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Ulivo o cavallo, quale dono è più prezioso per l’umanità?

Dal mito alla storia di Atene fino alla Magna Grecia

Ulivo o cavallo, quale dono è più prezioso per l’umanità?

A determinare che l’olio fosse il dono più importante tra tutti furono i nostri antenati Greci mediante un mito che ha a che fare con le origini di Atene.

In queste calde giornate dalle temperature altissime mi è capitato di fare una passeggiata in campagna in un appezzamento di terra ricco di ulivi, l’albero che più di tutti si distingue per la sua forma unica, attorcigliata e maestosa, con le sue radici sembra avvinghiarsi alla madre terra come non mai, ergendosi verso l’alto con i suoi rami che appaiono simili a braccia protese verso il cielo. Ebbene, nonostante la calura, ho pensato di raccontare in che modo l’umanità ha ottenuto l’ulivo e di conseguenza l’olio: l’“oro verde” più prezioso che esista. A determinare che l’olio fosse il dono più importante tra tutti furono i nostri antenati Greci mediante un mito che ha a che fare con le origini di Atene. Si narra che il primo mitico re della città fu Cecrope, nato direttamente dalla madre terra (questo per sottolineare le origini autoctone del popolo ateniese, “nato dalla terra” appunto, a differenza degli altri popoli, formati da diverse genti provenienti da luoghi diversi), che – si dice – aveva un corpo per metà uomo e metà serpente, come si evince dall’etimo del suo nome: Κέκροψ (Kékrops) che voleva dire “il caudato” (con la coda), ma anche in virtù del fatto che nell’antichità il serpente era l’animale per antonomasia proveniente dalla terra e, dunque, emblema stesso di essa. Orbene, Cecrope era un re giusto: costruì sull’acropoli la sua fortezza, detta pertanto Cecropia, fu il primo a istituire il culto degli dèi, la scrittura, la monogamia e l’istituzione del matrimonio, e ad abolire i sacrifici religiosi cruenti. Proprio per queste sua qualità che ne sottolineavano la giustizia, Zeus decise di nominarlo giudice nella gara che vedeva competere gli dèi dell’Olimpo sul nome da dare alla città e su chi dovesse avere il dominio sull’Attica (una delle regioni più fertili della Grecia e dove ancora oggi sorge la capitale). Ecco che i due ‘litiganti’ erano niente poco di meno che Poseidone e Atena; il primo, colpendo col suo tridente la rocca dell’Acropoli, fece sgorgare una sorgente e al contempo creò un animale che mai si era visto prima: il cavallo; questa creatura non solo poteva essere utile all’uomo per i lavori ma poteva anche fungere da nobile mezzo di trasporto. Atena (che era dea della guerra, della saggezza e delle arti tessili), invece, colpendo la terra con una freccia fece scaturire un albero dalla forma unica: l’ulivo. Cecrope ritenne che la vincitrice dovesse essere Atena e da qui il nome della città fu Atene. Da quel momento la storia della Grecia – si narra – fu determinata proprio dall’ulivo: in qualità di produttori, i Greci furono tra i commercianti più importanti di olio e vino di tutto il mondo antico, arrivando ad ottenere la supremazia commerciale di tutto il bacino del Mediterraneo e fondando colonie/empori, già dall’età micenea, in moltissimi territori: ad es. a Thapsos, Gela e Agrigento in Sicilia o Marsiglia (Massalia) in Provenza, ma anche in Sardegna, nord Africa etc…

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Alba Subrizio

Alba Subrizio
«E quel giorno che ha potere solo sul mio corpo e su null’altro, ponga pure fine, quando vorrà, alla mia vita. Con la miglior parte di me volerò eterno al di sopra degli astri e il mio nome non si potrà cancellare, fin dove arriva il potere di Roma sui popoli soggiogati, là gli uomini mi leggeranno, e per tutti i secoli vivrò della mia fama…». Così Publio Ovidio Nasone conclude il suo capolavoro “Le Metamorfosi”; sulla scia del grande Sulmonese. E, allora, eccomi qui a raccontarvi di miti, eziologie e pratiche del mondo antico… che fanno bene anche oggi.

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