tra i suoi libri vorrei segnalare l'edizione italiana della guida "1001 fumetti da leggere prima di morire", stampata in origine nel 2011 in Gran Bretagna, di cui insieme a Matteo Stefanelli Loris Cantarelli è stato uno dei supervisori.

Loris inizierei con una domanda di rito: in quale momento il fumetto è entrato nella tua vita? Riesci a ricordare il primo albo letto?

Direi intorno ai 6 anni, era naturalmente un “Topolino”, il settimanale su cui intere generazioni hanno imparato a leggere in stampatello prima ancora di andare a scuola... una condizione pressoché unica al mondo, che dice molto del nostro speciale legame con i prodotti Disney e prodotto anche della considerazione del fumetto come prodotto per bambini – che peraltro è notoriamente più difficile da realizzare di quello per gli adulti – pur essendo in realtà un mezzo di comunicazione che può affrontare qualunque genere per qualunque età.

Da ragazzino quali erano i tuoi personaggi preferiti?

Quelli che seguo ancor oggi: l’Uomo Ragno (che ormai chiamiamo come in originale Spider-Man) e Topolino (che spero non arriveremo a chiamare Mickey Mouse...).

Quali sono stati gli autori di riferimento nel tuo percorso professionale?

Come lettore di critica, tutti quei giornalisti che non danno nulla per scontato e riescono a trasmettere al lettore la propria passione per la materia. Come lettore di fumetti, tutti quegli autori e quei personaggi che attraverso le loro avventure riescono a farti evadere dalla realtà aiutandoti a capirla meglio: fra gli italiani ho una particolare venerazione per il compianto Attilio Micheluzzi (1930-1990).

Da 10 anni sei direttore editoriale della rivista forse più importante del panorama fumettistico italiano, il mensile “Fumo di China”, che si occupa di critica: sinceramente questi anni di buio causati dall’epidemia quanto hanno influito nell’editoria di settore?

Per certi versi hanno portato i più giovani ad avere più tempo da dedicare alle letture e quindi a cercare autori e personaggi in grado di colpire la loro attenzione: a fronte di un panorama vastissimo, edicole e librerie sono rimaste aperte e quindi per molti editori è arrivato inaspettatamente nuovo pubblico.

In un recente articolo apparso su “Il Messaggero”, si parla dell’importanza dei manga per le vendite dell’editoria in Italia, credi sia una considerazione attendibile oppure è un falso mito che i giovani leggano prevalentemente prodotti “made in Japan”?

Sì, è vero: di fronte a serie infinite come gli sgargianti supereroi americani o i tradizionali eroi d’avventura in bianco e nero italiani, le collane a fumetti giapponesi coprono tutti i generi letterari (fantascienza, horror, thriller, noir, sentimentale...) magari mescolandone qualcuno così da avere una propria peculiarità e – tranne i casi più di successo – non durano decenni ma un numero limitato di episodi, realizzati per lo più da uno o due autori, e possono quindi essere seguiti più facilmente, oltre a mantenere una maggiore compattezza e originalità.

Per alcuni il fumetto è “letteratura disegnata”, per altri invece si tratta di due linguaggi distanti seppur cugini, tu cosa pensi in merito? La (o il) graphic novel tanto di moda negli ultimi anni può essere un tramite per dare allure letteraria al fumetto?

L’espressione “letteratura disegnata” era cara al veneziano Hugo Pratt (1927-1995), forse il nostro fumettista più famoso all’estero insieme al suo amico e allievo Milo Manara (nato nel 1945), proprio per rivendicare una pari dignità agli altri mass media come il cinema, la radio e la televisione. Oggi soltanto i più retrogradi fingono d’ignorare che il fumetto non ha   nulla    da invidiare alle altre arti e il cosiddetto “romanzo grafico” o “graphic novel” (che alcuni declinano al femminile ma poco importa: vincerà l’uso) più che una scelta stilistica è una veste editoriale: storie autoconclusive in edizioni di lusso da libreria, ma non occorre per forza una trama d'introspezione o di “contemplazione del proprio ombelico”, come scrisse un nostro ex direttore: anche “I tre moschettieri” e “Pinocchio” uscirono a puntate su riviste da pochi soldi e poi uscirono in volumi rilegati, esattamente come molte avventure di “Valentina” e “Corto Maltese”...

Nel passato il fumetto generava grandi discussioni, penso ai tempi delle polemiche sul “fumetto nero” ad esempio: ho incontrato uno degli psicoanalisti che lo definì deviante per la mente dei giovani e mi ha raccontato che era opinione abbastanza diffusa. Credi che adesso ci sia ancora questa attenzione ai contenuti?

Al di là delle mode, che portano inevitabilmente molti autori ed editori improvvisati a realizzare prodotti raffazzonati per inseguire il vento, qualunque prodotto d’intrattenimento può essere tremendamente banale o un capolavoro, ma molto più spesso senza infamia e senza lode: basta pensare a film e serie tv, che prendono spesso spunto da personaggi e vicende dei fumetti per accattivarsi meglio le simpatie del pubblico.

Nella tua vita professionale uno spazio importante è occupato dalla musica, mi riferisco soprattutto alla tua recente e bellissima biografia su Bono degli U2 per la Hoepli. Come è nata l’idea di questo libro? Quanto ha influito e influisce su di te la musica?

Ogni tanto mi piace approfondire figure la cui attenzione mediatica non permette subito di conoscere bene, ma che tolte le incrostazioni dei luoghi comuni, delle imprecisioni e delle sovrastrutture (comprese simpatie e antipatie) si rivelano affascinanti per esperienze vissute e modo di restituirle al pubblico. E chi meglio di una rockstar come Bono, figlio di due operai di religione diversa, rimasto orfano di madre a 14 anni, cresciuto in una terra martoriata da una lotta fratricida dove si respira musica e spiritualità ovunque, che riesce a incanalare la sua inquietudine mettendosi insieme nella stessa settimana con la donna che ancor oggi è al suo fianco e con i compagni di scuola decisi come lui a sfondare nel panorama internazionale? A scavare oltre la superficialità, davvero la realtà supera la fantasia...

Hai mai pensato di unire le passioni e scrivere un graphic novel su Bono e gli U2?

In effetti no, ne esistono un paio ma come purtroppo quasi sempre capita sono piuttosto didascalici. Per non essere banale, una biografia a fumetti deve trovare una chiave e un taglio narrativo particolare

Il tuo rapporto con la musica qual è? Oltre a Bono e gli U2, quali sono i tuoi musicisti preferiti?

La musica è quasi sempre un fatto generazionale, e da figlio degli anni Ottanta del Novecento i miei ascolti sono inevitabilmente condizionati dagli artisti più ascoltati all’epoca, come Sting e i Police, Mark Knopfler e i Dire Straits, Roger Waters e i Pink Floyd, Jim Kerr e i Simple Minds... ma in realtà ascolto di tutto, anche se raramente musica italiana.

Loris, pensi che adesso non sarebbe importante che personaggi come Bono si esprimano sul recente conflitto? La loro è un’opinione ascoltata a livello mondiale...

In realtà, Bono ha preso posizione (ricevendo peraltro minacce di morte) già nei primi anni Ottanta per il rifiuto in ogni caso della violenza, condiviso da tutti gli U2. Era anche stato a un convegno di Kiev in una pausa dell’ultimo tour nel settembre 2018 e in questi anni di “pausa obbligata” è capitato di vederlo apparire su Instagram con il chitarrista The Edge. Lo scorso 5 marzo è apparso un post dicendo: “Il popolo ucraino sta insegnando al mondo cosa è la libertà e soprattutto come agisce la libertà. Il bullo del quartiere non vincerà”, con un piano in sottofondo e Bono che recita i versi del poeta ottocentesco Taras Shevchenko dedicati al suo popolo. Nel giorno di San Patrizio Bono, come sua abitudine da anni, ha inviato a Nancy Pelosi, Presidente della Camera USA, dei versi scritti, questa volta per l'Ucraina. Bono ha detto che la poesia "non è stata scritta per essere pubblicata", ma l'ha condivisa insieme a un messaggio di solidarietà verso il popolo ucraino: "Siamo con il popolo ucraino e il suo leader".

Quali sono gli autori, parlo del fumetto, che al momento ti sembrano più incisivi?

Al di là dei gusti personali, mi piace vedere la considerazione in cui vengono tenuti autori molto diversi tra loro come Zerocalcare e Gipi perfino come richiamo commerciale per il lancio di settimanali di attualità politica e culturale, ma anche che Roberto Saviano scelga di raccontare la sua autobiografia scrivendo un fumetto disegnato dal fumettista israeliano Asaf Hanuka, così come Gianluca Costantini dopo aver disegnato il celeberrimo ritratto di Patrick Zaki divenuto quasi un’icona ha realizzato la storia della sua vita scritta dalla giornalista d’inchiesta Laura Cappon. È il segno che gli antichi pregiudizi sono davvero di un’altra epoca, che mi sembra la cosa più importante. I miei gusti cambiano continuamente.

Quanto è importante che il fumetto mantenga la sua identità per non essere fagocitato in quest’epoca dominata dai social?

A me sembra che il vero rischio è la banalizzazione di certi film che inducono molti a pensare che i fumetti si occupino solo di supereroi o al massimo di Paperi e Topi disneyani... Il mezzo espressivo in realtà è immenso, e come disse l’immenso Gillo Dorfles (scomparso a 108 anni!) nel 2002 a un convegno su “Poema a fumetti” di Dino Buzzati: “Il problema del fumetto mi ha sempre non voglio dire entusiasmato, ma sconcertato, perché credo che non ci sia altra forma di comunicazione visiva-verbale che sia così complessa e così mal conosciuta o maltrattata”

Quali sono i tuoi progetti futuri? Qualche nuovo libro all’orizzonte?

Per il momento preferisco mantenere uno scaramantico riserbo, anche se verso l’estate potrebbero esserci novità proprio sui fumetti.

Per concludere, che consiglio daresti a chi vuole fare del fumetto una professione?

Non pensare più all’ambito solo italiano ed europeo ma guardare anche al mercato franco-belga e statunitense, conoscere bene le pubblicazioni degli editori a cui ci si propone (per non far perdere tempo l’un l’altro), e purtroppo abituarsi a una condizione sempre più insufficiente – al di là dei nomi più eclatanti, sia per chi scrive, sia per chi disegna – a pagare le bollette, a meno di considerarla poco più di un hobby o un secondo lavoro...

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Alessia Paragone

Alessia Paragone

Laureata in Materie letterarie presso l'Università degli studi de L'Aquila, docente presso l'Istituto Comprensivo Santa Chiara Pascoli Altamura di Foggia, giornalista pubblicista dal 1996.Ha collaborato e scritto per numerose testate locali e nazionali specializzate nel settore fumetto. Tra le sue passioni il mondo delle nuvole parlanti e l'arte come fuga dalla normalità.

 

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