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Ulivo simbolo divino? Sì, della dea Pax e di Atena

Oltre che nella Bibbia, in tutte le religioni e le culture del Mediterraneo quest’albero è associato a pace e prosperità

Ulivo simbolo divino? Sì, della dea Pax e di Atena

Oggi si celebra la domenica delle palme, emblema di pace e salvezza, il cui simbolo materiale è un ramoscello di olivo. Perché proprio l’olivo? La spiegazione sembrerebbe giungere dalla stessa Bibbia: quando Gesù entra a Gerusalemme è accolto da una folla con rami di palma e ulivo; quando si reca in preghiera va nell’orto degli ulivi; e, ancora prima, nell’Antico Testamento, una colomba (messaggera del Signore) porta a Noè un ramoscello d’olivo come simbolo della fine del diluvio e della ricostituita pace tra Dio e l’uomo. Tuttavia, a ben guardare prima ancora di divenire un ‘segno’ di pace nella religione cristiana, l’olivo rivestiva già questa funzione nell’antica Roma (e prima ancora nell’antica Grecia). Non è un caso che di qui a qualche giorno, precisamente il 30 marzo, si celebrassero a Roma le feste in onore di Salus, Concordia e Pax (ovvero Salute, Concordia e Pace), tre dee che garantivano il benessere dello Stato romano. In particolar modo la dea Pax era celebrata anche il 30 gennaio e il 4 luglio; questa dea, corrispondente della greca Eiréne, esisteva già a Roma, ma è soprattutto con l’imperatore Augusto e la costituzione dell’Ara Pacis (4 a.C.), che diviene una delle massime divinità. Raffigurata con in una mano la cornucopia e un ramoscello d’ulivo, nell’altra teneva uno scettro oppure aveva in braccio il piccolo Pluto (“Ricchezza”), questo perché la ricchezza e l’abbondanza possono essere garantite solo dalla pace; ovvero una cosa è imprescindibile dall’altra. Ed emblema di prosperità nel mondo antico era proprio l’ulivo! Oltre a ciò, l’albero di ulivo rappresentava anche la longevità e la resistenza, per cui era inteso come simbolo di eternità e tenacia. Difatti, gli olivi resistono alla siccità e al freddo; sono praticamente indistruttibili, tanto che, anche quando il tronco viene tagliato, la pianta mette nuove gemme (sic!). Ecco perché, grazie a questa sua sorta di capacità di ‘rinascere’, è considerato immagine della vita e della sopravvivenza alla morte. Di qui, l’usanza, prettamente romana, di seppellire i morti con un ramoscello d'ulivo; di qui, inoltre, la consuetudine di omaggiare i vincitori con una corona di ulivo, a siglare la loro imperitura grandezza. Si badi, peraltro, che in quasi tutte le grandi religioni del Mediterraneo questa pianta era considerata un dono divino: nell’antico Egitto, ad es., si narra che fu la dea Iside (sposa di Osiride) ad insegnare agli uomini la coltivazione del sacro albero; ma è soprattutto nell’antica Grecia che questa pianta ha un culto famoso in tutto il mondo, era in fatti l’Albero per antonomasia, il simbolo stesso di Atene, città a cui era stato donato proprio dalla dea Atena; e fu proprio in virtù di questo dono (considerato il più prezioso tra tutti) che la città omaggiò la dea portandone il nome.

 

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Alba Subrizio

Alba Subrizio
«E quel giorno che ha potere solo sul mio corpo e su null’altro, ponga pure fine, quando vorrà, alla mia vita. Con la miglior parte di me volerò eterno al di sopra degli astri e il mio nome non si potrà cancellare, fin dove arriva il potere di Roma sui popoli soggiogati, là gli uomini mi leggeranno, e per tutti i secoli vivrò della mia fama…». Così Publio Ovidio Nasone conclude il suo capolavoro “Le Metamorfosi”; sulla scia del grande Sulmonese. E, allora, eccomi qui a raccontarvi di miti, eziologie e pratiche del mondo antico… che fanno bene anche oggi.

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