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Christian Carmine Pedocchi: "Il 77% dei creator vive in affitto dall'algoritmo"

Il 70% afferma che un cambio di algoritmo avrebbe "effetti gravi" sulla propria vita. Il problema non è la piattaforma. È aver costruito su un terreno che non ti appartiene.

Christian Carmine Pedocchi: "Il 77% dei creator vive in affitto dall'algoritmo"

"Se qualcuno ti cerca attivamente perché sa cosa rappresenti e cosa offri, quella è proprietà. Se qualcuno vede il tuo contenuto solo perché l'algoritmo glielo ha messo davanti, quello è affitto. La prima cosa ti appartiene. La seconda può sparire domani."

C'è un numero che racconta tutto sulla creator economy. Il 77% dei creator si dichiara preoccupato di dipendere dai social per il proprio reddito. Non "leggermente preoccupato". Preoccupato al punto che il 70% afferma che un cambio di algoritmo avrebbe "effetti gravi" sulla propria vita.

Parliamo di persone che hanno lasciato il lavoro. Che hanno costruito team. Che hanno basato mutui e affitti su entrate che dipendono da una variabile che non controllano.

Secondo Christian Carmine Pedocchi, economista del capitale reputazionale, il problema non è la piattaforma.

Il problema è aver costruito su un terreno che non ti appartiene.

La metafora dell'affitto

"Chi costruisce solo views vive in affitto," spiega Pedocchi. "L'algoritmo è il padrone di casa. Decide quanto ti mostra, quando ti mostra, a chi ti mostra. E può cambiare le regole quando vuole, senza preavviso." Il parallelo è preciso. Un inquilino può arredare l'appartamento, renderlo bellissimo, invitare ospiti. Ma se il padrone di casa decide di non rinnovare il contratto, tutto quel lavoro sparisce.

"È esattamente quello che succede ai creator," osserva Pedocchi. "Costruiscono audience, community, engagement. Poi l'algoritmo cambia e il reach crolla del 70% in una settimana. Anni di lavoro, dipendenti da una variabile che non hanno mai posseduto."

Perché i creator restano in affitto

Se il rischio è così evidente, perché milioni di creator continuano a costruire solo sulle piattaforme?

Pedocchi identifica tre trappole.

Prima trappola: i numeri che salgono.

"Quando le views crescono, nessuno si ferma a chiedersi cosa succederebbe se smettessero. I numeri che salgono creano un'illusione di solidità. Ma la crescita su una piattaforma non è un asset. È un prestito che la piattaforma può revocare in qualsiasi momento."

Seconda trappola: la facilità.

"Pubblicare su Instagram o TikTok è gratis e immediato. Costruire un prodotto, una metodologia, un business vero richiede tempo, soldi, competenze. La maggior parte dei creator sceglie la via facile. E la via facile è sempre in affitto."

Terza trappola: le vanity metrics.

"I follower, i like, le views sono numeri visibili. Danno gratificazione immediata. Ma non sono convertibili in sicurezza. Un creator con 500.000 follower e zero asset è più fragile di uno con 50.000 follower e un prodotto che vende. Il primo dipende dall'algoritmo. Il secondo no."

Cosa significa "vivere di proprietà"

L'alternativa all'affitto è la proprietà. Ma cosa significa concretamente per un creator?

"Significa costruire asset che non dipendono dalla piattaforma," spiega Pedocchi. "Un prodotto. Una metodologia. Un punto di vista per cui la gente ti cerca, non per cui l'algoritmo ti mostra."

La differenza è nella domanda chiave.

Chi vive in affitto dipende da quanto lo mostrano.

Chi vive di proprietà dipende da quanto lo cercano.

"Se qualcuno ti cerca attivamente perché sa cosa rappresenti e cosa offri, quella è proprietà. Se qualcuno vede il tuo contenuto solo perché l'algoritmo glielo ha messo davanti, quello è affitto. La prima cosa ti appartiene. La seconda può sparire domani."

Il test della piattaforma che sparisce

Pedocchi propone un esercizio mentale a ogni creator.

"Immagina che domani la piattaforma su cui pubblichi chiuda. Non rallenti, non cambi algoritmo. Chiuda completamente. Cosa ti resta?"

Se la risposta è "niente", il creator vive in affitto totale.

Se la risposta è "il mio prodotto, i miei clienti, la mia posizione nel mercato", il creator ha costruito proprietà.

"La maggior parte dei creator che fanno questo esercizio si rendono conto che sparirebbero insieme alla piattaforma," osserva Pedocchi. "Non perché non abbiano valore. Ma perché tutto il loro valore è depositato su un terreno che non possiedono."

Il caso opposto: chi ha costruito proprietà

Per capire la differenza, Pedocchi porta esempi concreti.

"MrBeast ha 200 milioni di iscritti su YouTube. Ma ha anche Feastables, Beast Burger, un'operazione di produzione indipendente. Se YouTube chiudesse domani, MrBeast esisterebbe ancora. Ha costruito proprietà."

"Lex Fridman ha milioni di follower. Ma la gente lo cerca per nome. Le sue interviste vengono citate, riprese, discusse. Ha costruito una posizione, non solo un canale."

Il pattern è chiaro.

I creator che durano costruiscono fuori dalla piattaforma, non solo dentro.

"Usano Instagram, TikTok, YouTube come canali di distribuzione," spiega Pedocchi. "Ma il valore sta altrove. Sta nella posizione, nel prodotto, negli asset che possiedono."

Come passare da affitto a proprietà

Pedocchi identifica tre passaggi concreti.

Primo: costruire una email list.

"È l'asset più sottovalutato. Una email list ti appartiene. Non dipende da algoritmi. Se hai 10.000 email di persone che vogliono sentirti, hai un business. Se hai 100.000 follower senza email, hai un profilo."

Secondo: avere qualcosa di tuo.

"Un prodotto, un framework, un punto di vista originale. Qualcosa che esiste indipendentemente da dove lo pubblichi. Se l'unica cosa che hai sono contenuti su una piattaforma, non hai un business. Hai un profilo."

Terzo: definire cosa rappresenti.

"Questo è il punto che tutti saltano. Se non hai una posizione chiara, non c'è motivo per cui qualcuno dovrebbe cercarti. Sarai sempre dipendente da quanto l'algoritmo decide di mostrarti. Una posizione chiara genera ricerca attiva. E la ricerca attiva è proprietà."

La domanda finale

"Il 77% dei creator è preoccupato," conclude Pedocchi. "Ma la preoccupazione senza azione è solo ansia. La domanda da farsi non è 'cosa succede se l'algoritmo cambia'. È 'cosa sto costruendo che non dipende dall'algoritmo'."

Se domani sparisse la piattaforma su cui pubblichi, il mercato si ricorderebbe di te?

E se sì, dove ti troverebbe?

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