IL MATTINO
Il fatto di cronaca
23.01.2026 - 11:36
L'inchiesta, condotta da maggio 2024 ad aprile 2025, ha accertato l'esistenza di una fiorente attività di spaccio di cocaina e hascisc nel comune di Foggia. La droga veniva acquistata da un referente albanese a Foggia attraverso connazionali residenti nel Nord-Italia, scaricata in un autodemolitore nel capoluogo dauno, stoccata in diversi box auto e poi consegnata a domicilio agli acquirenti.
Una campanella che suona, una consegna che arriva in pochi minuti, eppure non è il corriere del cibo. È l’immagine che si staglia dallo sfondo dell’ennesimo blitz antidroga a Foggia: nove persone arrestate con l’accusa di traffico e spaccio di cocaina e hashish, tre finite in carcere e sei ai domiciliari. Un nuovo capitolo di un’indagine che, lo scorso dicembre, aveva già portato a 24 arresti, spingendo ora a 33 il numero degli indagati coinvolti nel periodo tra il 2024 e il 2025. Il segno di una rete capillare e resiliente, capace di rifornire la città con una rapidità che ricorda i servizi “on demand” della vita quotidiana. Come si inserisce questo blitz nella mappa più ampia del fenomeno? E quanto è penetrante il modello della consegna a domicilio nello spaccio urbano?
IL BLITZ A FOGGIA: COSA SAPPIAMO
Secondo quanto emerso, i carabinieri hanno dato esecuzione a misure cautelari che hanno riguardato nove indagati, ritenuti coinvolti in un circuito di traffico e spaccio di stupefacenti — in particolare cocaina e hashish — attivo sul territorio di Foggia. Tre persone sono state condotte in carcere, sei poste agli arresti domiciliari. L’operazione rappresenta la naturale prosecuzione di un filone investigativo che, lo scorso dicembre, aveva già registrato 24 arresti. Con questa nuova fase, le persone coinvolte nell’inchiesta salgono a 33, a conferma di un quadro non episodico, ma strutturato e prolungato nel tempo.Le informazioni disponibili delineano una rete dello spaccio molto attiva, impegnata a rifornire la città con modalità orientate all’immediatezza e alla riduzione del rischio per i venditori. L’accusa, al vaglio dell’autorità giudiziaria, chiama in causa non solo la disponibilità di sostanze ma anche l’organizzazione delle consegne, una variabile chiave del mercato illecito negli ultimi anni.
LA CONSEGNA A DOMICILIO: LA “LOGISTICA” DELLO SPACCIO URBANO
Negli ultimi tempi, in molte indagini italiane sullo spaccio al dettaglio è emerso un meccanismo ormai collaudato: ordini tramite telefonate o messaggi, appuntamenti rapidi in punti concordati, spostamenti brevi per minimizzare l’esposizione ai controlli. Non si può escludere che anche a Foggia il modello, richiamato nelle sintesi dell’operazione, segua una logica simile: una logistica di prossimità che imita — e talvolta copia — le prassi della consegna a domicilio dei servizi legali. È l’illusione della “comodità”: una merce che arriva “in pochi minuti”, una domanda che non deve spostarsi, un’offerta pronta a modulare orari, itinerari, perfino linguaggi in codice.La consegna diventa così non solo l’ultimo miglio dell’illecito, ma il suo cuore commerciale. Laddove i rischi di un punto vendita fisso sono alti, il delivery riduce la visibilità, diluisce i volumi in micro-transazioni, rende fluida la catena e mobile il perimetro del reato. È una rete di capillari che si espande tra quartieri e strade, adattandosi agli spazi vuoti del controllo.
I NUMERI DELL’INCHIESTA: 9 ARRESTI, 33 COINVOLTI TRA 2024 E 2025
Il dato più evidente è quantitativo: nove nuove misure, tre in carcere e sei ai domiciliari, che si sommano alle 24 dello scorso dicembre. Siamo davanti a un’indagine plurima e progressiva, sviluppata tra il 2024 e il 2025, che intercetta diverse responsabilità presunte all’interno della stessa filiera illegale. Numeri che, al di là dell’impatto immediato, raccontano la profondità di un mercato, la sua capacità di rigenerarsi e di riannodare i fili anche dopo i colpi inferti dagli inquirenti.La presenza di misure cautelari differenziate lascia intuire ruoli ritenuti diversi e livelli differenti di gravità: dalla detenzione in carcere, indice di profili ritenuti più pericolosi o centrali, ai domiciliari, spesso legati a posizioni ritenute di pericolo inferiore o a esigenze cautelari meno stringenti. Sono passaggi tecnici, certo, ma che restituiscono una gerarchia interna, anche laddove le consegne a domicilio sembrino appiattire la visibilità dei singoli.
LA CITTÀ E IL MERCATO: PERCHÉ IL “DELIVERY” ATTECCHISCE
Perché questo modello prende piede? Per tre ragioni ricorrenti nelle analisi criminologiche:- prossimità e rapidità: l’offerta si avvicina alla domanda, riducendo gli spostamenti e i tempi di attesa;- mimetismo urbano: chi consegna si confonde con il traffico ordinario di rider, corrieri, parenti in visita;- frazionamento del rischio: piccoli quantitativi, molte tratte, minore perdita in caso di sequestro.È la normalizzazione dell’illecito attraverso la forma del quotidiano. La droga che viaggia come un pacco, la telefonata che somiglia a un ordine, il linguaggio che si restringe a codici spicci. Una metamorfosi che rende il contrasto più complesso: non più “piazze” evidenti ma itinerari effimeri, non più magazzini palese ma giacenze diffuse.
GLI STRUMENTI DELL’INDAGINE: TRA OSSERVAZIONE E INCROCIO DI DATI
Le attività che portano a operazioni di questo tipo, per prassi, incrociano metodi diversi: osservazione su strada, pedinamenti mirati, visione di telecamere in aree sensibili, analisi dei flussi di comunicazione e, quando autorizzati, accertamenti tecnici e riscontri incrociati su movimenti e frequentazioni. Le consegne a domicilio spostano il baricentro dalle “piazze” ai percorsi, dalla stanzialità al movimento: una sfida che gli investigatori affrontano con pazienza, lavorando su abitudini, sequenze ripetute, mappe di incontri rapidi.
IL CONSUMO CHE CAMBIA: COCAINA E HASHISH COME MOTORI DELLA DOMANDA
Cocaina e hashish restano le sostanze più frequenti nella microdistribuzione urbana. La prima, associata a un uso ricreativo e, in parte, funzionale alla performance; la seconda, percepita da una quota di consumatori come meno impattante. Entrambe, però, alimentano un’economia nera che si traduce in degrado sociale, conflitti, indebitamenti e — non di rado — in violenze collaterali. La speditezza del delivery abbassa ulteriormente le barriere all’accesso: la disponibilità diventa argomento di vendita, la reperibilità un vantaggio competitivo.
DICEMBRE E OLTRE: UNA MAPPA CHE SI AGGIORNA
Il passaggio chiave nella cronologia è il mese di dicembre 2024, quando erano scattati 24 arresti. La nuova tranche porta a 33 i coinvolti tra il 2024 e il 2025, segno di un’indagine che procede per strati, consolidando gli elementi raccolti e allargando il perimetro dei rapporti. Una progressione che parla di tenacia investigativa, ma anche di una rete elastica, capace di assorbire i colpi senza spezzarsi. È il paradosso delle indagini complesse: ogni sequestro e ogni misura riducono il danno immediato e, allo stesso tempo, illuminano connessioni che altrimenti resterebbero nell’ombra.
DOMANDE APERTE E PROSPETTIVE GIUDIZIARIE
Le misure cautelari non sono una sentenza: fotografano un’esigenza di tutela e di prevenzione nell’attesa del giudizio. Restano aperte domande cruciali: quanto era estesa la rete? Quali fasce di clientela intercettava? In che modo si articolava la catena di rifornimento a monte? Interrogativi che solo gli atti e le future udienze potranno chiarire.È doveroso ricordare la presunzione d’innocenza per tutti gli indagati. Il processo accerterà responsabilità e ruoli. Nel frattempo, la narrazione pubblica deve evitare scorciatoie e semplificazioni: la cronaca può e deve informare, ma con misura e rispetto, soprattutto per le comunità direttamente coinvolte e per le vittime indirette di un mercato che morde ai margini della vita quotidiana.
PREVENZIONE E COMUNITÀ: IL LAVORO OLTRE LA REPRESSIONE
La repressione è indispensabile, ma da sola non basta. L’efficacia del “delivery” dello spaccio poggia su due pilastri: la domanda costante e la capacità di imitare la logistica del lecito. Per scardinarli, servono interventi multipli: educazione e prevenzione nelle scuole e nei luoghi di aggregazione; servizi di supporto e cura per le dipendenze; rigenerazione degli spazi urbani; coinvolgimento del tessuto associativo. È una trama fitta, più lenta dei blitz e meno visibile delle sirene, ma è l’unica che riduce davvero il terreno di coltura dell’illegale.
IL PUNTO: UNA CITTÀ IN TRINCEA, UNO STATO IN MOVIMENTO
Foggia è una città che conosce il peso delle reti criminali e, allo stesso tempo, la tenacia di chi le contrasta. L’operazione che porta a nove arresti — tre in carcere, sei ai domiciliari — aggiorna la mappa di un’inchiesta avviata tra il 2024 e il 2025 e porta a 33 i coinvolti. È il segno di una pressione investigativa costante e di un mercato che si adatta, con le consegne a domicilio come frontiera nuova e insidiosa.La domanda, alla fine, è semplice e terribile: fino a che punto la normalità della consegna potrà camuffare l’anomalia del reato? La risposta, come spesso accade, sta nell’incrocio tra rigore giudiziario e responsabilità sociale. Perché una rete si spezza davvero quando, oltre ai nodi, si indeboliscono i fili che la reggono.
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