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Da dove ha origine l'immagine del drago? Nel mondo antico erano custodi di tesori

Dall'antica Grecia al Medioevo, dall'iconografia cristiana a Game of the Thrones. Ecco un corredo di immagini

Da dove ha origine l'immagine del drago? Nel mondo antico erano custodi di tesori

Si tratta di un’antica e ‘vexata quaestio’ quella se l’origine dei draghi sia da attribuire alla cultura orientale oppure occidentale. È pur vero che il dragone è uno dei simboli per antonomasia della cultura cinese, in cui compare da tempo immemore; tuttavia anche nell’antica Grecia questo animale leggendario era menzionato sin dall’età arcaica (in un’epoca cioè in cui si possono escludere certamente collegamenti o influenze con l’Oriente). La parola ‘drago’ deriva dal greco δράκων (drakon) e indicava una creatura a metà tra un drago e un serpente gigantesco. Difatti nella cultura greco-latina le immagini di draghi sono ben diverse da quelle che si diffonderanno dal Medioevo in poi (e cioè un grosso lucertolone con quattro zampe e ali) e per lo più queste creature venivano indentificate con serpentoni alati come si evince dalle rappresentazioni iconografiche vascolari. Il primo a menzionare un drago è il più antico autore mai conosciuto, ossia Omero, nell’Iliade, ma sappiamo di tanti eroi mitologici che sono stati costretti ad affrontare draghi per superare delle prove. Tra i tanti miti ho deciso di sceglierne due in particolare dove la figura di un drago è preponderante. Il primo è il mito di Cadmo: questo giovane era figlio del re di Tiro (in Fenicia) e, quando la sorella Europa fu rapita da Zeus, nel vagabondare per ritrovarla, finì in Grecia; qui un oracolo gli predisse che avrebbe dovuto seguire una mucca e fondare una città laddove la mucca si fosse fermata, così il suo nome sarebbe stato ricordato nel tempo. Giunto in Beozia (una regione della Grecia) la mucca si fermò e Cadmo decise di fondare lì Tebe, ma un drago che custodiva una sorgente vicina attaccò tutti i suoi compagni e li uccise. Cadmo riuscì a sconfiggere l’animale e, su consiglio della dea Atena, ne seminò i denti, dai quali nacquero altri uomini che lo aiutarono nell’edificazione della città[quest’anfora a figure nere risalente al VI a.C. è una delle più antiche rappresentazioni].

[anche in questo cratere a figure rosse del IV a.C. si può notare una raffigurazione simile dell’animale]

Il secondo mito che vede una cospicua presenza di draghi è quello di Medea. Quando gli Argonauti, capeggiati da Giasone, giunsero in Colchide per recuperare il “vello d’oro” trovarono ad accoglierli un drago insonne che proteggeva e impediva a chiunque di impadronirsi del prezioso manto; ma, grazie all’aiuto della maga Medea (che si era innamorata di Giasone), l’eroe ottenne un filtro per far addormentare il mostro e prendere indisturbato il vello d’oro. [nell’immagine Medea addormenta il drago, mentre Giasone ruba il vello dell’ariete]

[in questa immagine del V sec., invece, proveniente da una kylix Giasone sta per essere inghiottito dal drago ma Atena lo salva]

Sempre nello stesso mito, dopo la strage perpetrata nella reggia di Corinto (contro la nuova sposa di Giasone e suo padre) e dopo aver ucciso i figli, Medea fugge volando via sul carro del Sole (suo nonno) trainato da due dragoni/serpenti. [come si vede dai due crateri qui sotto, risalenti rispettivamete al 400 e al IV secolo a.C.]

Qual era dunque la mansione dei draghi nel mondo antico? Certamente non erano visti come creature 'socievoli' o portatrici di fortuna (come nel mondo cinese) ma erano esseri temibili, per lo più posti dagli dèi a custodi di qualcosa, che aggredivano chiunque provasse ad avvicinarli. Il cristianesimo eredita quest'immagine leggendaria e fa del drago un simbolo del demonio, tanto che lo ritroviamo in una delle visioni dell'Apocalisse; sempre a questo è legata anche la celebre leggenda di San Giorgio. Attualmente, invece, sembra che la natura 'maligna' di questi animali leggendari sia stata rivalutata, facendoli diventare protagonisti del genere fantasy (si pensi, ad es., alla saga di "Game of the Thrones").

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Alba Subrizio

Alba Subrizio
«E quel giorno che ha potere solo sul mio corpo e su null’altro, ponga pure fine, quando vorrà, alla mia vita. Con la miglior parte di me volerò eterno al di sopra degli astri e il mio nome non si potrà cancellare, fin dove arriva il potere di Roma sui popoli soggiogati, là gli uomini mi leggeranno, e per tutti i secoli vivrò della mia fama…». Così Publio Ovidio Nasone conclude il suo capolavoro “Le Metamorfosi”; sulla scia del grande Sulmonese. E, allora, eccomi qui a raccontarvi di miti, eziologie e pratiche del mondo antico… che fanno bene anche oggi.

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