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La controra e il ‘timor panico’, perché non si deve uscire dopo mezzogiorno

La storia dell’ambivalente dio Pan

La controra e il ‘timor panico’, perché non si deve uscire dopo mezzogiorno

Si badi che la raccomandazione per cui non bisognava uscire dopo il mezzogiorno ha origine in diverse credenze popolari, derivanti dal fatto che, a seconda dell’ombra che il sole proiettava sul terreno, la giornata veniva divisa in due parti: nella prima parte si compivano i sacrifici agli dèi superi, nella seconda si sacrificava a quelli inferi e ai Mani...

Per molti l’ora delle ombre, la più pericolosa è la mezzanotte. Effettivamente nel folklore popolare e nella tradizione letteraria la notte e il buio sono associati ai riti magici, nonché a crimini efferati. Tuttavia c’è un’altra fase del giorno che secondo gli antichi andava temuta e durante la quale era bene non vagare per le strade: si tratta dell’“ora di Pan”, quella che è la nostra ‘controra’. Secondo il mito Pan, dio dei monti, dei boschi, dei pastori, era figlio di Ermes e della ninfa Driope, nacque in Arcadia (una delle regioni più montuose e selvagge della Grecia) e aveva forma metà umana e metà caprina. Fu chiamato “pan” che in greco voleva dire “tutto” perché pare il nuovo nato aveva rallegrato “tutti” gli dèi dell’Olimpo (così racconta Omero nell’“Inno a Pan”); ma ci sono altre spiegazioni per questo nome, ad es. il “tutto” inteso come ‘molteplicità’ o anche come ‘materia prima’. Difatti Pan è un dio primordiale ed è associato a diversi aspetti della natura e del comportamento umano. Per alcuni versi rappresenta l’essenza stessa della natura ma anche la sua forza vitale, cosa che si evince dall’aspetto non proprio umano (orecchie, coda, zoccoli) che lo lega al mondo ferino, nonché alla natura primordiale dell’uomo, ‘animalesca’, istintiva; non è un caso che Pan fosse solito violentare e possedere le ninfe dei boschi. Così come, a causa del suo enorme fallo, era considerato dio della fertilità e venerato presso le società contadine. Pan privilegiava i luoghi deserti e solitari; qui – si diceva – era possibile percepire la presenza del dio, che si aggirava specialmente nelle ore più calde dei pomeriggi estivi. I luoghi silenziosi recavano un’atmosfera paurosa e sensuale al tempo stesso, quasi di ‘incanto’ che non doveva essere interrotto, perché è in quel momento che il dio si ricongiungeva in unione mistica con la natura; motivo per cui, aggirandosi in quelle particolari ore del giorno, si incorreva nel rischio di incontrarlo e il dio avrebbe emesso il suo terribile grido che terrorizzava chiunque e lo gettava nello smarrimento: da qui “il timor panico”.

Si badi che la raccomandazione per cui non bisognava uscire dopo il mezzogiorno ha origine in diverse credenze popolari, derivanti dal fatto che, a seconda dell’ombra che il sole proiettava sul terreno, la giornata veniva divisa in due parti: nella prima parte si compivano i sacrifici agli dèi superi, nella seconda si sacrificava a quelli inferi e ai Mani, e lo spartiacque era Mezzogiorno. Quest’ora era rivestita di valenze particolari presso gli antichi, al punto che il grammatico latino Servio (nel Commento a “Georgiche” IV,401) spiega che a Mezzogiorno il mondo umano comunica col mondo divino e quasi tutte le divinità appaiono in quest’ora. Ecco perché in queste ore non era lecito aggirarsi per le vie, addormentarsi (col rischio di essere posseduti) o addirittura suonare strumenti, come spiega nei suoi Idilli il poeta Teocrito (I, 5): «Nell’ora meridiana non è lecito, o pastore, non è lecito suonare la siringa: temiamo Pan» [Pan era, tra l’altro, considerato inventore della siringa]; giacché nulla doveva essere elemento di disturbo quando il mondo umano e quello divino si confondevano e si univano. Ecco dunque l’etimologia della parola ‘panico’ che noi associamo alla ‘paura’ ma che in realtà è qualcosa di diverso: il panico è non solo paura ma smarrimento, confusione, per qualcosa che attrae, incuriosisce ma che al tempo stesso è ‘inquietante’. Esattamente come il dio Pan, un dio irrazionale, fuori dagli schemi perché ancestrale e selvatico, a cui, tuttavia, gli dèi sorridono, forse perché – per dirla con Hillman - «ciascuno di loro scopre di avere un’affinità con lui; Pan li riflette “tutti”»**.

Con il cristianesimo l’immagine di questo dio fu trasferita al diavolo, che – ricordiamo – nei primi secoli era appunto rappresentato come un capro con grosse corna; forse questa associazione è avvenuta perché Pan rappresentava tutto ciò che creava confusione e smarrimento, sensualità sfrenata e lussuria, contrariamente al Dio cristiano.

E voi, come vedete la controra? Anche le vostre nonne vi dicevano di non uscire perché era pericoloso? La mia sì.

 

** https://lartedeipazzi.blog/2017/07/26/hillman-il-dio-capro-pan/

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Alba Subrizio

Alba Subrizio
«E quel giorno che ha potere solo sul mio corpo e su null’altro, ponga pure fine, quando vorrà, alla mia vita. Con la miglior parte di me volerò eterno al di sopra degli astri e il mio nome non si potrà cancellare, fin dove arriva il potere di Roma sui popoli soggiogati, là gli uomini mi leggeranno, e per tutti i secoli vivrò della mia fama…». Così Publio Ovidio Nasone conclude il suo capolavoro “Le Metamorfosi”; sulla scia del grande Sulmonese. E, allora, eccomi qui a raccontarvi di miti, eziologie e pratiche del mondo antico… che fanno bene anche oggi.

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