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Cefalo, ovvero il mito della gelosia

Cefalonia o Itaca, quale la vera patria di Ulisse?

Cefalo, ovvero il mito della gelosia

Era un eroe di particolare bellezza e muscolatura che sposò la figlia di Eretteo, famoso re dell’Attica, ossia Procri. Innamoratissimo e gelosissimo della sua sposa

Da dove ha origine l’isola di Cefalonia? La più grande delle isole Ionie, secondo il mito rientrava tra i possedimenti di Ulisse, e addirittura recenti scavi archeologici fanno supporre che la città su cui regnava l’eroe greco non fosse l’attuale Itaca bensì proprio Cefalonia**. Infatti, i poemi omerici parlano di un’isola prevalentemente pianeggiante, cosa che l'attuale Itaca non è; i ricercatori sono giunti alla conclusione che l’odierna Itaca corrisponda all'antica Dulichio e che, invece, la Itaca omerica sia la penisola di Paliki, che fa parte di Cefalonia. Il nome di quest’isola, tuttavia, è legato ad un altro mito quello di Cefalo. Quest’ultimo era un eroe di particolare bellezza e muscolatura che sposò la figlia di Eretteo, famoso re dell’Attica, ossia Procri. Innamoratissimo e gelosissimo della sua sposa, Cefalo un giorno fu visto da Eos (dea dell’aurora) che si innamorò perdutamente di lui e cercò di rapirlo ma invano. Per vendetta, conoscendo la gelosia dell’uomo, insinuò nella sua mente l’idea che la moglie gli fosse infedele e che lo tradisse con chiunque le avesse portato doni. Così Cefalo fingendosi un altro cominciò ad insidiare con avances e regali la sua stessa consorte, finché Procri non cedette alle lusinghe; solo allora svelò la sua identità e la donna fuggì. Successivamente i due si riconciliarono ma il fato volle che in una battuta di caccia, credendo di aver dinanzi un cerbiatto, Cefalo uccise involontariamente la sposa; per questo motivo fu costretto ad andare in esilio e fu accolto a Tebe dal re Anfitrione (padre putativo di Ercole, ma questo è un altro mito), che per averlo aiutato in un’impresa gli fece dono di un’isola che da lui fu poi chiamata Cefalonia.

** https://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/10_Ottobre/13/domenici.shtml

http://ricerca.gelocal.it/tribunatreviso/archivio/tribunatreviso/2007/01/11/VT1TC_VT102.html

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Alba Subrizio

Alba Subrizio
«E quel giorno che ha potere solo sul mio corpo e su null’altro, ponga pure fine, quando vorrà, alla mia vita. Con la miglior parte di me volerò eterno al di sopra degli astri e il mio nome non si potrà cancellare, fin dove arriva il potere di Roma sui popoli soggiogati, là gli uomini mi leggeranno, e per tutti i secoli vivrò della mia fama…». Così Publio Ovidio Nasone conclude il suo capolavoro “Le Metamorfosi”; sulla scia del grande Sulmonese. E, allora, eccomi qui a raccontarvi di miti, eziologie e pratiche del mondo antico… che fanno bene anche oggi.

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