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‘Che fai tu, luna, in ciel?’ La luna di Pasqua

Dai miti alle teorie sulla luna nel mondo antico

‘Che fai tu, luna, in ciel?’ La luna di Pasqua

Bella, bellissima, come capita raramente, la luna di queste sere ci ha entusiasmato, tanto da pensare a come veniva vista nei secoli passati.

Arriva come ogni anno l’atteso plenilunio di primavera, che nei calcoli astronomici determina la ‘caduta’ della Pasqua. Quest’anno il primo plenilunio dopo l’equinozio si è verificato proprio tra il venerdì e il sabato santo e ha determinato la "luna rosa" per gli amanti dell’astronomia e non solo. Bella, bellissima, come capita raramente, la luna di queste sere ci ha entusiasmato, tanto da pensare a come veniva vista nei secoli passati. Ebbene, torniamo ancora una volta ai Greci. Questi associavano la luna a due divinità: Selene e Artemide (la romana Diana). Selene era la personificazione della luna stessa, tant’è che dal suo nome deriva il successivo termina ‘luna’: σελήνη / σελάνα con caduta del σε (se) iniziale > *λήνη / *λάνα che è diventato luna per i latini; il vocabolo è connesso alla sfera semantica della luminosità come lux = luce o lucēre = splendere, così come l’antico slavo luca = raggio, luna. Artemide era invece la dea della luna, gemella di Apollo (dio del sole), che si alternava col fratello nel portare la luce sulla terra: lui di giorno, guidando una quadriga, lei di notte, guidando una biga alata. Al di là delle credenze mitologiche che vanno dalla Mesopotamia all’antico Egitto, dall’India al Giappone, va detto che gli antichi non ignoravano che cosa fosse in realtà la luna; Pitagora (V sec. a.C.) riteneva fosse un pianeta (la distinzione tra pianeta e satellite non era ancora chiara), gli astronomi Babilonesi, invece, avevano già individuato i cicli lunari e le eclissi. Fu tuttavia il greco Anassagora ad affermare che la luna fosse una roccia sferica e che era il sole ad emettere la luce che questa rifletteva soltanto. Nel corso del Medioevo dobbiamo all’astronomo arabo Alhazen la deduzione che la luce solare non veniva riflessa dalla luna come uno specchio, bensì è riflessa dalla superficie in tutte le direzioni. In ultimo fu il grande Galileo Galilei che nel XVII secolo estirpò qualunque dubbio sulla luna, grazie ai suoi calcoli supportati dall’invenzione del telescopio (che lui stesso perfezionò). Se è vero che si sa tutto ormai della luna e della sua superficie, tanto che nulla è rimasto all’immaginazione, tuttavia questo satellite, visto dalla terra, continua a stupirci e farci sognare con la sua sfolgorante bellezza. Nell’augurarvi Buona Pasqua vi lascio con una leggenda indiana sui ‘cicli lunari’.

Si narra che un giorno Ganesh (o Ganesha, divinità indiana dalla testa di elefante) andava in giro in groppa al suo topo, quando all’improvviso comparve un serpente e il topolino per lo spavento sbalzò il dio a terra. Ganesh aveva mangiato troppi dolci e per l’impatto il suo grosso stomaco si aprì, così il dio prese il serpente e se ne fece una cintura per richiudere il ventre da cui traboccavano i dolci che aveva ingerito. Vista la scena esilarante, la Luna rideva a crepapelle, così il dio, offeso e adirato, le tirò una zanna contro e la spaccò a metà. La Luna pianse e chiese perdono, così Ganesh non cancellò ciò che aveva fatto ma lo attutì: condannò la Luna a crescere e calare in intensità secondo cicli di 15 giorni; così, in certi momenti la luce della Luna si sarebbe spenta, per poi ricominciare poco a poco ad apparire, ma sarebbe rimasta intera soltanto per un brevissimo periodo di tempo.

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Alba Subrizio

Alba Subrizio
«E quel giorno che ha potere solo sul mio corpo e su null’altro, ponga pure fine, quando vorrà, alla mia vita. Con la miglior parte di me volerò eterno al di sopra degli astri e il mio nome non si potrà cancellare, fin dove arriva il potere di Roma sui popoli soggiogati, là gli uomini mi leggeranno, e per tutti i secoli vivrò della mia fama…». Così Publio Ovidio Nasone conclude il suo capolavoro “Le Metamorfosi”; sulla scia del grande Sulmonese. E, allora, eccomi qui a raccontarvi di miti, eziologie e pratiche del mondo antico… che fanno bene anche oggi.

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