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Morra, la solitudine del numero 2

Morra, la solitudine del numero 2

Carmelo Morra

Il tradimento non porta mai bene ai traditori. La regola non fa eccezione per Carmelo Morra, senatore del Pdl fino a qualche giorno prima delle elezioni.Il senatore, sindaco di Monteleone di Puglia, scaricato dal PDL perché non più candidabile per aver svolto già due legislature e per ragioni di età, dopo aver ottenuto tutto dal partito di Berlusconi, a cui era approdato lasciando i socialisti, divenendo addirittura segretario di Forza Italia, ha pensato bene di riciclarsi con “Grande Sud” di Adriana Poli Bortone, con la (molto remota) speranza di essere rieletto senatore della Repubblica.  Ci ha creduto talmente tanto da investire risorse economiche non indifferenti nella campagna elettorale, tra manifesti debordanti in tutta la provincia, volantini, spot pubblicitari. Ma il consenso ricevuto in cambio è risultato inconsistente: appena il 2,10%, molto insufficiente per consentirgli di acciuffare il seggio in Senato con il partito fondato dalla ex sindaco di Lecce che in puglia non elegge neppure un candidato. In raltà, Morra stecca anche nella sua roccaforte elettorale storica, cioè il Subappennino dauno meridionale: neppure nel Comune in cui è sindaco riesce a superare il 50% dei voti per “Grande Sud”, rispetto al 70% che otteneva nelle precedenti votazioni sotto la bandiera del PDL. «La gestione del potere fondata sul do ut des porta solitamente a questi risultati. Carmelo Morra è ormai un uomo solo, da tempo ormai: il risultato elettorale è stata solo una conferma. Per il sindado di Monteleone finisce il suo regno degli ottomani», commenta caustico il consigliere regionale Pino Lonigro, acerrimo avversario politico di Morra, che con oltre il 20% procurato a SEL a Monteleone ha eroso enormemente il consenso di Morra non solo nel Comune subappenninico ma anche nella magiorparte dei paesi che finora l’ex senatore del Pdl ha tenuto sotto controllo in oltre trent’anni di marcatura del territorio: prima con la Asl di Accadia, poi come presidente della Comunità Montana, infine grazie alle provvidenze elargite dal GAL Meridaunia, il forziere gestito dal fedelissimo Alberto Casoria. «Bene - conclude Lonigro - se tutto questa potenza di intervento non è valsa all’ex senatore non solo la sua rielezione, che ho sempre ritenuto impossibile, ma neppure un largo consenso, vuol dire che la sua epoca è proprio finita».

 

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