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La nostalgia, un sorriso triste che viene da lontano

La parola è greca ma di conio moderno

La nostalgia, un sorriso triste che viene da lontano

La parola, o meglio il sentimento, che più mi pervade oggi è ‘nostalgia’. Un sentimento che, sebbene non fosse sconosciuto agli antichi, tuttavia non trova riscontro in un concetto preciso. Gli antichi Greci, e i Romani dopo di loro, associavano la nostalgia (per cui non c’era un termine specifico) alla melanconia, al rimpianto; insomma, al quel sentimento agro-dolce di ricordo per un tempo passato che non c’è più (e che rivorremmo indietro). Si pensi che alla base di tutte le poesie d’amore, specie quelle di Saffo, di Catullo, etc, vi è il sentimento della nostalgia, benché i poeti non lo chiamassero così. Anche nella filosofia antica una concezione simile è presente in Plotino: si pensi al conato dell'anima di ricongiungersi all'Uno da cui è sgorgata; un conato che scaturisce quasi da un sentimento ‘doloroso’ che il distacco dall’Uno ha causato. Difatti, stando all’etimologia del termine, il vocabolo nostalgia deriva da νόστος (nostos) = ritorno + άλγος (algos) = dolore e significa letteralmente "dolore del ritorno", ossia provare dolore per un qualcosa che è lontano fisicamente e/o cronologicamente. Tuttavia la nostalgia è un sentimento complesso, che non è provocato solo dal ‘dolore’ bensì anche da una sorta di ‘felicità’, poiché senza quest’ultima componente non avrebbe ragione di esistere; tanto che in portoghese si chiama saudade: una sensazione che ci rende tristi ma ci fa anche sentire vivi, che ha una dimensione mistica che implica l’accettazione del passato; ma anche ‘struggimento’, ‘tristezza per un ricordo felice’ secondo Antonio Tabucchi. Del resto chi di noi non ricorda l’epica dei Nostoi? Ovvero i racconti dei “Ritorni”; l’Odissea di Omero è essa stessa un nostos (cioè il racconto del ‘ritorno’ a casa di Ulisse). Ebbene, in questi racconti erano descritti i ‘ritorni’ a casa degli eroi che erano rimasti lontani a causa della decennale guerra di Troia e che provavano, quindi, al pensiero di rivedere i propri cari, un sentimento di gioia e dolore, ossia la nostalgia. In virtù di ciò potremmo asserire che la nostalgia è insita nella natura dell’uomo, del quale rappresenta la ‘storia’, le ‘emozioni’. L’uomo stesso è nostalgia. Solo che in alcuni casi questa può sfociare in nostomania, che è una vera e propria patologia, affine alla depressione, che si verifica quando il dolore per ciò che è stato e non tornerà più è tale da rendere impossibile il proiettarsi nel futuro, bloccando l’individuo in uno stato melanconico cronico.

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Alba Subrizio

Alba Subrizio
«E quel giorno che ha potere solo sul mio corpo e su null’altro, ponga pure fine, quando vorrà, alla mia vita. Con la miglior parte di me volerò eterno al di sopra degli astri e il mio nome non si potrà cancellare, fin dove arriva il potere di Roma sui popoli soggiogati, là gli uomini mi leggeranno, e per tutti i secoli vivrò della mia fama…». Così Publio Ovidio Nasone conclude il suo capolavoro “Le Metamorfosi”; sulla scia del grande Sulmonese. E, allora, eccomi qui a raccontarvi di miti, eziologie e pratiche del mondo antico… che fanno bene anche oggi.

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