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Il Mito della Caverna, quando è più facile scegliere le ‘tenebre’

Platone ci insegna a guardare oltre le proprie certezze: potremmo scoprire che la ‘verità’ è un’altra

Il Mito della Caverna, quando è più facile scegliere le ‘tenebre’

Anche se sono più che certa sia impresso nella memoria di tutti, per averlo studiato o anche solo per lettura personale, voglio oggi ricordare il celebre “mito della caverna” di Platone. Partendo dal presupposto che i nostri antenati Greci cercavano di spiegare ogni fenomeno della realtà partendo da un mito, non è strano che uno dei più famosi filosofi e pensatori dell’antichità sia ricorso a questa storia per spiegare la differenza di ‘veduta’, ovvero di prospettiva, tra il saggio e l’uomo comune. Orbene, immaginiamo che alcuni uomini siano da sempre vissuti all’interno di una caverna buia, legati e immobilizzati, costretti cioè a guardare solo un muro dinanzi a loro; alle loro spalle però c’è un fuoco che sulla parete proietta le ombre di coloro che vivono al di sopra. I prigionieri della caverna, che non hanno mai visto come sono davvero gli uomini, credono che le ombre siano le immagini reali. Ora immaginiamo che un prigioniero riesca a liberarsi e ad uscire dalla caverna: in un primo momento i suoi occhi, non essendo avvezzi, rimarrebbero abbagliati da tanta luce e lui ne proverebbe dolore, ma poi a poco a poco riuscirebbe a comprendere ogni cosa. A questo punto, avendo finalmente conoscenza della realtà delle cose, l’uomo riscende nella caverna per spiegare ai suoi amici la ‘verità’, ma quando torna non solo i suoi occhi devono riabituarsi alle tenebre e quindi si muove a tentoni e in maniera goffa ma deve riuscire a farsi credere da chi non ha mai visto unicamente che le ombre e quelle proiezioni sono l’unica realtà che conosce. L’uomo allora viene deriso e non creduto. Veniamo ora all’interpretazione del mito: per Platone l’uomo che si libera è il saggio, liberatosi “dalle tenebre dell’ignoranza”, che con grande fatica e studio (eh, già perché la strada verso la saggezza non è semplice!) riesce finalmente a raggiungere la conoscenza (il sommo bene, ossia il “sole”), tuttavia è solo e quindi vuole “aprire gli occhi” anche degli altri uomini, facendogli notare che il mondo in cui viviamo (mondo tangibile) è solo uno “specchio”, anche alquanto confuso, del mondo intellegibile (il cosiddetto Mondo delle Idee o Iperuranio). Quando cerca di persuadere i suoi simili, il saggio spesso non viene creduto: nessuno di noi riesce a credere che la realtà che viviamo è solo ‘apparente’, nessuno vuole abbandonare le proprie facili e poche certezze (perché mettersi in discussione è difficile e può far male), e pertanto il saggio viene deriso (trattato come un matto) e allontanato, se non anche – come accadde a Socrate – ucciso per le sue idee, semplicemente perché non compreso. Il mito, ora come allora, continua ad insegnare: ora come allora gli uomini preferiscono le tenebre alla luce!

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Alba Subrizio

Alba Subrizio
«E quel giorno che ha potere solo sul mio corpo e su null’altro, ponga pure fine, quando vorrà, alla mia vita. Con la miglior parte di me volerò eterno al di sopra degli astri e il mio nome non si potrà cancellare, fin dove arriva il potere di Roma sui popoli soggiogati, là gli uomini mi leggeranno, e per tutti i secoli vivrò della mia fama…». Così Publio Ovidio Nasone conclude il suo capolavoro “Le Metamorfosi”; sulla scia del grande Sulmonese. E, allora, eccomi qui a raccontarvi di miti, eziologie e pratiche del mondo antico… che fanno bene anche oggi.

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