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Resurrezione… e resurrezioni, miti cristiani, latini e non solo...

Tra marzo e aprile si tenevano a Roma i “Ludi Megalenses”, feste in onore della dea Cibele e del suo paredro Attis. Addolorata per la sua morte, Cibele chiese a Zeus di riportarlo in vita, così il dio lo resuscitò dopo tre giorni. [...] Il dio egizio Osiride, ucciso dal malvagio fratello Seth, fu resuscitato dopo tre giorni dalla moglie Iside...

Resurrezione… e resurrezioni, miti cristiani, latini e non solo...

Per il blog di oggi avevo pensato al vampirismo – non chiedetemi perché, solo il buon Freud potrebbe spiegare certe associazioni (sarà forse per il sangue versato? O perché i fedeli durante l’eucarestia asseriscono di ‘bere’ il sangue di Cristo?) – resta il fatto che essendo Pasqua di Resurrezione, preferisco parlare di resurrezioni appunto, riproponendovi un tema già scelto l’anno scorso nella stessa occasione. Certamente, se non tutti, molti sapranno che la parola ‘Pasqua’ deriva dal latino ‘pascha’, che a sua volta ha origine dal termine ‘pâsàch’, ovvero “passaggio”. Il passaggio era quello dell’angelo della morte sulle case degli Egiziani, nonché l’esodo verso la terra promessa. La Pasqua cristiana riprende da quella ebraica la nozione di ‘passaggio’ ma la trasferisce alla resurrezione di Cristo Salvatore e alla sua vittoria su morte e peccato, ossia il «passaggio dal deserto di questa vita alla terra promessa nel Regno dei cieli». Ma chi decise quando doveva cadere la Pasqua? Per stabilire il criterio di scelta della data dobbiamo aspettare il Concilio di Nicea, indetto dall’imperatore Costantino (ben 325 anni dopo la morte di Cristo); è in questa occasione che si stabilisce la norma che Pasqua dovesse cadere la domenica successiva alla prima luna piena dopo l’equinozio di primavera. A ben guardare, ancora una volta (come già per il Natale), la chiesa cristiana ha cercato di inglobare in una sua festa religiosa (la più importante!) quelli che erano antichi rituali e feste pagane di epoca precristiana. Non è un caso che proprio tra marzo e aprile si tenevano a Roma i “Ludi Megalenses”, feste (che prevedevano gare e spettacoli teatrali) in onore della dea Cibele e del suo paredro Attis. Cibele era un’antichissima divinità di origine frigia associata alla ‘Magna Mater’, ossia la terra; si racconta che la dea amasse Attis (giovane nato dal suo stesso sangue secondo alcune versioni del mito), ma quando questo volle sposare una donna mortale, - come ci racconta il poeta latino Catullo nel carme 63 - Cibele lo fece impazzire ed egli si evirò, morendo così dissanguato. Addolorata per la morte di Attis, Cibele chiese a Zeus di riportarlo in vita, così il dio lo resuscitò dopo tre giorni; altre versioni riportano che fu invece trasformato in un abete (simbolo di vita eterna). È chiaro che il mito ben rappresenta l’idea del sacrificio e della successiva risurrezione con il ritorno alla Grande Madre, in un periodo (l’equinozio di primavera) che già di per sé era emblema di ‘rinascita’ della natura; ciò che però è ancor più interessante sottolineare è non solo il fatto che tali celebrazioni, come anche altre feste pagane legate alla fertilità, cadessero subito dopo l’inizio della primavera, ma soprattutto il particolare dei “tre giorni” che Attis impiega per tornare alla vita; lui che, nato per ‘emanazione’ da una divinità, muore versando il suo sangue e torna in vita il terzo giorno. In particolare, le celebrazioni cominciavano il 22 marzo con la morte di Attis, seguivano nei giorni successivi processioni in cui i sacerdoti si laceravano fino alla fuoriuscita di sangue (che ricordano molto le nostre del venerdi santo), fino al 25 marzo, giorno in cui all’apparire del Sole, che aveva appena superato l’equatore celeste, si celebrava la resurrezione del dio. Si badi, inoltre, che il numero 3 era considerato ‘magico’ nella cultura greco-romana, ma era associato alla resurrezione anche in altre culture: un esempio è quello dell’egizio Osiride, dio dell’Oltretomba, ma anche (non è un caso!) della fertilità, che ucciso dal malvagio fratello Seth, fu resuscitato dopo tre giorni dalla moglie Iside e, insieme a lei, insegnò l’agricoltura agli uomini. Alla luce di ciò, capiamo bene che, sebbene la Pasqua cristiana abbia un valore religioso assai più profondo, tuttavia è chiara la strategia di ‘sostituzione’ messa in atto dalla Chiesa dei primi secoli, che fa suoi antichi riti di passaggio, riscrivendoli e risemantizzandoli, ossia rivestendoli di nuove valenze sacrali.

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Alba Subrizio

Alba Subrizio
«E quel giorno che ha potere solo sul mio corpo e su null’altro, ponga pure fine, quando vorrà, alla mia vita. Con la miglior parte di me volerò eterno al di sopra degli astri e il mio nome non si potrà cancellare, fin dove arriva il potere di Roma sui popoli soggiogati, là gli uomini mi leggeranno, e per tutti i secoli vivrò della mia fama…». Così Publio Ovidio Nasone conclude il suo capolavoro “Le Metamorfosi”; sulla scia del grande Sulmonese. E, allora, eccomi qui a raccontarvi di miti, eziologie e pratiche del mondo antico… che fanno bene anche oggi.

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